Se l’Italia è un monumento da sfregiare. Dal calcio agli hooligans, fino ai soliti problemi di casa nostra.

barcaccia
Chi avrebbe mai pensato che ai giorni nostri il calcio potesse essere ancora teatro di frustrazione e vandalismo? Ahimè è così!

Solo poche settimane fa, precisamente il 20 Febbraio 2015, si è consumato l’ennesimo atto oltraggioso verso qualsiasi forma di cultura sportiva, poche ore prima della partita di calcio Roma-Feyenoord, valida per i sedicesimi di finale di Europa League. I “tifosi” olandesi si sono resi protagonisti di atti distruttivi ai danni di una delle maggiori espressioni culturali presenti sulla faccia della terra: la fontana “Barcaccia” del Bernini, di Piazza di Spagna a Roma.

Questo genere di pseudo tifosi, più comunemente chiamato “Hooligans”,nasce nei primi anni del 1900. Il termine deriva da “Hooley’s gang” una banda di origini irlandesi di giovani teppisti che agiva a Londra; ma questo fenomeno venne associato al calcio solo alla fine degli anni ‘60.

Col passare degli anni, gli hoolingans si diffusero a macchia d’olio in tutta Europa, diventando sempre più incivili e irrispettosi nei confronti tanto delle città che ospitavano le partite di calcio, quanto dei tifosi avversari: infatti, il primo morto accertato causato dal fenomeno degli hooligans è datato 1974, quando in una partita d’agosto, un tifoso del Bolton venne accoltellato.

Uno degli episodi più eclatanti e di maggiore rilievo è accaduto a Bruxelles più precisamente ad Heysel, quando il 29 maggio 1985, in occasione della finale della coppa dei campioni tra Liverpool e Juventus, 39 tifosi persero la vita a causa del crollo (provocato dagli hooligans inglesi) di un muro che delimitava la curva.

Questo fenomeno si è diffuso anche in Italia, portandosi via diverse vittime come Nazzareno Filippini, Stefano Fullan, Marco Fonghesi, fino ad arrivare a quelli più recenti come Ciro Esposito.

Tornando ai fatti di Roma, per fortuna, non vi è stata nessuna vittima.

Gli Hooligans del Feyenoord hanno aperto una serie di atti vandlici, già la sera prima della partita, quando, a Campo dè Fiori, 33 di loro vengono fermati dalle forze dell’ordine e, di questi, 23 vengono

arrestati. La loro scia di devastazione non si ferma solo a quella sera ma continua il giorno dopo, quando 600 olandesi continuano il martirio della città, con lanci di bottiglie, bombe carta e fumogeni andando ad attaccare appunto la fontana della Barcaccia che era stata appena restituita alla città, dopo un restauro durato molti mesi e costato circa 200mila euro. Ma la follia non si ferma qui, i disordini continuano anche in via delle Milizie, dove alcuni ultras diretti allo stadio a piedi hanno preso di mira alcune auto in sosta, e a Villa Borghese, che è il luogo di raccolta dei tifosi olandesi per il trasferimento allo stadio olimpico.

Alla fine della partita i tifosi olandesi rientrano nel loro paese, senza alcun arresto. E il giorno seguente, a proposito della sua richiesta, il sindaco Marino riceve un no categorico per un eventuale risarcimento dei danni da parte dello stato olandese.

Ma non tutte le responsabilità di questi fatti, si possono attribuire ai tifosi, o agli hooligans. Spesso, a mancare, sono delle misure di sicurezza adegute. E l’Italia, nel caso specifico dei fatti di Roma, ne ha dato perfetta dimostrazione. A ciò si aggiunga che, come molti pensano, l’idea che un po’ tutto il mondo si è fatto di noi, è che nel nostro paese tutto sia concesso: non esistono spesso leggi adeguate, non esiste certezza della pena.

Ma soprattutto, la nostra credibilità, anche verso gli ospiti, rade lo zero.

Amedeo Carpino

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