La sfida del secolo: una nuova democrazia?

Senza addentrarci troppo in difficili e noiose analisi politolo-giche sul mondo o più limitatamente sull’Europa, è comunque interessante sottolineare il ritorno prepotente e curioso del po-polo sulla scena pubblica. Popolo inteso come insieme di teste pensanti, autonome e decidenti. In controtendenza ad una ormai consolidata trasformazione dei sistemi democratici verso un accentramento massiccio dei poteri, in capo ad istituzioni in parte visibili ed in parte oscure ed illegittime, emerge tra le persone la voglia di partecipazio-ne alle scelte di vita dei Paesi, ove ciò si dimostri utile. I referendum in Scozia (settembre 2014) per l’indipendenza dal Regno Unito, in Irlanda (maggio 2015) per l’approvazione dei matrimoni omosessuali, in Grecia (luglio 2015) per avalla-re o bocciare le politiche finanziarie europee, che hanno visto tanta partecipazione quanta reale passione dei popoli interes-sati, sono perfetti esempi che dimostrano quanto l’individuo, ma ancor di più il cittadino nella sua socialità, vuole rendersi protagonista di una scelta che lo riguarda direttamente. Attenzione però: ciò non si verifica allo stesso modo per le e-lezioni di un organo politico, a dimostrazione che al crescere omogeneo della sfiducia nella politica, si accompagna il desi-derio di fare da sé, di decidere direttamente e senza deleghe. E in Italia? La culla di tante trasformazioni e iniziazioni politi-che, spesso imitate, provò a fare lo stesso nel 2011 proprio con
un referendum, i quesiti sull’acqua e sul nucleare soprattutto, che al cospetto di un usuale snobismo italico verso i quesiti po-polari, vide la partecipazione alle urne di una maggioranza di popolo tutt’altro che distratta dal caldo estivo o dalle amnesie (?) di stampa e tg. Sorvolando su come la politica sia stata poi straordinariamente efficiente nel disattendere quei risultati, si può comunque di-mostrare che anche in Italia, e prima che in altri Paesi, il popo-lo spesso addormentato, rassegnato e disilluso, riesce ancora a cogliere alcuni segnali di pacifica “chiamata alle ar-mi” (ossimoro permettendo!), verso la strada di una nuova de-mocratizzazione. Messe provvisoriamente da parte, più o meno piacevolmente, le categorie tradizionali della destra e della sinistra, dei cattoli-ci e dei laici, dei riformisti e dei conservatori, sembrerebbe quindi sul punto di nascere la nuova sfida di questo secolo: oli-garchia politico-finanziaria contro popolo, come spiega bene nei suoi studi il Prof. Marino De Luca dell’Università della Calabria. Se così fosse, saremmo solo all’inizio di un processo discutibi-le e disomogeneo, in cui un minestrone ideologico e di tradi-zioni diverse, pericoloso e a volte stravagante, potrebbe presu-mibilmente risultare altrettanto efficace. Sarebbe inoltre e, forse, l’unica ed ultima alternativa capace di evitare il sorgere di rivolte bellicose, considerato il classismo economico e sociale cui stanno nuovamente precipitando le società occidentali, sempre decantate come esempi di ugua-glianza ed opportunità, queste ultime, invece, completamente spazzate via dal superbo ed incontrastato affermarsi del potere finanziario antisociale. Un potere che ha inglobato la politica e quindi disinteressato ai processi democratici e alle reali esigen-ze dei cittadini, anzi: avverso per natura ai diritti politici e civi-li. Allora, la domanda del titolo diventa: verso quale democrazia?

Cristian Mauro

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