“La perla nera”

In queste poche righe vi racconteremo la storia di una delle tante giovani donne costrette a scappare dalla propria terra per fame, poi vendute come oggetti, perché ancora nel 2014 non si può parlare di tutela dei diritti dell’uomo. Chiameremo Perla la protagonista della storia.
… “Sono nata in una terra scaldata sempre dal sole, ma po-vera e arida, senza opportunità. A 14 anni mi hanno ven-duta, nella mia famiglia c’erano troppe bocche da sfamare, così proprio perché tutti dicevano che ero bella come la grande notte africana… sarei stata un’ottima merce. Prima di andare via salutai i miei fratelli e mia madre. Sentii che da quel giorno io non sarei più stata me stessa. Non mi voltai. Continuai pensando che i miei sogni erano stupide illusioni. Se volevo cercare fortuna avrei dovuto lasciare o-gni cosa. Avrei dovuto convincermi che niente dura e che la felicità non è per tutti.”
Come Perla tante donne, uomini, bam-bini, si trovarono e si trovano tutt’ora a vivere queste drammatiche esperien-ze. Il numero dei clandestini e degli sbarchi è sempre in co-stante aumento.
perlanera“Tutto quello che avevo lo spesi per i miei documenti e per il viaggio, o meglio, per la traversata… Terribile.. Mare in burrasca. Grida. Pianti. A Reggio nell’ottobre del 2007 non arrivammo tutti. Molti morirono di stenti sul gommone. Al-tri non raggiunsero la riva una volta buttati in acqua per-ché non sapevano nuotare.” Questo è ciò che si definisce tutela dei diritti umani. Questo è il valore che ha un essere umano.
“A Reggio Calabria fummo soccorsi dai volontari e dalle autorità. Qui mi fermai per qualche anno. Raccoglievo le arance e i limoni in un grande campo in collina. I soldi non bastavano. Decisi di andare da un’amica a Milano. Con co-raggio e un po’ di speranza alla ricerca di una vita dignito-sa. Ora vesto gonne corte, stivali alti e una pellicciotta leo-pardata. Tutti sanno che la Perla Nera rende felici con po-co. Perciò se passate a Milano ricordate qual è la mia sto-ria. Lungo i viali verso la sera ai miei sogni non chiedo più nulla…”
Questa è solo una delle tante storie di uomini e donne che lasciano tutto in cerca di fortuna, ma spesso quello che tro-vano, se riescono ad arrivare vivi, è forse anche peggio di quello che hanno lasciato.
L’Europa sembra essere sorda agli ap-pelli di aiuto che ogni giorno arrivano dalle nostre coste, e la maggior parte di queste persone resta ammassata nei centri di accoglienza o viene rim-patriata.
La legislazione italiana non ha dato neanche risposte ade-guate. Con la legge Bossi-Fini del 2002 sono state avviate
solo procedure restrittive ma niente è stato fatto a ri-guardo del vero e proprio diritto d’asilo. Da Amnesty In-ternational essa non è stata consi-derata una legge specifica e com-pleta sul diritto d’asilo, poichè si li-mita solo a modificare alcuni aspet-ti della precedente legge.. L’immigrazione è ormai un’emer-genza e non si può far finta di niente, non si può restare inerti di fronte al grido di migliaia di persone che fuggo-no dalla loro terra d’origine martoriata dai conflitti o dal-la fame e dalle carestie, non si può soltanto avere paura del diverso, schivarlo o far finta che non ci sia.
È un dovere non solo cristiano ma prima di tutto uma-no.

Francesca Fuoco &
Simona Altomare

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