LA BANDE DELLE DIESEL TRUCCATE…

La Volkswagen, termine che in lingua tedesca significa letteralmente “vettura del popolo”, nata sotto la dittatura nazionalsocialista tedesca di Adolf Hitler, negli anni ha incarnato lo spirito, lo stile ed il modo di fare “del modello tedesco”. Sempre all’avanguardia tecnologicamente, sempre in cima alle classifiche di affidabilità e sicurezza, la casa automobilistica con sede a Wolfsburg, è nel mondo uno dei vanti del vecchio continente, almeno fino al 18 di settembre 2015… Vi chiederete cosa sia successo di tanto clamoroso da infangare il suo buon nome? Vi spiego brevemente. Con un forte e preciso comunicato, la United States Environmental Protection Agency, più comunemente chiamata EPA, che si occupa di proteggere e preservare la salute umana, applicando le leggi approvate dal Congresso degli Stati Uniti d’America, ha comunicato che la Volkswagen ha illegalmente installato un software di manipolazione, progettato per aggirare le normative sulle emissioni di NOx e sull’inquinamento da gasolio. Questo software, quindi, avrebbe permesso di superare a pieni voti le prove a cui vengono sottoposti i motori delle nuove autovetture per cercare, nel corso degli anni, di abbassare l’inquinamento da smog. La Volkswagen ha dunque venduto automobili che apparivano molto più ecologiche di quanto in realtà poi fossero sulle strade. In questi mesi, di giorno in giorno, sono sensibilmente aumentati i veicoli coinvolti, perché la Casa non costruisce propulsori solo per se stessa, ma li monta anche su modelli di marchi appartenenti sempre al gruppo Volkswagen. Tra essi troviamo le Audi, le Seat e le Skoda. Stiamo parlando di un numero molto elevato, stimato in circa 11 milioni di veicoli venduti tra il 2009 ed il 2015. Lo Stato con più veicoli “truccati” è la Germania, con circa 2,8 milioni, segue il Regno Unito con 1,2 milioni, poi la Francia con 900mila, la Spagna con 684mila, mentre l’Italia si ferma “solo” a 648mila, e gli U.S.A, il Paese da dove lo scandalo ha avuto origine, con 432mila. In Italia, dopo la divulgazione del caso Volkswagen, la casa automobilistica ha deciso di bloccare la vendita di circa 40mila automobili alimentate a gasolio, con motore euro5 che erano giacenti nei concessionari. Sicuramente, qualcuno di voi lettori possiede un’auto del Gruppo Volkswagen comprata con tanta fatica, con tanto sudore e con la certezza di aver comprato una macchina potente, ma con l’illusione che non danneggiasse l’ambiente. Vi chiederete, cosa succederà adesso? Che fine farà la mia auto? Niente paura, perchè l’amministratore delegato italiano del marchio tedesco ha comunicato che da Gennaio 2016 inizieranno le azioni di richiamo dei veicoli incriminati, quindi le vostre auto verranno controllate e riparate. Tuttavia, è probabile che questo aggiornamento causerà una perdita di potenza a favore della diminuzione delle emissioni. Ciò potrebbe risultare un fatto negativo per i grandi amanti delle macchine potenti. In questi mesi, da appassionato di auto, mi sono chiesto il perchè di questa manipolazione, e leggendo tante notizie su riviste specializzate del settore ho potuto apprendere che la casa automobilistica, non riuscendo a reggere la competizione con le case avversarie,  quali  Toyota e Mercedes, ha usato un’illegale scorciatoia, causando però danni sotto tutti i punti di vista. Secondo voi, quali sono state le reazioni dei dirigenti dopo la scoperta della truffa? Quasi come fossero nei panni di un bambino beccato con il cucchiaino nel barattolo della Nutella hanno annunciato: “scusate, abbiamo sbagliato, non lo faremo più, pagheremo quello che c’è da pagare”. Classica espressione di chi è convinto che il denaro possa comprare il perdono di tutti e porre rimedio ai danni causati. Le sanzioni, anche se ancora le cifre non sono ufficiali, saranno sicuramente salatissime, senza tralasciare che si è già registrata una perdita di titolo azionario di circa il 40%. Credo che se la questione fosse limitata solamente agli U.S.A., il problema non sarebbe cosi terribile, anche perché, dai dati forniti in precedenza, le vendite non sono così elevate, ma sfortunatamente, altri Paesi non citati in precedenza, stanno accertando e intraprendendo azioni legali contro il colosso tedesco. Ancor più terribile e difficile da calcolare è il danno d’immagine: esso era un brand che dava solidità e sicurezza, ma  “per  costruire una reputazione occorre una vita, per distruggerla basta un attimo”. Vi consiglio di seguire la vicenda nei prossimi mesi, perchè ora che il vaso è traboccato, ne vedremo sicuramente delle belle.

GIOVANNI ALTOMARE

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