GARANZIA GIOVANI? STORIA DI UN FLOP IN PIENO STILE ITALIANO

Dicembre 2013, l’Unione Europea vara le misure per attuare Garanzia Giovani (Youth Guarantee) il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. Con questo obiettivo vengono previsti dei finanziamenti per i Paesi Membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%, che saranno poi investiti in politiche attive di orientamento, istruzione, formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un’attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo. Lo stanziamento previsto dall’Unione Europea per l’Italia è pari a 1,5 miliardi di euro, suddivisi per regioni; alla Calabria vengono assegna- ti € 67.668.432 per attuare il piano. Ecco come avrebbe dovuto funzionare Garanzia Giovani: rivolta ai giovani tra i 15 e i 29 anni ha l’obiettivo di proporre un’offerta di lavoro “qualitativamente valida” entro quattro mesi dalla presa in carico. Il progetto punta a valorizzare le esperienze fatte, i curricula, gli studi e, nel caso di non completamento degli stessi, di formarsi per proseguirli. È affidata alle Regioni che hanno predisposto dei piani attuativi specifici. I giovani che intendono usufruirne si rivolgono ai Centri per l’Impiego (Cpi) a livello provinciale dove ricevono “l’accoglienza” e si avvalgono del primo “orientamento”. In questa fase i Cpi si incaricano di “profilare” i soggetti, facendo conoscere il funzionamento di Garanzia Giovani e cercando di conoscere i giovani, le loro competenze e aspirazioni. A questo punto verrà proposto un percorso di inserimento personalizzato che spazia sulle varie offerte del programma, cioè Formazione, Accompagnamento al lavoro, Tirocinio, Apprendistato, Servizio Civile, Autoimprenditorialità, Bonus occupazionale alle imprese. Per quanto riguarda la regione Calabria, le risorse finanziarie destinate alle singole misure sono indicate nella convenzione del 2 maggio 2014 stipulata tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Regione, per rendere il tutto ancora più semplice si decide di concentrare inizialmente gli sforzi solo sulle attività di tirocinio con misure che prevedono un investimento di 14 mln di euro circa. Fin qui sembrerebbe un piano di facile attuazione, le prime regioni ad adottare le misure sono ovviamente quelle con un minore tasso di disoccupazione che si trovano a gestire un numero ristretto di adesioni sia da parte dei giovani sia delle aziende, siamo a giugno 2014. Iniziano ad aprirsi le prime crepe quando il piano parte nella regione Lazio: un numero elevato di adesioni e la difficoltà dei Cpi di reggere l’affluenza fanno venir fuori, in un tipico stile italiano, i primi metodi per speculare sul programma. A godere della possibilità di accreditarsi a Garanzia Giovani e quindi lavorare come strutture di supporto ai giovani in cerca di impiego, infatti, ci sono diverse società (nel Lazio sono 14, in Calabria 21, per fare alcuni esempi) che tra “formazione” e “accompagnamento al lavoro” arrivano ad accaparrarsi ingenti somme di denaro. Un soggetto accreditato per questo servi- zio ha un compenso di 35 euro l’ora, i programmi sono di 4 o 8 ore a giovane con compensi, quindi, da 142 a 284 euro per ogni giovane. Niente di strano verrebbe da dire, visto che “formazione” e “accompagnamento” sono parte integrante della misura per le quali la nostra regione ha stanziato rispet tivamente 6 mln e 14 mln (si, 14 mln, esattamente gli stessi mln stanziati per i tirocini). Ma non è la suddivisione dei fondi a destare stupore. A questo punto posso parlare della mia esperienza personale. Vengo a conoscenza del progetto grazie ad una di queste aziende addette alla formazione e all’accompagnamento, “Orione no- pro- fit” (no-profit?), che svolge quindi il proprio compito in maniera egregia girando per i comuni e informando i giovani, cercando adesioni anche da parte delle aziende disposte ad ospitare tirocinanti. Inizio il mio iter proprio come stabili- to, tramite il centro per l’impiego effettuo