Oscar … che bellezza!

lagrande bellezza2 Marzo, 2.30, ora italiana. Dopo la tradizionale sfilata di stelle sul red car-pet, è tutto pronto. Nel Dolby Theatre di Los Angeles inizia lo spettacolo più emozionante e atteso del cinema in-ternazionale: “La notte degli O-scar”.Anche l’Italia segue con partico-lare attenzione questo evento e final-mente alle 3.50 circa, quando la calda voce di Ewan McGregor annuncia che l’Oscar come miglior film stranie-ro va a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, la tensione e l’attesa si sciolgono in lacrime di gioia. Sono passati quindici anni dall’ultimo Oscar all’Italia, conquistato da Roberto Beni-gni con “La vita è bella”. Quest’anno, dopo un lungo digiuno, la stella del cinema italiano è tornata a brillare nel firmamento di Hollywood. Sorrentino, dopo “Il Divo”, affida nuovamente all’immenso Toni Servillo il ruolo di protagonista. Servillo interpreta Jep Gambardella, un giornalista afferma-to, estremamente affascinante che si muove tra cultura, arte e mondanità; circondato da personaggi superficiali, schiacciati dai loro fallimenti, sullo sfondo di una Roma che splende di una bellezza inafferrabile, eterno san-tuario di meraviglia e grandezza.
“La grande bellezza” ha irradiato le colline di Hollywood, affascinando i giudici dell’Academy, che però non sempre hanno saputo apprezzare il
cinema di casa nostra. Un esempio eclatante è Sergio Leone. Osannato dalla critica italiana e internazionale, considerato un genio, non fu nean-che candidato agli Oscar.
Eppure con “La trilogia del dollaro” e “La trilogia del tempo”, capolavori che reinventarono il genere western e lo consacrarono nell’olimpo dei grandi, ha influenzato e influenza tutt’oggi registi del calibro di Tarantino, John Whoo, Martin Scorsese, Stanley Ku-brick, Brian De Palma e Clint Eastwo-od. Quest’anno, invece, la prestigiosa statuetta è tornata in Italia, dando an-che a Sorrentino l’opportunità di prendersi una grande rivincita verso tutti coloro che hanno criticato il suo film, talvolta ferocemente: tematiche banali, assenza totale di trama, intrec-ci tra i personaggi inesistenti.
Eppure la forza di questa superba o-pera esistenzialista sta proprio in que-ste caratteristiche. Un film che non risponde a schemi precisi, realistico e al tempo stesso surreale, tocca i valori base della natura umana. Un cinema, quello di Sorrentino, che non ha la pretesa di dare insegnamenti ma, con la forza delle immagini, scuote la fan-tasia dello spettatore che, incantato, riscopre in silenzio emozioni, paure, l’essenza stessa della vita altrimenti “sedimentata sotto il chiacchiericcio e il rumore”. L’Oscar conquistato dal re-
gista napoletano è un’occasione per dare nuovo impulso al nostro cinema e alla tv, saturi di scandali politici, tro-nisti, cinepanettoni, talent show poco talent e troppo show, reality show, e fiction interpretate da attori di dubbio talento.
Il cinema è cultura. E la nostra cultura ha bisogno di nuovi Fellini, nuovi Tor-natore, nuovi De Sica, nuovi Bertoluc-ci, “cibo” sano per il cuore e per la mente. Appassioniamoci dunque al cinema di casa nostra e sosteniamolo. Raccogliamo l’invito di Sorrentino a riscoprire le nostre radici, solo così non rimarremo imbalsamati nella cul-tura dell’effimero e “gli sparuti e inco-stanti sprazzi di bellezza” lasceranno spazio alla vera “grande bellezza” che è dentro ognuno di noi. Riscriviamo il futuro partendo da noi stessi. “Che questo romanzo abbia inizio”.

Alba Fuoco

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