World wide Warhol

Il fenomeno Warhol è in continua e imperitura espansione. Tutto ha inizio nei primi anni ‟50 del ‟900, quando l’artista dopo essersi laureato giunge a New York e dà il via alla sua scalata verso il successo. Egli è la figura predominante della pop art che si sviluppa proprio in quegli anni, nel periodo del boom economico. Secondo Andy l‟arte doveva essere considerata come una vera e propria merce da consumare, motivo per cui il bizzarro arti-sta creava serigrafie con alternanza di colori e sculture ritraenti i prodotti della quotidianità dell‟epoca: Campbell‟s soup, Brillo, Coca-Cola. Tutto ciò non tanto a scopo pubblicitario, quanto volto ad attirare l‟attenzione verso la società del consumo, a svuotare l‟immagine di un significato pretta-mente artistico.
warholAndy è un personaggio trasgressivo e fuori dagli schemi, ritenuto a tratti socialmente inaccettabile. Vi chiederete: perché? Ecco, Warhol aveva in possesso un appartamento-studio, “The Factory”, lì prendevano vita foto, opere, cortometraggi e film che oltre a riprodurre mo-menti di quotidianità, mostravano la cultura gay del tempo e le relazioni omosessuali. Nella Factory venivano ospitate figure illustri e famose, sog-getti comuni, drag queen e persone che facevano uso di droghe; tutti essi erano le “muse ispiratrici” di Andy, tra le quali è maggiormente ricordata Edie Sedgwick. La War-hol mania intrisa di pop art non si è mai fermata, anzi ne-gli anni ha assunto molteplici forme. La troviamo negli street graffiti, negli elementi d’arredo e di design, nella comunicazione mass-mediale (sia come utilizzo dei mes-saggi a sfondo pubblicitario che come grafica in riviste e siti), nella moda. Per mostrare quanto forte sia l‟aura ema-nata dallo stile di Andy, è opportuno zoomare l‟ultimo punto, la moda. Ebbene, brands come Versace, Dior, Fer-ragamo e Balenciaga, hanno tratto ispirazione dalle ope-re di Warhol per creare alcune collezioni, riproponendo disegni e serigrafie dell‟artista, e portando in passerella calzature fortemente somiglianti alle illustrazioni delle “Warhol Shoes”. Sebbene la pop art possa apparentemen-te trasmettere messaggi superficiali, il suo stile resterà uni-co ed inconfondibile, come unico resterà il suo re, Andy Warhol.
Chiara Toteda

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