Un giorno di ordinaria follia

pullicinelle
Quella mattina quando ti svegli senti il pro-fumo di un‟estate che è sui titoli di coda, ma una strana sensazione muove qualcosa den-tro di te. La settimana “calda” di Cellara, quella di cui tutti parlano come l‟unica da passare in questo paese, è iniziata già da un pò, senti che anche questa sta per finire, che porterà via l‟ultimo brandello di vacanza, di relax. Eppure, c‟è sempre qualcosa di strano che ti circola dentro e che distoglie la tua mente dall‟ennesimo “the end” estivo che si avvicina. Con in bocca ancora il gusto della serata appena trascorsa cerchi di fare mente locale, di capire da dove viene questa sensa-zione di felicità che accompagna questo ri-sveglio. Realizzi che oggi è venerdì, oggi so-no le Pullicinelle, oggi per un cellarese è un giorno speciale, probabilmente il più parti-colare dell‟anno. Esci in paese e l‟aria è ma-gica, con le prime persone che incontri fai finta di niente ma dopo un pò il sorriso e-splode sul viso, quando incontri qualcuno che ha partecipato alla realizzazione dei pu-pazzi, quando vedi qualcuno che questa se-ra sarà accanto a te a intonare cori e a cor-rere, o che, come diciamo noi, “a por-ta” (trasporta uno dei pupazzi). Sono le 8 di sera, i musicisti accordano gli strumenti, noi ci prepariamo, c‟è chi corre con vestiti in ma-no alla ricerca del travestimento più impen-sabile, chi pensa a bere per arrivare abba-stanza carico, chi gira per il paese e cerca l‟angolo giusto per piazzare una bottiglia di vino da riprendere poi durante la sfilata. L‟appuntamento è per tutti lo stesso, 20.30 “alle scuole”, e allora si arriva lì, ad uno ad uno vedi entrare tutti i ragazzi di Cellara, in un paese così piccolo senti di essere cresciu-to con chiunque, anche con chi ti passa 15 anni. Beh, questa sera queste sensazioni si amplificano, questa sera tutto è più forte. Ti senti carico come un bambino nonostante gli anni che passano, ogni volta con lo spirito giusto per onorare questa tradizione, ogni volta come se fosse la prima, ogni volta con l‟ambizione di rendere questa sfilata la migliore di sempre. Si fanno gli ultimi ritocchi, si creano con la dovuta precisione le fessure che daranno la possibilità a chi è all‟interno del pu-pazzo di poter vedere la strada, si scatta la tradiziona-le foto di massa accompagnata dal solito boato stile stadio, finalmente si parte!
Si potrebbe definire come “un giorno di ordinaria fol-lia” visto come trasforma giovani e adulti, visto come tutti ci lasciamo trascinare da quell‟atmosfera, ma in realtà parte tutto da molto prima. Fin dai primi giorni di luglio quando senza troppe riunioni e senza trop-pe parole ci si ritrova e si va a raccogliere canne di bambù e rami di castagno, sembra che ognuno sap-pia già cosa fare, sembra che tutti siano mossi da uno spirito di appartenenza che va al di là della negligen-za che può ovviamente condizionare la volontà di un quindicenne, sedicenne che ha da poco concluso l‟anno scolastico. Come in ogni cosa c‟è chi fa di più e chi di meno, ma una cosa è tassativa, le Pullicinelle vanno fatte e cascasse il mondo quel venerdì di fine agosto, dopo più di un mese di duro lavoro, sono lì, in fila pronte a dare spettacolo. Dispiace che negli ultimi anni si sia un pò persa la voglia di apprendere dei più giovani, quella voglia che mi spingeva ad uscire di casa alle 3 del pomeriggio per tornare poi nella tarda not-te senza aver fatto niente di diverso che usa-re nastro adesivo o colla. Dispiace che la mia generazione non è stata in grado, ancora, di trasmettere l‟entusiasmo giusto ai più gio-vani, ma sono certo che riusciremo a farlo. Sarebbe imperdonabile non portare avanti una tradizione che diversifica così tanto la nostra festa patronale da quelle dei paesi limitrofi. Per ogni cellarese la Pullicinella è un orgoglio, è quello che mi è stato traman-dato ed è quello che cercherò, cercheremo di portare avanti di anno in anno per non arrivare mai all‟ultimo venerdì di agosto, con l‟estate che sta per finire, e non sentire ad-dosso quella strana sensazione di felicità. La sfilata è giunta ormai al termine, i pupazzi bruciano davanti a noi, formiamo un cer-chio e urliamo in coro “cum‟era bella sa pul-licinella” tra di noi c‟è chi si abbraccia, chi urla e chi ancora ha voglia di ballare. Ci guardiamo tutti soddisfatti, anche per quest‟anno è andata. Ma intanto si cresce con la consapevolezza che in questo piccolo paesino della presila cosentina, almeno per un giorno all‟anno, tutti possono tornare a sentirsi bambini.

Mario Caputo

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