La voglia di non vivere Analisi sul “Campo di grano con volo di corvi”

Insoddisfazioni, sconfitte, ansia, infelicità, depressione… Ti trovi sul ciglio del baratro, non vuoi l’aiuto di nessu-no… Un soffio di vento… Stai precipitando, non hai il tempo di ripensare a tutto ciò che di bello hai fatto nel-la vita, non puoi pentirti dell’orribile scelta che hai preso… È finita!
Speri solo che il gesto appe-na commesso possa essere di aiuto ai tuoi cari.
Questo è lo scenario che ha spinto Vincent Van Gogh a dipingere nel 1890, poco prima della sua morte, il Cam-po di grano con volo di corvi, che sarà poi esposto nel museo a lui dedicato ad Amsterdam.
La tela è un forte grido di dolore, di disperazione e arre-sa, infatti, proprio in un campo di grano, Van Gogh ces-serà di vivere suicidandosi, con un colpo di pistola al pet-to.van goghLe pennellate sono larghe e scomposte, quasi come se il pittore avesse fretta nel terminare l’opera, e questo è confermato dal fatto che nell’ultimo anno di vita dipinse ben settanta tele. Tutto questo bisogno di terminare le opere nel più breve tempo possibile scaturì da una lette-ra che Vincent ricevette da suo fratello Theo, nella quale quest’ultimo informava il fratello dei suoi problemi eco-nomici e della salute cagionevole del figlio. Tutto ciò ac-cese in Van Gogh il fuoco della follia: dipingendo più te-le possibili e, in seguito uccidendosi, i suoi quadri avreb-bero acquistato maggior valore; solo questa, secondo il pittore, era l’unica soluzione per risollevare le sorti dei suoi cari.
La tela del Campo di grano con volo di corvi raffigura un ampio campo di grano, intervallato da tre strade che si incontrano in un trivio immaginario nella parte più bas-sa del quadro, e sul quale incombe un cielo che dalle to-nalità chiare del celeste, alzando lo sguardo, raggiunge
sempre più le tonalità scure del blu e del nero, e nel quale volano vorticosamente dei corvi.
È come se Vincent volesse cercare un collegamento tra il campo e il cielo attraverso le tre strade che però non hanno né un inizio, né una fine: con questo l’autore e-sprime tutto il suo malessere dato dall’impossibilità da parte sua di trovare un legame tra i veri valori rurali (il campo) e la società del tempo (il cielo) che da onesta e umile (pennellate chiare) si avvia a diventare egoista e meschina (pennellate scure) e nella quale, ovviamente, non possono mancare le figure cattive e malvagie (i cor-vi).
In tutto questo turbinio di colori notiamo nel cielo qual-che macchia bianca: sulla tela figurano delle nuvole, in realtà quelle macchie rappresentano la solitudine del pittore, ripiegato su se stesso, che non accetta, anzi, ri-fiuta di vivere in questa società che ha perso i valori di un tempo e che Van Gogh cerca
disperatamente. E allora quale soluzione migliore se non quella di togliersi la vita, non pensando al peccato com-messo inconsciamente a se stesso e al dolore provocato ai suoi cari (Theo si ucciderà qualche mese dopo, non avendo mai accettato la morte del fratello).
Il Campo di grano con volo di corvi è un paesaggio inte-riore, un turbinio di sentimenti al quale, se deboli, non si riesce a far fronte, ed è lì che entra in campo la follia, co-lei che assume il comando delle corde che sorreggono l’esistenza e che, quando lo vuole, può abbandonarlo al destino fatale .

Domenico Spadafora

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