Dalla rinuncia di Papa Benedetto XVI alla nomina di Papa Francesco

Sono trascorsi quasi due mesi dall’undici febbraio, giorno già carico di significato evocativo e memoriale della presenza di Dio
nella nostra storia, ma che alla luce dell’annuncio della rinuncia del magistero Petrino, da parte del Santo Padre Benedetto XVI, si so-vraccaricava di emotività e di mo-mentaneo sgomento per tutti i credenti. La prima reazione è stata
di incredulità. Molti hanno infatti pensato ad una burla mediatica messa in atto da tanti bontempo-ni che navigano in rete, per dive-nire, man mano che le fonti della notizia le davano certezza e auto-revolezza, paura e sorgeva in tutti
la domanda : Ma cosa sarà succes-so per indurre il Santo Padre a tale dolorosa scelta?
Nella mente rincorrevano i più svariati scenari che andavano dal complotto, ad improvvisi e inattesi problemi di salute del Papa, ma tutto questo groviglio di dubbi, paure e perplessità è durato fino a quando abbiamo sentito diretta-mente dalla voce del Santo Papa l’annuncio. Ad un tratto tutto era chiaro. Davanti a tutto il mondo c’era non un “Potente” della terra che mai e poi mai avrebbe rinun-ciato volontariamente all’esercizio del “suo potere”, ma un Padre che come un “Buon Pastore” ha a cuo-re la vita e la serenità delle peco-relle del gregge che Dio ha affida-to, solo finché Lui vorrà, alla sua guida.
Man mano che i giorni sono tra-scorsi, alla luce dei pronunciamen-ti che il santo Padre ha fatto in tutte le occasioni avute, la serenità ha preso il sopravvento nell’animo dei credenti e l’accettazione del gesto è divenuta certa e salda soprattutto alle parole di Benedet-to XVI “… ho interrogato a lungo la mia coscienza innanzi a Dio ”: in queste poche parole è infatti rac-chiusa la certezza dell’approvazione di Dio.
Certo non si può nascondere che a rendere inadeguate le condizio-ni del Santo Padre siano stati so-prattutto i veri problemi che oggi la Chiesa agitano e che hanno spesso spinto il Papa a denunce chiare e nette, ad invocare l’unità messa a dura prova da ambizioni e carrierismi sempre deprecabili, specie se portati avanti da credenti e a maggior ragione da esponenti della gerarchia ecclesiastica. Alla luce di tali considerazioni la scelta del Papa interroga i laici sul signifi-cato che oggi assume il farsi carico di un ruolo pubblico. E’ un crocevi-a morale che ognuno di noi deve affrontare quando una sua scelta, un suo comportamento, un suo pronunciamento possono favorire l’ interesse privato a discapito della collettività, la prevaricazione dell’altro invece che il servizio all’altro. Perciò la rinuncia non fa di Benedetto XVI un “non Papa” ma un Papa “in modo diverso”, non più un Papà governante ma un Papa orante che non scende dalla croce affidatagli da Dio, ma la abbraccia ancor di più offrendo la sua vita e la sua preghiera per la salvezza della Chiesa e del mondo.
«Le dimissioni del Papa rappresen-tano “un gesto rivoluzionario”. Si parla di Benedetto XVI come un Pontefice conservatore, mentre in realtà con il suo gesto ha fatto voltare pagina dopo 600 anni di storia»: così ha commentato il Car-dinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires.
Chi glielo avrebbe mai detto che ad un mese e mezzo da quella dichiarazione sarebbe stato pro-prio lui il successore di Papa Bene-detto XVI?
La fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina è arrivata alle 19.06 di mercoledì 13 marzo. I cardinali, riuniti in Conclave da martedì 12 marzo, hanno scelto il nuovo Pontefice al quinto scruti-nio dopo le fumate nere di marte-dì sera e di mercoledì mattina.
Jorge Mario Bergoglio, argentino, 76 anni, gesuita, 266 esimo Ponte-fice, nonché primo sudamericano.
«Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo…ma siamo qui». Sono queste le prime parole, semplici e piene di ironia, che il nostro nuovo Papa Francesco ha rivolto a tutto il mondo appena essere stato pro-clamato.
