Striscia di Gaza: luglio 2014

gaza“…. Quel giorno il cielo era terso, la temperatura buona e il vecchio mulo sem-brava essere più collaborativo del solito.
I tre figli minori di Farooq T’klif tornavano dai campi.
I due più piccoli avevano appena finito di fare i compiti e, come ogni giorno erano andati a portare del cibo al fratello maggiore che coglieva i cedri dalle piantagioni sotto il muro.
Kalim T’klif, un bel ragazzo di sedici anni che sembrava saper parlare la lingua degli animali.
<<Ancora altre due ceste Kabarc, su vecchio mio!! Tieni la tua zolletta. Sei un gran mulo, ecco la tua carota, prendi!>>
Era da poco tramontato il sole, Kalim caricò le ceste sul mulo e si incamminò verso casa. I due fratelli più piccini gli corsero incontro.
Scese dal mulo e andò a carezzare il capo del più piccolo.
<<Allora?? Oggi com’è andata a scuola? Sentiamo un po’…>>
<<Kalim. Il maestro è tanto bravo. Non è poi così difficile fare di conto, sai? E poi ci hanno fatto fare le preghiere dal mattino. Ora a casa mi aiuti a fare i compiti??>>
Il piccolo Abdy diede felicemente il pane al fratello più grande, che lo mise a sedere sul dorso del vecchio Kabarc.
<<Ciao Kalim, il nonno ti manda. Siamo stati bravi? Se ti portiamo da mangiare dopo il tramonto ti sarà più facile rispettare il ramadan!>>
Faisal abbracciò il fratello. Le cui gambe erano sbucciate all’altezza del ginoc-chio destro, la tibia sinistra presentava dei graffi e aveva indosso una maglia col numero nove.
<<Kalim, verrai oggi a vedere la partita?>>
<<Certo, Faisal stai tranquillo, non mi perderei un tuo incontro per nessuna ragione al mondo.
L’ultima volta ti hanno preso a tunnel e pallonate in testa, ahahahah!!! Che ridere>>
<<Sei solo invidioso!! Io ti scarto e dribblo quando voglio!! Sono il più forte del villaggio! Ora te lo dimostro; ‘su Abdullah, lanciamela sulla testa’>>
Sembrava davvero Cristiano Ronaldo. La palla sulla sua testolina sembrava es-servi incollata. <<…E poi, appena sarò d’avanti alla porta tirerò una cannonata. Come… Come… Ecco! Come quelle pietre che lanciamo contro i carri armati, Kalim, e vinceremo la partita. Un giorno diventerò più forte persino di Hadji! Vedrai… Andrò in Egitto e sarò un grande calciatore. Ti comprerò tutti i campi di cedro di Gaza!!>>
<<Faisal!! Smetti di giocare, aiuta tuo fratello coi cesti, sbrigati>>
<<Sì nonno>>
L’anziano Taymullah T’klif era il più valido muratore del villaggio. Aveva un oc-chio di vetro e la sua specialità era costruire i balconi.
<<Non è difficile!! Basta solo mettere un mattone dopo l’altro.>> Era il mantra che ripeteva al nipote maggiore. Le parole del suo maestro, sentite anni prima, quando Taymullah era ancora un giovane dalle spalle robuste e costruiva “insediamenti” per i coloni.
Aveva avuto quattro figli, tutti maschi. Tutti morti giovani.
Il primo era morto nella seconda Intifada, era nelle file di Fatah, in quella lotta intestina fra Hamas e Fatah.
Il secondogenito era morto per vendicare suo fra-tello, per lui se Hamas e Fatah si combatterono era perché Israele aveva applicato il dividi et impera. Si imbottì di esplosivo, lui stava con Hamas, quelli più radicali, e si fece saltare in aria a bordo di un auto-bus. Proprio lui, che il Corano non lo aveva mai aperto.
Allahu Hakbar.
Il terzo morì sotto un bombardamento aereo ab-bracciato a sua figlia. Stavano dormendo nel lettone.
Sua moglie lo raggiunse qualche ora dopo, non riuscì a passare la notte dopo le ferite riportate.
Gli restava il quartogenito. Il padre di Kalim.
Ma un missile Israeliano colpì la sua auto mentre usciva con la moglie per re-carsi al mercato.
Quel giorno doveva essere con loro anche il primogenito Taymullah, ma il piccolo Abdullah non voleva andare a scuola e lui dovette accompagnarlo…
Quando la lezione fu sospesa dal suo-no delle sirene e Abdullah fu l’ultimo a tornare a casa, la sua vita, semplice-mente, non esisteva più. Un razzo gli aveva distrutto tutto. Tutto. Shaul ha da poco compiuto diciassette anni.
