Nonna, raccontami …

nonna

Viviamo in un piccolo borgo che conta poco più di 500 abitanti, ricco di tradizioni e creden-ze, che, talvolta, agli occhi dei giovani sembra-no ormai superate. Per conoscere il passato del nostro paese ascoltiamo Antonia Capalbo, una donna che conosce Cellara in tutte le sue sfac-cettature.
Buonasera, sono felice che tu sia disposta a parlare della “tua” Cellara (tua in senso di epo-ca) a noi giovani, magari anche per dar vita ad un confronto tra la “tua” e la “nostra” Cellara. Innanzitutto, vorremmo sapere: come si svol-geva la festa di San Sebastiano cinquant‟anni fa? «Bene, la novena si celebrava nella Chiesa di San Pietro Apostolo, dove io ed Ugo ci siamo sposati. Ai nostri tempi c‟era Umberto Pugliese che realiz-zava una “Pullicinella” che sfilava per le strade del paese il venerdì sera. La domenica di San Sebastiano, la festa iniziava alle 8 del mattino con la banda che svegliava i paesani per an-nunciare l‟inizio della processione, un evento che allietava tutti i cellaresi. A pranzo, le fami-glie più abbienti ospitavano un musicante e banchettavano con le classiche melanzane ri-piene. Nel pomeriggio si svolgevano i giochi popolari: c‟era la gara gastronomica; la “ntinna”, un gioco che consisteva nell‟appendere un prosciutto su un albero mol-to alto; chi riusciva a prenderlo poteva portarlo a casa come ricompensa, questo perché allora c‟era povertà e tutti volevano prendere quel
poco ben di Dio; poi c‟era la corsa coi sacchi e il gioco della campana. Era molto bella la festa, infatti molti dei miei coetanei vorrebbero che si ritornasse a festeggiare in quel modo. »
E le feste che organizzavate tra amici? Anche voi andavate in discoteca il sabato sera? A pa-squetta e a Ferragosto cosa facevate? «Noi organizzavamo feste nell‟ambito del pae-se. Per esempio, i matrimoni non si festeggia-vano ai ristoranti, ma nei magazzini delle case; si offrivano agli invitati bottigliette di vino, pa-nini, spezzatino e prodotti locali. Ricordo che per arricciarci i capelli, in queste occasioni di festa, utilizzavamo i cavi della luce: toglievamo il rame e poi vi avvolgevamo i capelli lasciando-gli prendere la forma per una notte, e la matti-na dopo i capelli erano ricci. A pasquetta e a ferragosto creavamo un‟altalena e passavamo il giorno a giocare tutti insieme. Durante l‟inverno scavavamo buche nella terra e vi fa-cevamo rotolare le noccioline, chi centrava la buca vinceva. »
Il pomeriggio e la sera come li trascorrevate? C‟erano i bar?
«Una volta non c‟erano i bar o i pub. C‟erano tante attività commerciali a Cellara e i proprie-tari di ognuna di queste davano a disposizione un piccolo spazio all‟interno del negozio dove tutti potevano incontrarsi e rilassarsi dopo una giornata di lavoro. Questi centri di ritrovo era-no detti dopo lavoro, ce n’erano tanti ed in di-versi punti di Cellara. Là si andava per giocare a carte, per bere un bicchiere di vino in compa-gnia e per parlare del più e del meno. I ragazzi giocavano al gioco del cuccuzzaro, al gioco dell‟anello, con le noccioline ecc.. La sera, inve-ce, ci riunivamo tutti, e gli adulti raccontavano aneddoti e storielle che noi chiamavamo “romanze”. Passavamo il tempo tutti insieme a Cellara e ci divertivamo con poco. »
Cosa mi dici riguardo la scuola? «La maggior parte di noi frequentava la scuola fino alla quinta elementare. C‟era solo un bidel-lo che si occupava della pulizia del paese e del cimitero oltre a quella della scuola. Durante l‟inverno, il bidello doveva portare la braciera nelle aule perché non c‟erano termosifoni o caminetti nella scuola. La scuola elementare è stata ubicata in diversi palazzi di Cellara: a pa-lazzo Cosco, a palazzo Montemurro e vicino il
Comune. Ogni classe aveva una maestra che la accompagnava dalla prima fino alla quinta elementare. Ricordo la Signorina Fera, una maestra severa ma molto preparata; è stata in-segnate di tanti cellaresi, molto temuta ma an-che amata. Se qualcuno voleva fre-quentare le scuole medie o superiori doveva andare a Cosenza con la corriera. »
Ringrazio Toninella per il tempo che mi ha de-dicato e soprattutto per le storie della tradizio-ne e del passato cellarese che mi ha racconta-to. È bello tenere conversazioni con persone più grandi, dalle quali si possono trarre inse-gnamenti importanti. È vero che a Cellara sono cambiate molte cose, ma penso che ogni cam-biamento attinga dalle cose passate e sia posi-tivo per i grandi e per i giovani, così come è positivo sapere come si viveva a Cellara cinquant‟anni fa. Ascoltare aneddoti e racconti sul passato del nostro paese è un modo molto originale per ritornare al passato e rivivere mo-menti che hanno segnato profondamente Cel-lara e i suoi abitanti. A mio avviso è anche un modo per riunire tutti, indifferentemente dall’età e dal vissuto che ognuno di noi si porta sulle spalle.

Francesca Nicoletti

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