L’ARTE TRA LE VITTIME DEL TERRORISMO IN IRAQ Cronache di una strage

People walk through the rubble of the Prophet Younis Mosque after it was destroyed in a bomb attack by militants of the Islamic State, formerly known as the Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL), in the city of Mosul, July 24, 2014. REUTERS/Stringer (IRAQ - Tags: CIVIL UNREST POLITICS RELIGION)

Il 29 gennaio 2015 i miliziani dello Stato Islamico distruggono parte delle millenarie mura di Ninive, una delle più famose città antiche della Mespotamia. Nel febbraio dello stesso anno, nella città irachena di Mossul, i jihadisti hanno eseguito la distruzione della moschea dedicata al profeta Giona, costruita nel secolo XIII a.C, di numerosi manoscritti e documenti di grande rilevanza storica della Biblioteca, una delle più antiche dell’Iraq, e di numerose statue e reperti risalenti all’impero assiro conservati nel Museo della città. La notizia giunge tramite un video, dalla durata di cinque minuti, diffuso sul social network Twitter, che mostra come i terroristi, armati di martelli e trapani, distruggano preziosissime opere d’arte assire. Tra le statue distrutte ne figura in particolare una di un toro alato che rappresenta l’antica divinità mesopotamica di Nergal. «Queste rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah», dichiara un jihadista con alle spalle un grande bassorilievo di un cavallo. Secondo la dottrina fondamentalista seguita dall’Isis, sarebbe vietata qualsiasi riproduzione di esseri umani o animali, tanto più se raffigurazioni di dei. Nel marzo 2015 il ministero iracheno del Turismo e delle Antichità ha denunciato la completa distruzione del sito archeologico di Nimrud per mano dei miliziani dello Stato Islamico . Nimrud fu un’antica città assira fondata nel XIII a.C. L’ultimo crimine di guerra dello Stato Islamico riguarderebbe Hatra, l’antica città a 100 chilometri a Sud di Mossul, fondata nel III secolo avanti Cristo e inserita nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Questi atti sono stati considerati dall’ONU crimini dell’umanità, in quanto sono state assassinate le espressioni religiose ed artistiche delle civiltà preistoriche che hanno generato l’arte. Uccidere tali testimonianze è come uccidere una madre. L’Isis,

al contrario, intende gli accaduti come “promozione dei valori e della virtù”.

Naturalmente questi atti scellerati e barbari contro i siti archeologici e i musei non sono paragonabili forse alle drammaticità della crisi umanitaria, politica, sociale ed economica in cui versano quelle zone, ma tali opere d’arte erano una risorsa turistica inestimabile, e un giorno, quando la pace ritornerà finalmente in Iraq, potrebbe non esserci più nulla da visitare. Il ministro delle Antichità e del Turismo iracheno, Adel Shirshab ha avvertito: “Il mondo deve fermare le atrocità che i miliziani stanno compiendo, altrimenti i gruppi terroristici andranno avanti. Servono gli attacchi aerei per proteggere le antichità dell’Iraq”. Irina Bokova, direttrice dell’Unesco, in un’intervista al quotidiano La Repubblica, dichiara: “In Iraq cancellano l’arte, dobbiamo agire subito con la forza aerea e proteggere i monumenti con gli stessi mezzi che usiamo per i civili. È un tentativo di uccidere la libera espressione, che è parte dell’umanità. L’obiettivo degli estremisti è annullare qualsiasi traccia che testimoni l’importanza del dialogo fra le culture”. Il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi ammonisce: “Attaccano i valori della nostra civiltà, vanno bastonati. Ora se la sono presa con la civiltà assira e magari domani colpiscono quella egiziana. Cosa sarebbe il mondo senza piramidi? Distruggere questi pezzi di storia è come uccidere gli uomini”.

E’inaccettabile, insomma, che l‘uomo miri solo a salvaguardare interessi politici ed economici. Qui si tratta del passato della civiltà umana, delle sue radici.

Come si può restare inermi di fronte alla più distruttiva alienazione di ciò che gli antichi ci hanno lasciato come esempio di una società ricca di cultura e di sapere?

Elisa Andrieri

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