“Sono STATO io”

Il mondo è pieno di ingiustizie. Basta accendere la tv, leggere un giornale, o aprire un moder-no telefono, che subito si acce-de direttamente, senza nemme-no andare a cercarle, alle noti-zie di svariate ingiustizie. Che si tratti di un app di notizie, di un Blog di protesta o della home di Facebook, ognuno ha la sua da raccontare, da denunciare. C‟è da prendersela con il politico di turno, con l‟imprenditore che fa fallire l‟azienda lasciando per strada gli operai, con la malavi-ta, con il medico che specula sulla salute dei pazienti, insom-ma, ce n‟è per tutti i gusti, dal più grave al meno grave ma, in tutti i casi, l‟elemento comune sono persone che soffrono. In Italia e ancor più in una zona da sempre omertosa come la nostra, la società sembra ormai abituata, guardiamo tutto con distacco e lasciamo che tutto accada, spesso impotenti, spe-rando che stia accadendo il più lontano possibile da noi. Per il lavoro che faccio (barman, ndr), sono abituato ad ascoltare ogni tipo di idea, ad ascoltare
diversi modi di pensare su deter-minati fatti, tanto da arrivare alla conclusione che la ragione asso-luta non esiste quasi mai, che o-gnuno ha il suo modo di vedere, la propria idea da far valere.
Osservando i fatti di cronaca in questa ottica, dunque: il politico che governa male ha le sue giu-stificazioni; il medico è umano e come tutti può sbagliare o cadere in tentazioni; il poliziotto che de-ve prendere una decisione in un secondo, per strada, può estrarre la pistola e far esplodere un colpo ad altezza d‟uomo uccidendo un ragazzo.
Un fatto però non sono mai riu-scito a tollerare: scrissi di Stefano Cucchi sull‟ormai antiquato Blog di msn nel 2009. Trovavo davve-ro assurdo che un insieme di fun-zionari dello stato, in una struttu-ra dello stato, potessero pestare un ragazzo e provocarne la mor-te. In un paese civile ed evoluto cer-te cose non possono accadere, soprattutto non può accadere che i responsabili di quella morte
escano assolti dal processo, che si rivolgano alla famiglia in aula con il dito medio alzato, come a far capire che sono tranquilla-mente autorizzati a farlo, perché hanno avuto ragione loro. Intol-lerabile. Lo stato italiano non può avere come dipendenti persone capa-ci di fare una cosa simile, fosse stato, Stefano, anche il peggior fuorilegge sulla faccia della ter-ra. Negli anni 2000 non è con-cepibile morire per mano di una guardia carceraria, non è tollera-bile essere ucciso dopo essere stato assicurato alla giustizia, lo dice l‟espressione stessa. Non sono accettabili fatti come questo, o come quello della ca-serma di Bolzaneto del 2001, quando persone venute a prote-stare da ogni parte del mondo contro il G8 (giusto o sbagliato che sia) vennero pestate per ore da poliziotti che portavano sul braccio la bandiera italiana e che continuano a portarla. Se fosse accaduto a degli italiani in una prigione araba, africana, l‟intera nostra nazione starebbe lì a sentenziare, ad odiare. Se fosse morto uno dei due marò per mano di una guardia carce-raria indiana, saremmo tutti dell‟idea di invadere l‟India. Ma poi accade in casa nostra e stiamo fermi a guardare, a giu-stificare, ad assolvere. Riposa in pace Stefano. Sono consapevole del fatto che in quell‟infermeria, al tuo posto,o in mezzo ai manifestanti in quel-la caserma, potevo esserci io, poteva esserci chiunque di noi, uno qualsiasi dei vostri figli.

Mario Caputo

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