San Sebastiano tra tradizione e storia

san sebastiano
Ed eccoci qui, anche per quest’anno ci ritroviamo tutti alle prese con i festeggia-menti di San Sebastiano.
Ma chi era San Sebastiano? Da dove deri-va il culto dei cellaresi per il santo? Forse, per molti di voi con qualche anno sulle spalle queste domande potrebbero risulta-re futili, ma per le nuove generazioni non è così, e le risposte potrebbero essere un modo per approcciarsi non solo alle tradi-zioni popolari, ma soprattutto riscoprire le basi culturali e storiche sulle quali queste ultime poggiano.
Secondo la leggenda il santo visse quando l’impero era guidato da Diocleziano. Nac-que forse a Milano da padre di Narbona e da madre milanese, e fu istruito nei princì-pi della fede cristiana. Si recò poi a Roma dove, entrando a contatto con la cerchia militare, divenne alto ufficiale dell’esercito imperiale, e fece presto carriera diventan-do comandante. In questo contesto, forte del suo ruolo, poté sostenere i cristiani in-carcerati, provvedere alla sepoltura dei martiri e diffondere il cristianesimo tra i funzionari e i militari di corte, approfittan-
do della propria carica imperiale.
Quando Diocleziano, che aveva in profon-do odio i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastia-no era cristiano, lo condannò a morte. Fu legato ad un palo in un sito del colle Palati-no, denudato, e trafitto da tante frecce. I soldati, vedendolo morente, lo credettero morto e lo abbandonarono sul luogo; ma non lo era, e Santa Irene, che andò a recu-perarne il corpo per dargli sepoltura, si ac-corse che il soldato era ancora vivo, per cui lo trasportò nella sua dimora sul Palatino e prese a curarlo. Sebastiano, guarito, decise di proclamare la sua fede al cospetto dell’imperatore che lo aveva condannato. Il santo raggiunse coraggiosamente Diocle-ziano e lo rimproverò per le persecuzioni contro i cristiani. Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo, Diocleziano diede fred-damente ordine che Sebastiano fosse fla-gellato a morte, castigo che fu eseguito nel 304 nell’ippodromo del Palatino, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima (le fogne romane).
Spesso, in passato, San Sebastiano veniva invocato come protettore contro la peste.
Infatti a Cellara, secondo una ricostruzione storiografica, il culto di San Sebastiano na-sce perché la popolazione ha scelto il santo come “depulsor pestis” (colui che scaccia la peste) probabilmente a partire dalla funesta peste del 1656. In quell’anno la peste im-perversava in tutto il Regno di Napoli, e fu durissima. I frati e i preti presentavano il contagio come un castigo divino e la popo-lazione sperava nell’aiuto dei Santi. Le ma-nifestazioni di religiosità diventarono un evento ordinario, praticato non soltanto dai poveri ma anche dalle famiglie più abbienti. La tradizione orale tramandatasi a Cellara vuole che, durante le peste, tutti si rivolsero a San Sebastiano per chiederne la grazia. Decisero così di portare la statua in giro nel Paese e si narra che arrivati a metà paese, la peste fu fermata. Da quell’anno, grazie al suo miracoloso in-tervento, San Sebastiano divenne il protet-tore di Cellara al quale la comunità dedicò la Chiesa votiva a lui intitolata.
Ed è, quindi, dal 1656 che in ricordo di que-sto miracolo viene festeggiato San Sebastia-no. Certo è che negli anni la festa ha subito delle modifiche, sia nel suo lato ludico che in quello sacrale. Tuttavia, la comunità con-tinua a partecipare con commozione e im-pegno, sia al momento organizzativo che a quello prettamente partecipativo e la devo-zione a San Sebastiano è comunque ancora molto sentita.

Emma Caferro

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