È una colpa esser donna?

Femminicidio è il termine utilizzato per indicare tutti quei casi di omicidio di donne uccise da un uomo, per motivi riguardanti, sostanzialmente, la loro appartenenza al genere femminile.
La parola “femminicidio”, utilizzata nel 1992 dalla criminologa Diana Rus-sell, nel libro: “Femicide: the politics of the woman killing”, è intesa come «violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna “perché donna”». Per la Russell, la colpa di quelle vittime è di aver “trasgredito” il ruolo idea-le di donna imposto dalla tradizione, di essersi concesse la libertà di deci-dere cosa fare della propria vita, di essersi sottratte al controllo del pro-prio padre, del proprio marito. Nel 1993 l’antropologa messicana, teorica del femminicidio, Marcela Lagarde asserì che si tratta di un problema strutturale che va aldilà degli omicidi delle donne. Esso riguarda tutte le forme di discriminazione, violenza di genere, condotte misogine, che annullano la donna nella sua libertà e identità, nella dimensione fisica e psicologica, nella socialità, nella partecipazione alla vita pubblica. Il fem-minicidio è una delle ferite più profonde della nostra società. In Italia si è passati dall’uccisone di una donna ogni tre giorni nel 2011, ad una ogni due giorni nel 2012; nella maggior parte dei casi, gli autori sono uomini della cerchia affettiva della vittima. Esistono oggi associazioni e fondazio-ni che tendono una mano a tutte quelle donne, vittime di chi dice di a-marle, che sovente non hanno il coraggio di ribellarsi per paura, vergo-gna, per mancanza di fiducia nelle istituzioni. La fondazione “Doppia Di-fesa”, ideata dall’Avvocato Giulia Bongiorno e dalla showgirl Michelle
Hunziker, ne è un esempio. Parlando di femminicidio, non ci riferiamo solo agli omicidi di donne commessi da parte di partner o ex partner, ma anche a quelle ragazze uccise dai padri, perché rifiutano un matri-monio loro imposto o il controllo ossessivo sulle loro vite, sulle loro scel-te sessuali. Ricordiamo anche quelle donne assassinate dall’ AIDS con-tratta da partner sieropositivi che per anni hanno avuto con loro rap-porti non protetti, tacendone la malattia. Di donne stuprate, violentate e lasciate per strada a morire. Delle prostitute ammazzate dai loro clienti, di giovani donne uccise perché lesbiche, e andando a ritroso, di povere donne accusate di stregoneria e arse vive sul rogo. Oggi, ci fanno cre-dere che la donna si sia emancipata, che abbia raggiunto la tanto ago-gnata parità dei sessi. Credete sia realmente così? Sicuramente, se così fosse non ci sarebbe bisogno di lottare ogni volta per affermare i propri diritti, non ci sarebbe bisogno di sfruttare la propria bellezza e fisicità per ottenere ciò che si merita. Parità ed emancipazione non ci saranno fino a quando, ancora una volta, una donna morirà per mano di uomo.
Entrambi sono facce della stessa medaglia, spicchi della stessa mela. Di entrambi è il diritto di vivere.
Fermiamo il femminicidio.
Non è una colpa l’esser donna.

La vicedirettrice
Simona Altomare

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