Suo papà è commerciante in diamanti, è figlio unico e il suo Bar Mitzvah era stato il più bello dell’anno.
Era a casa, aveva appena finito di leg-gere il brano del Talmud da parafrasa-re in sinagoga quando sentì il telegior-nale:
“Tre ragazzi e una ragazza poco meno che ventenni di nazionalità ebraica sono stati ritrovati privi di vita. Imme-diata la rivendicazione del gruppo terroristico di Hamas. Il governo pensa a una forte reazione repressiva contro i terroristi” <<Hai sentito mamma? So-no felice domani mi arruolo, questa terra è nostra, glielo faremo vedere noi a questi sudici beduini!>>
Chiamò il padre alcune settimane dopo dal suo iPhone 5s, aveva appena termi-nato l’addestramento avanzato, era un soldato di Davide di prima categoria: abile nel corpo a corpo, preparatissimo nel tiro lungo e nessun carro aveva se-greti per lui. Una giovane macchina per uccidere, un fulgido esempio di soldato di dio.
Suo padre era entusiasta di lui.
Quel giorno il vecchio Kabarc non sembrava molto contento.
Sì, il lavoro era anche più leggero, ma c’era uno strano non so che nell’aria.
Qualcosa che esula dal mondo degli uomini, che solo gli animali sanno fiutare.
Uno strano odore, singolare però familiare.
Kalim si sentiva stanco, il ramadan è doveroso per un buon musulmano, ma a luglio fa troppo caldo.
Anche gli alberi di cedro del suo campo quel giorno erano strani.
Decise di tornare a casa.
Avrebbe visto giocare il suo piccolo Cristiano Ronaldo.
<<Fratello mio, se solo fosse davvero possibile realiz-zare il tuo sogno…>>
Era davvero fortissimo quel ragazzo. Quattordici anni, ma un dribbling incalzante degno dei migliori momenti dell’asso portoghese.
In quel campetto di fortuna approntato da una On-lus francese c’era tutto: la scuola dove il piccolo Ab-dullah imparava e studiava, e un ampio spazio co-perto di sabbia con due porte fatte di legno e iuta; vi ci sventolavano le bandiere Italiana, Tedesca, Fran-cese… Al centro v’era quella Palestinese, la più alta di tutte, la più fiera.
<<Goooooooaaaalll!! Che sassata. E proprio sotto gli incroci!>>
<<Visto fratellone? Questa è per Taymullah, che iddio lo abbia in gloria nel suo regno!>>
Era il primo mese senza il fratello più grande. Morto durante la prima offensiva, ucciso da una raffica di fucile mentre correva con la Molotov in mano.
<<Kalim, questa è la Kefiah dello zio>> -non restava più nulla su questa terra dei figli del vecchio Taymullah T’klif, solo quella Kefia, appartenuta al suo secondo-genito. Solo quell’oggetto per la memoria di quattro figli, tutti maschi, tutti morti, tutti a pezzi.
<<Vorrei che la tenessi tu. Allahu Akbar, fratello. Allah è grande>>
Morì quella notte stessa.
<<Nonno hai letto i volantini? Dimmi che non è vero!! Ti prego, dimmelo!!>>
<<Kalim, prendi i tuoi fratelli e andatevene, ora!! È tuo nonno che te lo ordina!>>
<<E tu cosa farai?>>
<<Resterò qui, vi raggiungerò dopo. Ora su, correte, scappate. Via!!>>
Il primo razzo si abbatté sul campo di cedro dove lavorava Kalim, vi fu una vio-lenta esplosione che colpì il magazzino.
Kalim corse a preparare il mulo con le poche cose che potesse portare con se.
Del cibo, del pane azimo, qualche coperta e la catenina di sua madre. La Kefiah di suo zio.
<<Abdullah, Faisal!! Muovetevi, svelti!!>>
Il secondo razzo colpì la casa accanto.
Un vetro arrivò fin dentro la modesta casa dei T’klif.
Colpì il piccolo numero nove al collo, Faisal sprizzava sangue. Morì nel giro di qualche secondo.
Il più piccolo rimase pietrificato, non riusciva nemmeno a piangere.
Il cielo si illuminava, era tramontato il sole, ma sembrava giorno.
Da quel dannato cielo pioveva fuoco e il rombo degli aerei e degli elicotteri…
Kalim urlava il nome del fratellino, ma questi non sentiva.
Boom boom, boooom. Abdullah fece appena in tempo ad abbracciare il corpo ancora caldo di suo fratello, il solaio gli cadde in testa.
Kalim era rimasto solo.
