Grecia, tra mito e (triste) realtà.

grecia3La drammatica situazione in cui riversa da tempo l’affa-scinante penisola greca, pone in maniera fortemente cadenzata una serie di interrogativi, ai quali, difficilmente me-dia e istituzioni riescono a dare risposta. Qualsiasi testata gior-nalistica si occupa del caso Grecia; in ragion di ciò il fatto non deve essere alienato, nè al tempo stesso manipolato o travisato. La crisi greca, incentratasi su un debito elevatissimo e sfociata in molteplici altri fattori, ha portato il Paese a sfiorare la deci-sione di uscire dall’Eurozona. Risale al 30 giugno 2015, ad e-sempio, il mancato pagamento di una rata da 1.6 miliardi di Dollari all’FMI. Da quel momento al Paese è stata negata la possibilità di richiedere prestiti se non dopo aver saldato i de-biti precedenti. Storicamente stupefacente è stato il problema della liquidità e del funzionamento delle banche, che ha vinco-lato cittadini e turisti ad un prelievo giornaliero massimo di 60 euro. Il Primo Ministro Alexis Tsipras, puntando con le sue po-litiche ad un taglio del debito, ha indetto giorno 4 luglio 2015 un importante referendum. Il plebiscito ha lasciato al popolo la scelta di appoggiare o meno i piani previsti dai creditori. Tale atto ha rappresentato una grande prova democratica, rispolve-rando sfumature dell’originaria democrazia clistenica. Il refe-rendum ha sancito la vittoria del no e conseguentemente al ri-sultato, hanno dato le dimissioni sia il leader conservatore An-tonis Samaras, che il ministro delle finanze Varoufakis. Quest’ultimo si è dimesso con l’intento di aiutare Tsipras dall’e-sterno. Nell’ottica del referendum si è creata molta confusione a livello mediatico poichè è stato erroneamente interpretato il tutto. Infatti l’avvenimento è stato deviato come espressione della volontà di restare nell’euro o uscirne per ritornare alla dracma. Giorno 29 luglio la Troika è giunta ad Atene per nego-ziare il nuovo piano di aiuti alla Grecia. A questo punto, quale sarà il suo destino? Bisognerebbe forse perseguire (da parte dei poteri forti) quell’ideale di giustizia retta, tipica dell’antica po-lis, basata su un senso di misura e proporzione? Pensiero cardi-ne dell’antica Grecia, questo andava ad equilibrare una struttu-ra sociale ancora lontana da un vero e proprio principio di e-
guaglianza. Continuando sulla medesima linea, si potrebbe fantasticare riguardo le sorti della Grecia sfociando nella mitologia, di quel destino che poteva assumere sembianze divine, le Moire. Tre figure femminili, figlie di Zeus e Te-mi, erano le fautrici del desti-no degli dei e degli uomini. Il loro compito era di assegnare a ciascuno una determinata quantità di beni e di successo. Questo confine o concetto di limite, non doveva essere ol-trepassato. Cloto tesseva il filo della vita, Lachesi avvol-geva il filo attorno al fuso, A-tropo recideva il filo al mo-mento della morte. Se nella realtà attuale le Moire fossero BCE, Unione Europea e FMI, cosa ne sarebbe di questa splendida nazione? Solo il tempo darà le sue risposte.

Chiara Toteda

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