Paese Mio… Quando le ragioni della vita prevalgono sulle ragioni del cuore

cellara
Il luogo natio per ognuno di noi è quello in cui impariamo, prima di ogni altra cosa, a conoscere noi stessi. Esso ha visto muovere i nostri primi passi, cinti dall’affetto e dall’amore delle nostre famiglie, ci ha ospitati nei giochi, ha fatto sì che conoscessimo gli affetti più cari. Ho avuto la fortuna – perché l’ho intesa così – di nascere in un piccolo paesino, lontano dagli occhi indiscreti del mondo, dal caos, dal frastuono delle grandi città, dove ho potuto toccare con mano tutti gli aspetti, positivi e negativi, della vita di ogni singolo abitante e condividerci un momento, una circostanza. Le mura di casa mi hanno accompagnato lungo il percorso della vita, mi hanno protetto dal pericolo, hanno accolto i miei amici, hanno riscaldato la mia anima. Fino ad oggi non ho mai preso in considerazione l’idea che il tragitto della vita mi portasse lontano da tutto ciò che ho costruito qui, dalla mia famiglia ai miei amici, dalla scuola all’Università, dall’Oratorio alle attività che mi hanno visto e mi vedono protagonista ogni giorno, dagli obiettivi preposti ai momenti di ilarità trascorsi. Eppure è sempre vivo il timore che le tappe della vita mi portino lontano da qui. Sono felice, almeno per il momento, di essere un tassello che da vita a questo piccolo puzzle chiamato Cellara. E invece, sono tanti quelli che come me non avrebbero mai pensato di lasciare la propria casa proiettandosi in un nuovo contesto completamente diverso, eppure hanno dovuto farlo. Le grandi migrazioni sono un fenomeno che hanno interessato da sempre il mondo del capitalismo esasperato e hanno scosso la vita di milioni di abitanti italiani e non. L’esodo di fine ‘800 inizio ‘900, la partenza per le Americhe e per il nord Europa agli inizi del 1950, hanno fatto sì che molti luoghi venissero svuotati, non solo per quanto concerne il numero di abitanti, ma anche della propria storia e della propria tradizione. Il boom economico all’italiana degli anni ’60 aveva buttato un po’ di polvere negli occhi soprattutto verso noi meridionali, facendoci pensare che l’onda di benessere avesse investito anche noi. E invece no! Il Sud, la Calabria e i piccoli centri sono da sempre serbatoio incessante, di capitale umano, per la grande economia mondiale. Ogni anno, infatti, si registrano spostamenti massicci dalle nostre terre. È dunque impossibile pensare che tutto ciò non toccasse anche il nostro piccolo paesino, il quale ha salutato negli ultimi 60 anni una miriade di cellaresi in cerca di fortuna, prosperità e tranquillità.
Non potevamo aspettarci che in una zona economicamente arida come la nostra, ci potesse essere un’occasione per tutti, è vero, ma è sconcertate sapere che si offra una chance solo a pochi. Sono stato costretto a salutare molti compagni, amici, persone che hanno notevolmente influito nella crescita della mia persona, tra lacrime e abbracci, tra promesse di rivederci e arrivederci che sembravano degli addii. Discorsi che ti facevano gonfiare il petto ed essere orgoglioso di aver potuto condividere con loro momenti, impressioni, viaggi, partitelle al campetto, scampagnate nei luoghi più belli della nostra terra. Confronti verbali che hanno temprato il mio carattere e aiutato ad innaffiare e coltivare amicizie vere e sincere che un piccolo borgo come il nostro ti sa offrire. A loro vanno queste poche righe, sperando che possano trarne forza ed orgoglio per averci lasciato qualcosa di proprio, sapendo che i veri amori fanno dei giri immensi ma poi ritornano, che la vita ti mette davanti a cose che non puoi rifiutare, lasciando ciò che di più caro hai costruito, ma che non abbandonerai mai. Vi saluto con una frase di Cesare Pavese: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. In bocca al lupo per la vostra vita e per il vostro viaggio ovunque vi porterà.

Noi saremo qui ad aspettarvi, con la gioia di potervi riabbracciare.

Il Direttore
GianMarco Andrieri

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