PARIGI SI TINGE DI VERDE PER LA COP21

Dal 30 Novembre all’11 Dicembre 2015, la Francia è stata pienamente protagonista dal punto di vista della politica globale. Presso Le Bourget, a Parigi, si è tenuta la ventunesima Conferenza Mondiale Sul Clima, promossa dalle Nazioni Unite. Storicamente la prima di queste conferenze si tenne a Ginevra nel 1979; qui venne lanciato un programma di ricerca sul clima. Ulteriore tappa fondamentale fu Rio 1992, che vide il Vertice della Terra (primo summit mondiale dei capi di stato sull’ambiente) giungere alla firma della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La convenzione è un trattato volto a ridurre le emissioni di gas serra in relazione al riscaldamento globale. Il 1997 è stato caratterizzato dall’adozione del protocollo di Kyoto (esteso poi dal 2012 al 2020), fino ad arrivare al 2011, con la nascita della piattaforma di Durban (avente lo scopo di stipulare un trattato universale entro fine 2015, ed in vigore dal 2020). La Francia si è trovata quindi ad abbracciare per due settimane circa 1300 delegati delle Nazioni Unite, provenienti da ben 195 Paesi, che nella COP21 prendono il nome di Parti. La motivazione è decisamente quella di giungere ad un accordo il cui nucleo sia la limitazione del riscaldamento globale al di sotto di 2°C. Lunedì 30 Novembre alle ore 10, Laurent Fabius, Ministro Affari Esteri e Sviluppo internazionale francese, si è insediato come Presidente della Conferenza. Partendo dalla sua figura, si è resa operativa una squadra di livello molto elevato: Sègoléne Royal, Ministro Ecologia francese, Stèphane Le Fool, Ministro Agricoltura francese, ed un team interministeriale strutturato su 4 poli. Precisamente il team ha lavorato su un polo per l’accordo, uno relativo alle relazioni bilaterali e multilaterali, un polo relativo alla finanza ed un altro per le soluzioni. Le attività dell’alleanza parigina ruotavano in sostanza sulla negoziazione del testo sulla base di Durban, sulle decisioni per quanto possibile mono-direzionali di tutti i Paesi, sugli aiuti finanziari per i Paesi in via di sviluppo in modo da garantire loro un’economia a basso tasso di carbone, e sul rafforzamento degli inter- venti in materia da parte della società civile e delle ONG. Oltre ai componenti già elencati, vi sono stati partners importanti, come le autorità locali di Le Bourget e Parigi, gli operatori pubblici, i media, L’Agenzia francese per lo Sviluppo, l’Agenzia per l’Ambiente e la Gestione dell’Energia. Inoltre la Francia ha presentato una ricca agenda di soluzioni sia a livello statale che locale, ponendo come necessità quella dell’utilizzo del sape-re scientifico e tecnologico, in modo da trasformare l’economia con l’obiettivo di un minor livello di emissioni. Infatti è un dato oggettivo quello relativo ai molteplici trasmittenti di gas serra, dalla produzione di energia all’agricoltura, dalla deforestazione ai rifiuti, dal trattamento delle acque ai trasporti. L’organizzazione della Conferenza, molto dettagliata sulla base di un programma dei lavori, è stata accompagnata da un programma di eventi, discussioni e dibattiti. I temi caratterizzanti questi incontri sono stati: foreste ed agricoltura, ricerca, oceani, diritti umani, le donne ed il genere, educazione e nuove generazioni. Nel corso delle giornate, chiunque ha potuto partecipare ai dibattiti nelle apposite “aree di discussione”. Il lavoro svoltosi nella COP21 deriva da un background lungo un anno. Un anno di negoziati partendo da Ginevra nel Febbraio 2014, passando per Lima, fino a Bonn nell’Ottobre 2015. Entrando nel vivo dei lavori, tra giorno 4 e giorno 5 Dicembre è stato redatto un testo provvisorio, che ha portato all’accordo finale, ma non senza problemi. Vi sono state infatti discussioni tra i delegati, riguardanti gli artt 2 e 2bis del testo, in materia di equità, diritti umani, contributi nazionali volontari. L’ambiente rigido e diffidente ha causato un rallentamento delle attività. Precisamente giorno 4 Dicembre la diatriba è nata riguardo il tema dello sviluppo tecnologico, della trasparenza e della finanza; i delegati si sono accusati reciprocamente di ostacolare i negoziati. L’intervento dell’UE è stato fondamentale nell’inserire obiettivi di convergenza. Dal 7 all’11 Dicembre la Conferenza è stata caratterizzata dall’high level segment (sessione di alto livello), in cui i mi- nistri hanno deciso sulla base del testo negoziale, sotto la guida del Presidente Fabius, supportato dall’ambasciatrice Laurence Tubiana. Le decisioni sono state raggiunte anche grazie alle operazioni di 14 facilitatori suddivisi in 5 coppie. Questi hanno esercitato compiti in materia di adattamento, meccanismi d’implementazione, differenziazione tra Paesi, livelli di ambizione ed azioni pre-2020. L’ultimo punto ri- guarda proprio le responsabilità da tenere fino al 2020, anno in cui il trattato entrerà in vigore andando a sostituire il protocollo di Kyoto. Giorno 9 Dicembre è stata pubblicata la bozza definitiva del testo negoziale; l’elemento decisivo è quello della lunghezza del documento. Questo è stato difatti ridotto da 43 a 29 pagine. L’adozione della carta è avvenuta con un lieve ritardo, non più infatti Venerdì 11 Dicembre, ma Sabato 12. La firma da parte dei Paesi avverrà presso le Nazioni Unite nel periodo che intercorre tra il 22 Aprile 2016 ed il 21 Aprile 2017. L’apertura della procedura di fir- ma prevede una cerimonia ufficiale. Finalmente giorno 12 Dicembre, il Paris Agreement è stato adottato. I contenuti fondamentali della carta prevedono il mantenimento della temperatura globale al di sotto dei 2°, impegnandosi già a limitare l’aumento della stessa entro 1,5°; lo stanziamento di 100 miliardi di dollari per i Paesi in via di sviluppo (entro il 2020), e il controllo quinquennale sulle emissioni nocive.  Volgendo uno sguardo alla società civile, il sorgere della COP21 è stato supportato da manifestazioni e cortei in tutto il mondo; circa 50 eventi hanno preso corpo tranne che a Parigi. Nella capitale francese, infatti, sono state vietate manifestazioni in conseguenza degli attentati terroristici del 13 Novembre scorso, e a tutela della sicurezza hanno preso servizio ben 8000 agenti. La Conferenza è stata preceduta da un’altra di tutto rispetto, la COY11, Conference Of Youth. Questa ha accolto dal 26 al 28 Novembre 2015 giovani da tutto il mondo, caratterizzandosi in workshops e scambi di idee. Per l’Italia, Italian Climate Network Onlus ha inviato una delegazione giovanile di fascia anagrafica 18-30. Questa si è inoltre occupata della diffusione comunicativa del negoziato, attraverso report tecnici e bollettini web. L’importanza della COP21 ha coinvolto tutte le realtà politi- co-sociali e non solo, poiché anche Papa Bergoglio, nell’ultimo Angelus prima del Giubileo ha confermato la necessità di “fare ogni sforzo per attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici”.

CHIARA TOTEDA

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