Una scelta di vita: “L’impegno come passione”

La frase che da il titolo a questo mio contributo nasce dall‟osservazione di una piccola comunità di 500 abitati circa, dove vi-vono giovani animati da spirito di ini-ziativa e che hanno come spirito gui-da << l‟impegno come passione>>. È il gruppo dell‟oratorio “Don Teofanio ”, dove si riuniscono abitualmente i gio-vani cellaresi per discutere, confron-tarsi, proporsi e proporre iniziative nuove, rivisitare e aggiornare le più antiche. Sono giovani ricchi di idee e vogliosi di agire che lasciano spaziare la loro mente su argomenti politici- sociali.
Ogni anno il calendario degli incontri si arricchisce di manifestazioni che im-pegnano i cellaresi e attirano la popolazio-ne dei contradi vicini. Ecco quindi rinnovar-si il rito del Presepe Vivente, la festa di San Sebastiano, il Car-nevale, le attività di volontariato, la scuo-la di inglese e tanto altro. Ultima valida iniziativa è la pubbli-cazione “Alba Novella”. Che sorpresa! Vedere giovani e giovanissimi , stu-denti e universitari, lavoratori, in una parola tutti quelli che sono sotto gli “anta”, impegnati ad esporre le loro idee, il loro modo di porsi dinanzi ad avvenimenti e fatti. Un modo di ve-dere nuovo coincidente, però, con quello degli adulti consapevoli. La cosa che più mi affascina e che am-miro è il modo in cui questi giovani si ricollegano al passato, non rinnegan-dolo ma con spirito nuovo, ricordan-do in ogni occasione le persone che sono stati d‟esempio per il paese.
A volte mi sono chiesta a Cellara i giovani respirano forse un‟aria diver-sa da quella di altre comunità o c‟è forse un DNA particolare trasmesso
dai genitori ai figli? La mia risposta è che i giovani risentono dell‟ambiente in cui vivono e soprattutto dell‟educazione familiare. Mi è stata confermata dall‟incontro con un‟amica cellarese che alle mie frasi di elogio per i giovani dell‟oratorio ag-giungeva le sue riflessioni : “noi però – intendendo i genitori – siamo sempre vicino a loro e se occorre e possiamo li aiutiamo collaborando”. Una lezione di alta pedagogia questa, che andreb-be sviluppata, spiegata e assimilata da tutti gli adulti che ripetono, supina-mente, di non aver fiducia nelle nuove generazioni, per cui si sente sempre la solita tiritera “i giovani di oggi, pur-troppo sono poco affidabili”. A questa facile espressione replicherei :“sono così, perché gli adulti di oggi siamo così!”. Invece i giovani come questi sono veramente una speranza per noi tutti; ci confortano e ci invitano a cre-dere nell‟esistenza di valori che i pessi-misti danno per perduti. Sono giovani che sperano, lavorano, si impegnano, credono, ma soprattutto sanno stare uniti senza però perdere l‟abitudine al confronto.

Anna Crocco
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