l’iscrizione, vengo profilato e una volta firma- to un “patto di servizio”, cedo la mia pratica all’associazione “Orione” che mi promette di impe- gnarsi a seguirla e a trovare per me un azienda. Proprio qui inizia il fallimento del progetto Garanzia Giovani calabrese: le associazioni come “Orione” (ricordo che sono 21 in Calabria) cercano, letteralmente, di rubarsi tra loro i giovani e soprattutto cercano di reclutarli direttamente dai Cpi togliendo del lavoro proprio a questi ultimi che lo svolgono gratis. Noi ragazzi veniamo invitati a cercare da soli un’azienda e di farlo in fretta in modo da far partire velocemente le pratiche e non rischiare di rimanere fuori. Così viene praticamente annullata, se non per i più fortunati, ogni possibilità di effettuare un tirocinio in base alle proprie competenze o di farlo in un 9 azienda che dopo i 6 mesi abbia il reale bisogno di assumere un dipendente, diventa una corsa a chi trova prima un’azienda. Invece di cerare di responsabilizzare le aziende calabresi e fargli cogliere l’occasione di avere un tirocinante gratis per 6 mesi, viene data la possibilità anche ad associazioni, circoli, parrocchie e amministrazioni, di accogliere un tirocinante senza dunque nessuna possibilità di assunzione al termine del progetto. Diventa ancora di più una gara, le pratiche vengono prese in carico incomplete, alcuni tirocini parto- no ma si devono bloccare dopo pochi giorni per mancanza di documentazione o perché qualcuno risulta ancora profilato sia presso i Cpi sia presso le associazioni. Il completo fallimento degli obiettivi primari del progetto, cercare di combattere la disoccupazione con dei tirocini retribuiti destinati a formare un giovane e allo stesso tempo aiutare un’azienda con obietti- vo ultimo l’assunzione del tirocinante con le agevolazioni previste dalla jobsact, non sembra bastare. A maggio 2015 in  Calabria partono i primi tirocini che ad oggi, dicembre 2015, sono ormai conclusi senza che neanche una mensilità sia stata pagata ai poveri malcapitati. Io ho da poco concluso il quinto mese, nessun assegno ricevuto a casa come promesso a fine settembre dall’assessore Federica Roccisano, responsabile re- gionale del programma. In tutta la regione risultano 45 mila gli iscritti al progetto, non tutti sono partiti con il tirocinio ma a questi (s)fortunati è toccata la stessa sorte. Le ultime parole ufficiali su questi ritardi risultano essere quelle pronunciate dallo stesso assessore a fine ottobre quando spiega che “la Regione ha provveduto ad emanare le determine all’Inps per i pagamenti da maggio a giugno e che l’Istituto di Previdenza provvederà ad inviare al domicilio dei tirocinanti un assegno con quanto dovuto”. Inutile dire che, senza una retribuzione,  gli organi che avrebbero dovuto occuparsi del corretto svolgi- mento del progetto, non sono mai entrati in azione favorendo così quei tirocinanti che vedendosi costretti sin dall’inizio a rivolgersi ad “aziende amiche” si sono limitati a firmare il registro di presenze rendendo ancora più inutile l’esperienza. Situazione che, però, non riguarda stavolta solo i giovani calabresi. Altre regioni italiane hanno o hanno avuto lo stesso problema: Sicilia, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Sardegna, Toscana. Non sono di certo i mancati pagamenti la nota più dolente di questo fallimento, ci sono lavoratori in mobilità, aziende che hanno lavorato con la pubblica amministrazione, che aspettano ormai da diversi anni pagamenti sempre più spesso promessi in campagna elettorale e finiti poi nel dimenticatoio. Ciò che più preoccupa è uno Stato completamente assente che in 2 anni non è riuscito a trovare una soluzione continuando a scaricare le responsabilità tra regioni, INPS e centri per l’impiego, che ha permesso il perseverare di errori da regione in regione. A farne le spese siamo sempre e solo noi giovani che vediamo sfumare un’occasione più unica che rara.

MARIO CAPUTO

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