Un’ esplosione di gaudio collettivo si è innalzato in tutta Piazza San Pietro per accogliere il nuovo Pa-pa, che da subito ha colpito per la sua semplicità. A cominciare dalla scelta del suo nome “Francesco”: nome che richiama l’esemplare di santità del “poverello d’Assisi”, santo dedito agli umili e agli ultimi, e che ha scelto proprio perché è sua volontà creare una «Chiesa povera tra i poveri». Intenzione che da subito si è tramutata in pratica. Evidente è la sua sobrietà: il rifiuto della Mozzetta (mantellina rossa), del Rocchetto (sopraveste di pizzo bianco) e della croce d’oro ne sono tra i più evidenti esempi.
«Vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore, vi chie-do che voi preghiate il Signore per me, chiediate al Signore che bene-dica il suo vescovo, facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me». Rivolgendosi così e dopo essersi chinato per ricevere la be-nedizione di noi tutti, ha scaldato i nostri cuori, che sempre di più, e soprattutto attraverso i suoi quoti-diani gesti, si sentono vicini e ab-bracciati da Lui.
Papa Francesco, nel giorno di San Giuseppe, celebra la messa di in-tronizzazione in piazza San Pietro, davanti a una grande folla di fede-li, circa 200 mila, e uno schiera-mento di personalità. È l’inizio ufficiale del pontificato di Papa Francesco.
L’omelia, che pronuncia in italia-no, è intensa e carica di molti si-gnificati importanti. Pone l’accento sul ruolo del Papa che è il Servizio: «Il vero potere è il servizio e anche il Papa per esercitare il potere de-ve entrare sempre più in quel ser-vizio che ha il suo vertice nella croce. Potere umile, concreto, co-me fu quello di Giuseppe. Per ac-cogliere e custodire tutto il popolo di Dio e tutta l’umanità». Concetto questo che sottolinea e giustifica il gesto di Papa Benedetto XVI: è compito di chi occupa posti di potere esercitare sempre e comun-que il servizio verso gli altri non anteponendo l’interesse persona-le. A tal proposito non manca di rivolgersi ai capi di stato presenti, chiedendo loro di essere «[..] cu-stodi del creato e di noi stessi, per non lasciare spazio all’odio, all’invidia, alla superbia e alla di-struzione. Che sporcano la vita». Nel giorno storico dell’insediamen-to del Pontefice delle “prime vol-te” (primo gesuita, primo sudame-ricano, primo Francesco) la Chiesa riceve in uno dei suoi momenti più difficili un intenso messaggio di grande forza: «Anche oggi, davan-ti a tanti tratti di cielo grigio, abbia-mo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi spe-ranza». Il Papa di oggi guarda agli ultimi, a «chi ha fame, sete, è stra-niero, nudo, malato, in carcere» proprio per «aprire uno squarcio in mezzo a tante nubi, portare il calore della speranza».
La sua appartenenza all’ordine dei Gesuiti ha da sempre influenzato le sue posizioni teologiche, morali, sociali e sui temi politici, posizioni che vanno dalla difesa dei diritti umani, alla salvaguardia degli e-marginati, nonché alla tutela dell’ambiente. Contestualmente però, il cardinale Bergoglio, con-formemente alla posizione ufficiale della Chiesa su questi temi, ha invitato il clero e i laici ad opporsi all’aborto e all’eutanasia, ed ha rinforzato l’insegnamento della Chiesa Cattolica sull’intrinseca immoralità dell’ omosessualità, sebbene abbia insegnato l’impor-tanza del rispetto per tutti. A causa di queste considerazioni c’è chi dice che con la nomina di Papa Francesco, la Chiesa ha in realtà fatto passi indietro. Una cosa è certa però, in questo momento l’umanità ha bisogno di un Papa con un enorme forza morale e un grande spirito, capace di portare il peso di tanti errori commessi dalla Chiesa. Ma il Santo Padre deve anche sottolineare e rinvigorire la conoscenza dei tanti luminosi e-sempi di fede e sacrificio da sem-pre presenti nella Chiesa e soprat-tutto deve rendere tangibile, per tutti, la reale presenza di Cristo nella vita di ogni uomo attraverso l’azione dello Spirito Consolatore. Infatti, solo grazie alla sua azione sarà possibile vivificare, fortificare e guidare le coscienze e riuscire così a portare a termine l’opera iniziata da Benedetto XVI. Il compi-to del Papa è rendere alla Chiesa la purezza di intenti, la disponibili-tà al servizio e la sobrietà che le ridaranno la credibilità originaria e quindi la capacità di parlare e farsi ascoltare dagli uomini.

Emma Caferro

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