San Francesco d’Assisi

Il quattro ottobre si festeggia uno dei santi più popolari in Italia e nel mondo: San Francesco d‟Assisi.
Giovanni Francesco Bernardone nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. A France-sco non mancava proprio niente: era ricco, bel-lo, intelligente, figlio unico di un facoltoso mer-cante di stoffe. Condusse da giovane una vita spensierata e mondana e partecipò alla guerra
tra Assisi e Perugia.
Ma, al ritorno dalla guerra, il Signore bussò al suo cuore e gli fece capire che i suoi beni e le sue ricchezze sarebbero stati fonte di perdizio-ne. Così egli rinunciò del tutto al suo stato so-ciale agiato per abbracciare una vita povera, dedicandosi soprattutto ad opere di carità tra i lebbrosi.
Dio lo chiamò a seguire la strada che Egli ave-va designato per lui. Nel 1208, Francesco iniziò la sua predicazione, che lo portò per le strade d‟Italia e del mondo e da cui nacquero tre di-versi ordini, di cui due religiosi ed uno laico. Nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione. La sua vita continuò tra sofferenze fisiche ed una cecità quasi totale, che non indebolirono tuttavia quell’amore per Dio e per la creazione che be-ne è espresso nel “Cantico delle Creature”, che è la sua opera più conosciuta nella tradizione letteraria italiana e che egli compose nel giardi-no della chiesetta di San Damiano, immerso nella bellezza della natura, che tanto amò.
Tra le tradizioni culturali che Francesco ci ha lasciato, c‟è anche quella del presepe, che rea-lizzò per la prima volta nella notte di Natale del 1223, a Greccio, dove realizzò il primo presepe vivente della storia.
Papa Pio XII, nel 1939, lo proclamò Patrono d‟Italia, insieme a Santa Caterina da Siena.
San Francesco è anche il patrono degli animali, dei commercianti, degli ecologisti ed è protet-tore dei lupetti e delle coccinelle nei gruppi scout.
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Quando provo a parlare di San Francesco, fa-cendo un po‟ di silenzio dentro di me, come in un baleno, riaffiorano nella mia mente lontani ricordi. Quando per la prima volta sentii parla-re di questo Santo ero una bimbetta di sette anni. Fu mia nonna, terziaria francescana, a parlarmi di lui. Continuai poi negli anni a cono-scerlo attraverso i frati della Chiesa di San Fran-cesco d‟Assisi, in Cosenza: la carità, la gioia e la pazienza, che questi frati esercitavano nei ri-guardi dei poveri, era esemplare. Durante gli studi scolastici, conobbi i suoi scritti.
Diventò per me un modello spirituale.
Dentro il mio cuore andò man mano crescen-do il desiderio di conoscere Assisi, camminare per le strade che segnarono i passi di San Fran-cesco, vedere le case e tutto il paesaggio che udirono il suono della sua voce, l‟eco delle sue parole. Questo sogno lo realizzai qualche anno fa, insieme a mio marito. Visitammo Assisi: fu una tale emozione vedere quei luoghi! E quan-do i miei occhi contemplarono il grande Croci-fisso nella Chiesa di San Damiano, sentii risuo-nare nel mio cuore le parole che il Crocifisso disse a San Francesco: “Francesco, va, ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina.” Queste parole furono decisive per la sua vita… ed anche per la mia!
La semplicità e la letizia di San Francesco gui-dano il mio cammino ogni giorno, ripeto le pa-role della Preghiera Semplice: “Signore, fa‟ di me strumento della Tua pace, dove è odio ch‟io porti amore, dove è offesa ch‟io porti il perdono…..”
Io credo che i santi non si debbano onorare con fiori e lumini, ma percorrendo semplice-mente la strada che loro hanno trovato per giungere a Cristo Gesù. Si diventa santi non per i miracoli, ma perché si è capaci di amare il Signore con tutto il cuore ed amare il prossimo più della nostra stessa vita. I santi si sono sem-pre fidati delle parole che Gesù dice nel Van-gelo: “Io sono la via, la verità e la vita. Chi crede in me, compie le stesse cose che compio io, an-zi ne farà di più grandi.”
Bisogna saper dimenticare noi stessi per guar-dare l‟altro, che è nostro fratello e che ha biso-gno d‟aiuto. Solo così riscopriremo il piacere di
sentirci felici. I beni materiali scompariranno, perderanno di importanza, saranno solo stru-menti, che non possiamo portare con noi.
Allora perché attaccarci alle cose piuttosto che utilizzarle per il bene di tutti?
Sicuramente non è necessario rinunciare a tut-to, come San Francesco. Ognuno di noi ha la sua vita e la sua chiamata. E‟ importante che noi ci adoperiamo nel nostro piccolo e nel vive-re di tutti i giorni a fare del bene con la gioia e la pace nel cuore.

Rosanna Foggia
san francesco

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