STAMPANTE 3D: la tecnologia che avanza. Dicotomia tra domanda e offerta di lavoro.

stampanteDai gioielli ai vesti-ti, IDEA FACTORY nel centro di Mila-no è il primo pun-to dove chiunque può realizzare i suoi progetti.
Immaginate di es-sere laureandi in Architettura e di aver previsto per la vostra tesi il pro-getto di una casa. Basterebbe recarvi alla Idea Factory con la vostra pen-netta usb e, invece di chiedere di stampare fogli e fogli, stampereste il vostro modellino 3D. Proprio come ha fatto Milena che, per esempio, ha progettato l‟interno di una filiale di “CheBanca!” e se l‟è fatta realizzare in formato 30×20 cm. Le è costato 800 euro, non poco, ma ha fatto un figurone.
Precisamente il 25 Aprile 2014, tre milanesi sui 25 anni, proiettati verso il futuro, hanno ideato questa nuova ten-denza. Sono: Mattia Aroldi, Laurea in Architettura al Poli-tecnico; Federico Piferi, laureando alla Leo (Istituto Euro-peo di design); Tommaso Meregalli, laureato in Economia alla Cattolica.
Eos Formiga P 110 è il nome della stampante 3D che han-no realizzato, dal costo di 170 mila euro. Con un processo di “sinterizzazione laser” di polvere di poliammide, nasco-no in 25 ore (più o meno) oggetti di ogni genere: da lam-pade a modellini di auto, fino alla riproduzione di se stes-si.
La procedura si chiama addictive manufacturing. Il raggio laser, sulla base del progetto di design, crea, accumulan-do strati su strati di polvere rappresa, il volume finale con una precisione al decimo di millimetro.
Sorge spontanea una domanda: chi gli ha fornito, vista la giovane età, il capitale iniziale?
Non le banche: “troppo giovani” è stata la risposta alla ri-chiesta del finanziamento. Così, hanno creato un giro di amici e parenti come soci fondatori che hanno creduto nell‟idea.
Ad oggi, risulta l’unico negozio su strada per la stampa di oggetti 3D in Italia.Progetto fantasioso, quasi surreale che, a detta degli studiosi della new economy, rappresen-ta una terza rivoluzione industriale.
Di certo, restano un po‟ troppo alti i costi: è il prezzo da pagare per noi consumatori, quando in commercio c‟è una novità. Soprattutto se sono prodotti tecnologici. Pen-siamo, per esempio, ai cellulari che appena escono han-no costi elevatissimi, ma basta qualche mese e subiscono un’inesorabile svalutazione.
Appartiene alle novità la stampante 3D, il cui utilizzo è per questo molto oneroso, e pertanto lontano dalle pos-sibilità della maggior parte della popolazione.
Sono infatti pochi i clienti di questo negozio, tutti miliona-ri se non più, grandi personalità dell‟alta moda e soprat-tutto progettisti di alto livello.
In un periodo dove la crisi la fa da padrona è quasi im-pensabile che chiunque si possa rivolgere all‟utilizzo di questa macchina.
A proposito di crisi e di ricerca tecnologica, sono 7 milioni i posti di lavoro persi nel settore manifatturiero in Europa tra il 2000 e il 2013. Anche pensando di uscire dalla crisi, non tutti quei posti torneranno indietro, fondamental-mente perché il settore produttivo sta cambiando radical-mente in tutto il mondo.
Alla base della depressione economica, c‟è anche l‟avanzare di una serie di tecnologie che stanno polveriz-zando la produzione: internet, la stampante 3D (appunto), la biotecnologia.
Soprattutto, vi è una carenza di competenze adeguate ai bisogni del nuovo sistema economico: le aziende del no-stro Paese ritengono che tali carenze abbiano un impatto negativo sulla loro attività, e quindi sono restii nell‟assumere.
Così come vi è un’inadeguatezza dei canali di supporto alla ricerca di lavoro. In Italia, ma come in tutto il sud Eu-ropa, nell’80% dei casi per trovare un’occupazione si ri-corre alla rete di conoscenze, amici e parenti.
Sia le Agenzie private per il lavoro, infatti, sia i centri pub-blici per l’impiego, sono poco utilizzati, forse anche per-ché non effettivamente funzionanti ovunque.
Tornando alla stampante, il futuro di questo progetto, non è certo. Però questi giovani ragazzi, con le loro alte competenze in materia, hanno compreso che il loro futu-ro lavorativo potesse dipendere da questo nuovo merca-to della tecnologia che anno dopo anno si sta espanden-do sempre di più. Nell‟ideazione del progetto è indubbia l‟importanza dei loro studi.
Non è vero quindi che oramai la laurea (o un qualsiasi certificato attestante il livello formativo raggiunto) sia so-lo un “pezzo di carta”.
Semplicemente il mondo è in continua evoluzione, e sic-come l‟istruzione è quasi alla portata di tutti, si è quadru-plicata la competitività. Non basta essere diplomato, per-ché ci sono i laureati, non basta la laurea perché c‟è chi ha conseguito un master, e così via!
Insomma, è vero che c‟è la crisi, è vero che manca il lavo-ro, ma non è forse anche vero che l‟avanzare della tecno-logia e quindi la nascita di una diversa richiesta di lavoro, “nuova domanda”, non cammina di pari passo con la nuova generazione, se essa rappresenta una “vecchia of-ferta”?
Ai posteri l‟ardua sentenza …

Emma Caferro

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