Il vecchio Kabarc si mise a correre, correre, correre. Era così veloce che quasi sembrava uno stallone.
Mentre tutto in torno c’era l’inferno.
Il mulo morì dopo alcuni chilometri di infarto, felice di aver salvato la vita del suo padrone.
Kalim era stremato, in un bagno di sangue e lacrime.
<<Prestoooo!!! Correte, c’è un ragazzo qua a terra!! Prendi figliolo, come ti chia-mi? Sei rimasto solo? E quela Kefiah??>>
<<Sono Kalim T’klif, oggi mi hanno ucciso per la terza volta.
Ora decido io come morire….>>
Shaul era di pattuglia quella notte.
La sua fila era quella meno esposta al campo di battaglia, si sentì un’ esplosio-ne.
Feriti quasi tutti i suoi compagni e quattro erano mor-ti sul colpo.
Il suo fucile si era sganciato dalla bindella e nella sua testa rintronava ancora l’eco della bomba.
Kalim era lì, di fronte a lui.
<<Salam, giudeo.>>
Gli trafisse l’addome con il suo coltello e continuò a correre contro il carro da combattimento che scortava la pattuglia, mentre un’aliquota di paramilitari suoi compagni prendevano in consegna il militare israeliano.
Allahu Akbar, e lanciò la sua molotov. Colpì in pieno il torrettista e il carro prese fuoco.
I suoi occhi erano due tizzoni ardenti.
Aveva indosso la Kefiah di suo zio.
“Comunicato della tv di stato dell’en-tità sionista:
Negativo il bilancio dei bombarda-menti “difensivi” di oggi.
Abbattuto un campo di coltura di papavero e due magazzini con armi ed esplosivi.
Hamas reagisce facendo saltare in aria una colonna di giovani militari Ebrei.
Duro il bilancio delle vittime. C’è anche un rapito: Ephraiu Shaul III, figlio di uno stimato uomo d’affari d’Israele. Il ragazzo sembra essere stato rapito mentre cercava di difen-dersi.
A queste condizioni la tregua è im-possibile, non ci piegheremo mai ad Hamas!!”
Ephraiu Shaul II era a Ginevra, in banca, a vendere i suoi preziosi pez-zi di carbonio compresso quando squillò il telefono. Era sua moglie e aveva appena sentito la notizia al tg.
<<Che strano Kalim, casa tua e casa mia erano due depositi militari e il tuo campo coltivava oppio.
Un po’ strano quel tg, ti pare?
E su di lui? Non hanno detto che è militare. Toh, s’è svegliato…>>
<<Maledetti beduini!! Noi siamo il popolo eletto, questa terra è nostra di diritto e stermineremo tutta la vostra progenie. Come fece Sanso-ne, sporchi Filistei!!>>
<<Giudeo, quanti anni hai? Dicias-sette, diciotto? C’era forse un tuo disegnino sul razzo che colpì mio padre e mia madre anni fa? Non ha importanza.
Sei solo un giudeo, qui la tua vita non vale nulla>>
<<Se mi torcerete un solo capello, verranno a vendicarmi. Un giudeo, cento porci musulmani!! Uccidimi pure, io non ho paura!>>
Un mese esatto dopo la morte di suo fratello maggiore Kalim era lì, Kefiah al collo e molotov in mano.
PALESTINA LIBERA.palestina
Alla memoria di Vittorio Arrigoni, Idealista e di tutte le vittime di questo genoci-dio.
Appendice.
Guida alla lettura:
non è sfuggito agli occhi dei più attenti che il ciuco porta il nome, anagramma-to, del quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Oba-ma.
È un richiamo provocatorio, dato il silenzio degli U.S.A., su questo genocidio moderno.
Sul finire del racconto, però, ci si auspica un risveglio degli americani -di fatto l’asino salva il ragazzo, morendo per la fatica- spero di non essere stato offensi-vo nei confronti di uno dei più nobili animali del Creato.
Il muro sotto cui lavora Kalim è il muro che separa Israele dallo Stato Palestine-se. È alto circa cinque volte il muro di Berlino, ben più armato e ben più funzio-nante -Israele vanta la miglior fanteria meccanizzata al mondo; e quel muro non separa una città, è una linea di demarcazione fra un Paese moderno e uno tenuto ai margini dell’evoluzione, la
Palestina appunto.
Shaul Oron è il nome dell’ultimo soldato israeliano noto rapito dai miliziani di
Hamas.
I missili vengono davvero decorati da disegnini di piccoli israeliani. Purtroppo questo non me lo sono inventato.
Purtroppo.
Una precisazione su quello che significa “essere palestinesi”.
