Tutti per Uno

fiaccolata
La notizia è inaspetta-ta, insolita, un fulmine a ciel sereno. Da gio-vedì 3 ottobre nel no-stro piccolo borgo non si hanno più tracce di un no-stro compaesano, Davide Cozza, Uno di Noi. L‟ansia, la preoccupa-zione, i pensieri più spiacevoli, si susseguono l‟un l‟altro nelle case e per le strade di Cellara. La mo-glie, i fratelli, i genitori, i nipoti da quel giorno vivono momenti pie-ni di angoscia e dolore attenuati da attimi di speranza e di fede. Si, perché è proprio da queste ultime due parole che in primis loro, se-guiti da tutti noi, dobbiamo trarre la forza necessaria per uscire da una situazione che ci vede sem-pre più inquieti ma allo stesso tempo inermi. Cosa possiamo fa-re? Cosa si può fare? È questa la domanda più ricorrente da quel maledetto 3 ottobre da parte di tutte le persone rimaste attonite dall‟accaduto. Si deve stare il più
vicino possibile alla famiglia, rispettando ogni sua singola decisione e in-coraggiandola a non mollare, a non dare tutto per scontato o per certo. Non bisogna cadere nell‟errore di puntare il dito contro qualcuno o qual-cosa, di ergerci a giudici universali, né a detective del film preferito, né bi-sogna essere egoisti o ipocriti davanti all‟accaduto. I giornali locali e le trasmissioni televisive hanno dedicato spazio all‟accaduto che di per se è grave e difficile da spiegare. Cellara si è da sempre distinta per sentimenti di unità, vicinanza, fratellanza in momenti difficili come anche in quelli gioiosi e ricchi di comunione. La fiaccolata di martedì 15 ottobre è la pro-
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va più evidente e significativa del-lo stato d‟animo di tutta la nostra comunità, e ha visto tra l‟altro la partecipazione di moltissime per-sone accorse dai paesi più vicini per dimostrare vicinanza ed affet-to alla famiglia. Circa duecento persone raccolte in una preghiera silenziosa, in un‟occasione piena di riflessioni e spunti personali, un‟unicità di intenti che solo Cella-ra può e sa dimostrare. Non c‟è bisogno di prodigarsi fino all‟estremo in azioni o parole che neanche ci competono, c‟è biso-gno di sperare e di avere fede, in-vocando la giustizia divina di No-stro Signore, protettore dell‟anima e della ragione di un nostro Fratel-lo imbattutosi un una delle mille insidie che la vita può riservare, uno dei tanti ostacoli da superare. A noi sta solo aspettare e metterci a disposizione dei suoi cari.
La Tempesta passerà.

GianMarco Andrieri

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