Informare per resistere

Cosa accadrebbe se questo giornali-no decidesse di occuparsi di temati-che politiche ed economiche, di grandi interessi, di inchieste giudizia-rie? Quanto è difficile nella nostra ter-ra raccontare di tutto questo, laddo-ve, è evidente, si finisce per suscitare clamore e attenzioni particolari? Nel-la pratica, esiste una reale applicazio-ne dell’ articolo 21 della Costituzione, sulla libertà di stampa? A giudicare dagli eventi, pare proprio che in Cala-bria sia impossibile raccontare di cer-te questioni senza incappare nelle pressioni e soppressioni di potenti e potentati. Solo nell’ultimo anno ab-biamo assistito alla spiacevole se-quenza di episodi palesemente lesivi della libertà di stampa. Quasi un an-no fa si suicidava Alessandro Bozzo, giornalista dell’ex Calabria Ora che, stando alle indagini e alle richieste del PM, ricevette pressioni insoppor-tabili sul lavoro. Mesi fa, Antonio Ric-chio, reporter de Il Corriere della Ca-labria, viene sputato dal consigliere regionale Sandro Principe, per essersi permesso (!) di porgere una domanda. Febbaio e marzo sono i mesi di altri due fatti eclatanti, entrambi collegati all’inda-gine sulle consulenze d’oro all’Asp di Cosenza. Nel primo caso, il sen. Antonio Gentile, in difesa del figlio indagato e per mano del Presidente di FinCalabria, De Rose, impedisce la pubblicazione del quotidiano L’ora della Calabria. Nel se-condo caso, il cronista de Il Corriere del-la Calabria, Paolo Orofino, viene schiaf-feggiato a Paola su ordine presumibil-mente dell’avvocato Gaetano, anch’egli indagato. In questa sede, non si ha in-tenzione di avventurarsi nella selva della retorica, né per sostenere che certe cose capitano solo da noi (sarebbe una bugi-a), né per deplorare questi episodi (di per sé già riprovevoli). Ma una parolina sull’importanza dell’informazione, so-prattutto rispetto a territori maggior-mente criminosi e corrotti, è il caso di spenderla. In-formare è un diritto-dovere dello Stato e di chi esercita questa professione. Un paese che vuole essere civile e dignitoso non può pensare di rinunciare ad un’in-formazione corretta e libera. Per que-sto motivo, con queste righe si chie-de solo che ognuno faccia il suo: cit-tadini, giornalisti, editori, garanti del-la legalità. Allo stesso tempo, noi, re-dattori improvvisati di un giornale, seppur leggero, di paese, cerchere-mo di fare il nostro, non tacendo, né abbassando la testa, davanti ad atti tentati o consumati di soppressione della libertà di stampa, che ci riguar-dino anche solo indirettamente. In-formare, ad oggi, è una forma radi-cale di resi-stenza. E mai come adesso, tra diffuse pra-tiche di malcostume e privazioni di diritti essenziali, Resistere è l’unica co-sa da fare.

Cristian Mauro

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