Nascere palestinesi è la più brutta rogna che ci si possa immaginare: vivi nella tua terra che non ha più ALCUN DIRITTO dal 1948, quando il possedimento inglese venne regalato agli ebrei, -terra promessa!- Moshe Dayan, condottiero, e le varie guerre indipendentiste che affermarono lo stato d’israele combatten-do, hanno ispirato l’attuale
destra sionista guidata da Netanyahu, sono pertanto guerre -o rivolte- da de-precare, condannare.
Giustificabile è, invece, l’intifada Palestinese. Non è una guerra, no. Come non è stata una guerra “le quattro giornate” di Napoli. È mera resistenza. Pietre e bottiglie incendiarie possono poco contro la miglior fanteria meccanizzata al mondo -affermo ciò per la seconda volta avvalendomi di una fonte: me stesso; uno dei miei istruttori sotto le armi, per una storia che non sto qui a raccontar-vi, era Israeliano.
E forse fu il miglior fuciliere che vidi in vita mia. Tolgo il forse.
L’offensiva che è in atto dall’inizio del mese, ha mietuto seicentoventi (620) vittime, di cui centoventuno (121)
BAMBINI -aggiornate al 23/7/2014, ore 02,10; fonte ADKRONOS- per contro, sono morti: ventisette (27) israeliani.
-s.f.- È la reazione al rapimento e uccisione di tre israeliani.
Qualsiasi Stato civile avrebbe preso i colpevoli, non avrebbe commesso una reprimenda indegna anche delle S.S.
Qualsiasi Stato, CIVILE, appunto.
I primi erano civili, gli altri militari.
Dal 1948, anno di nascita dello stato di Israele, le vittime Palestinesi sono APPROSSIMATIVAMENTE quindici-mila; i palestinesi hanno perso: dirit-to di espatriare, diritti sanitari di ba-se, diritto all’istruzione… Settecento-settantaquattro (774) villaggi -quelli che noi chiamiamo PAESI-; ottocen-tomila ca. persone sono state PUR-GATE dalle loro terre (fonte
osservatorio mondiale sulle guerre). Prima del 1948 la popolazione pale-stinese era di un milionequattrocen-tomila unità. Le poche strutture che garantiscono i diritti umani sono state costruite dall’ONU o da qual-che onlus. Ho inserito il riferimento al campo di gioco/istruzione che è stato effettivamente raso al suolo, ma non da un missile, da carri
armati pochi giorni addietro.
L’opera che avete appena letto è frutto di fantasia, una fantasia reali-sta che si è ispirata ai racconti di un ragazzo fuggito in Siria l’anno scor-so, con cui scambio lezioni di arabo/italiano/inglese.
La dedica principale è a Vittorio “Vik” Arrigoni, un ragazzo, un Ideali-sta, un attivista dei diritti Umani che l’Italia ha dimenticato con troppa fretta e troppa leggerezza.
Per approfondire sull’argomento Israelo-palestinese consiglio la lettu-ra della bibbia, nei passi dell’antico testamento in cui si fa riferimento ad Erode, Sansone, Davide e Golia, e tutto il libro dell’Esodo, poiché è con quei passi della bibbia
che israele giustifica il suo “diritto all’esistenza”
Non serve e non basta indignarsi. A Gaza servono generi di prima necessità come: medicine, cibo, libri, danaro… E le manifestazioni che si tengono in Italia, e negli altri Pesi occidentali, sono solo dei defilé lava-coscienza.
In fondo qui, sui nostri bei telefonini touch, non ci arrivano i messaggi dell’Isra-eli Defensive Forces che ci “avvisano” cinque minuti prima che sta per avvenire un bombardamento, invitandoci a lasciare casa, perché, forse, ci sono dei “terroristi” vicino a noi ; i nostri volantini reclamizzano offerte, non sono avvisi di bombardamento coatto
difensivo/preventivo/vattelappescagiudeo.
E ricordate: noi abbiamo Equitalia e i politici corrotti, i social network con gli “stati” sulla pioggia.
Lì sognano la normalità, sotto una pioggia di bombe.
Una frase fatta recita: “tutte le guerre son brutte”. Ma almeno i nostri soldati della Grande Guerra sul fronte austriaco avevano una parvenza di armi -vedere “uomini contro” di Francesco Rosi- come i fucili e gli scafandri di latta. I Palesti-nesi sono disarmati e contro un esercito ricco e all’avanguardia. E forse quella terra non è davvero la“terra promessa”.
Chi ha ragione? Chi ha torto? Nessuno può dirlo, ma quella non è una guerra, È UN GENOCIDIO compiuto ogni
giorno sotto gli occhi di NATO, ONU, UE, OCSE ecc…

Matteo Bruno De Luca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...