#tuttiostaggiisis

isisL ’incubo ISIS ormai si estende a macchia d’olio. Nel muoversi, nell’agire, quella macchina terroristica sem-bra inesorabile nel voler eliminare l’Occidente e chi le si oppo-ne, con forza, categoricamente, come una mannaia che falcia teste, le teste di uomini innocenti.
Alla luce della spietata crudeltà e viltà, travestita da un corag-gio ipocrita e da finti ideali, si avverte fortemente la necessità di fare ordine, chiarezza. Basta trattare tutti i musulmani come potenziali terroristi, per lo meno fino a prova contraria, secon-do il principio giuridico: “affirmanti incumbit probatio” (la prova spetta a chi afferma): nel dubbio, non si può fare di tutte le erbe un fascio.
Non riesco a trattenermi nel precisare che per ogni vittima oc-cidentale ce ne sono altrettante, migliaia, arabe o musulmane.
I rivoluzionari siriani combattono da sempre questi “signori del terrore”, e a pagarne le spese, sono state, fino ad oggi, più di 3000 vittime. Solo qualche settimana fa a Deir Al Zour un ragazzo è stato crocefisso per aver organizzato una manifesta-zione popolare contro di loro. Essendo un uomo arabo e sunni-ta il caso non è finito di certo sulle prime pagine della stampa internazionale.
Da persone civili, però, cerchiamo di fare un punto sulla que-stione e capire chi sia il mostro a più teste da cui difenderci, senza sparare nel mucchio. Lo Stato Islamico (abbreviato IS) è un gruppo terrorista islami-sta attivo in Iraq e in Siria, il capo attuale pare sia Abu Bakr al-Baghdadi. Questo individuo nel giugno 2014 ha annunciato la nascita di un califfato nei territori caduti sotto il suo control-lo. Per essere ancora più precisi, prima della proclamazione del califfato, l’IS si faceva chiamare Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham, tradotto occidentalmente come Stato Islamico dell’I-raq e della Siria (abbreviato ISIS) oppure Stato Islamico dell’I-raq e del Levante (abbreviato ISIL). Ma le naturali origini del gruppo sono da attribuire ad Al-Qaeda in Iraq (2004-2006), poi rinominato Stato Islamico dell’Iraq fino al 2013, fondato da Al-Zarqawi nel 2004, appunto per combattere
l’occupazione americana dell’Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli USA dopo la “detronizzazione” di Saddam Hussein. Dal 2012 lo Stato Islamico dell’Iraq è entrato in campo nella guerra civile siriana contro il governo di Bashar al-Assad, mentre nel 2013, avendo conquistato una parte del territorio siriano, ha cambiato nome in Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS). Nel 2014 l’ISIS inizia a diffondersi come la peste, espandendo il proprio controllo in territorio iracheno, proclamando la na-scita del califfato il 29 giugno 2014. Le rapide conquiste terri-toriali dell’ISIS hanno attirato l’attenzione e conseguentemen-te la preoccupazione della comunità internazionale, spingendo gli USA, gli Stati occidentali, ma anche quelli arabi, ad inter-venire militarmente contro l’ISIS con bombardamenti aerei in Iraq da agosto 2014 e in Siria da settembre 2014. Dapprima alleato di Al-Qaida, l’ISIS se ne è definitivamente distaccato nel febbraio 2014, diventandone il principale con-corrente per il primato dei territori prima mensionati. A livello internazionale per reprimere questa organizzazione terroristica urge un intervento serio e deciso, non finalizzato ad arricchirsi, ma solo a circoscrivere e controllare chi pro-muove la violenza religiosa, chi odia l’occidente al punto da condannarlo a morte, con atti che sopprimono le vittime, fal-ciandone il corpo ed il pensiero. Quello che stiamo vivendo, ci appare giustamente come una reminiscenza sfiancante, certo, ma che non sembra stia portan-do assuefazione. E ciò non deve accadere, nel rispetto delle tante vittime.
La storia, che fortunatamente abita non soltanto i musei e le nostre strade, ma soprattutto le nostre memorie, ci ha insegna-to tanto (troppo!) sulla coercizione: agli uomini, alla loro sto-ria e alla loro cultura, viene spesso strappata la voce, ma mai, neanche solo nel pensiero di chi rimane, cancellata la dignità.
La dignità di chi almeno ha provato a resistere e rallentare l’ascesa di questo orrore, anche a costo della vita stessa.

Simona Altomare

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