Associazionismo: l’Italia che partecipa

Secondo il censimento Istat sul settore non profit del 2012, in Italia esistono ben 301.191 associazioni, di cui fanno parte cir-ca 5 milioni di iscritti e volontari. E‟ un dato evidentemente straordinario, utile a dimo-strare la centralità del fenomeno associativo nella società civile. Dallo stesso censimento si apprende, inoltre, che in Calabria le asso-ciazioni sono 7.963, di cui il 60,2% apparte-nenti all‟area sport & cultura. Mettendo momentaneamente da parte la statistica, è opinione diffusa che la presenza di associazioni non profit, di qualsivoglia na-tura statutaria (culturale, politica, volontari-stica, religiosa, assistenziale, sindacale, ecc.), sia spesso sintomo di affermata educazione civica e di partecipazione alla vita sociale. Tali sentimenti sono alla base del fenomeno associativo e quindi dell‟appartenenza ad enti che non perseguono finalità lucrative. Ed è spesso proprio l‟assenza di obiettivi lu-crativi, talvolta considerata mera opzione giuridica e formalistica, a fare la differenza. E‟ il rifiuto del guadagno che porta un grup-po di persone a puntare tutto sul capitale umano, creandone una straordinaria risorsa, espressione di sentimenti liberali e sponta-nei: fare qualcosa per gli altri senza chiedere di essere perciò contraccambiati. Le associazioni non profit sono pertanto il perno di una parte di società che si rifiuta di inseguire il mito del profitto, di chi non fa mai niente per niente.
Ma un‟associazione, specie nei piccoli centri (Cellara docet), può soprattutto fare da piatto della bilancia alla mancanza di opportunità sociali. Può essere strumento di perseguimento di hobby o di avvio ai canali di partecipazione sociale, opportuni-tà di confronto, occasione di conoscenza e di ap-prendimento. Si pensi a quei centri colpiti da criminalità dilagan-te cui difficilmente si sfugge: anche qui operano le associazioni ed è a volte vitale farne parte, perché realtà di inclusione e convivenza civile. Esse sono una via preferenziale verso l‟affermazione delle persone umane e la realizza-zione delle libertà individuali e collettive fonda-mentali, sancite dalla carta costituzionale. Appartenere ad un‟associazione può essere un buon modo di sentirsi utili agli altri, ad un territo-rio, nel presente quanto nel futuro. Rientra, infatti,
nella natura umana la necessità di aggregar-si per realizzare insieme ciò che si ritiene uti-le. Che siano fondazioni per raccolte fondi, centri culturali, comitati di difesa o di ricerca, circoli ricreativi, organizzazioni di culto o sin-dacali, partiti o movimenti, le associazioni sono sempre, in qualsiasi caso, uno speciale e potentissimo mezzo di cambiamento-conservazione, di diffusione-isolamento, di ausilio-disturbo … insomma di tutto e del contrario di tutto. Ma sono, perciò stesso, sempre mezzo di sviluppo della creatività , della libertà, della partecipazione interme-diata alla vita di un popolo, di una nazione, di uno stato. In sintesi, se l‟Italia sprofonda sempre più nell‟indifferenza e nel disincanto di chi non ha più voglia di guardare oltre il proprio na-so, i dati Istat non possono che far sorridere e sperare. Essi dimostrano infatti l‟altra fac-cia dell‟Italia, quella che ha ancora la forza di mobilitarsi e di partecipare insieme. Le associazioni sono il veicolo grazie al qua-le fuggire il lato triste della solitudine e supe-rare ogni limite individuale.
Salirvi a bordo può essere l‟occasione di una vita!

Cristian Mauro

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