SE QUESTO È UN UOMO …

Introdurre un tema prendendo spunto da un’opera che ha fatto storia e con lei chi l’ha scritta, Primo Levi, può sembrare non il massimo dell’originalità. Atroci i racconti del Levi nello snocciolare 12 anni di razzismi, barbarie e stermini di massa per mano dei Nazisti che hanno interessato l’Europa del secolo scorso. Eppure al cospetto delle immagini della sera del 13 novembre 2015, gelato da cotanto terrore,la mia mente ha evocato queste semplici 5 parole avvolte dallo sgomento e dall’incredulità. Un giorno come tanti nella nostra Europa della democrazia, la cui conquista molto è costata al popolo europeo; un giorno come tanti nella Parigi della Tour Eiffel, del Louvre,della Gioconda, della Notre Dame de Paris, del Moulin Rouge; tuttavia, quella sera la Capitale si apprestava a vivere il peggior incubo dalla fine della Grande Guerra ad oggi.
Ore 21:16: prima esplosione nei pressi dell’ingresso D dello Stade de France in zona Saint-Denis; si disputava il match amichevole fra Francia e Germania davanti al Presidente della Repubblica Hollande;
21:25: prima sparatoria nei pressi del ristorante Le Petit Cambodge, su Rue Bichat,e del ristorante Le Carillon, su Rue Alibert (13 morti);
21:30: seconda esplosione nei pressi dell’ingresso H dello Stade de France, in zona Saint-Denis;
21:32: terza esplosione nei pressi del ristorante Casa Nostra, in Rue de la Fontaine au Roi (5 morti);
21:43: quarta esplosione, un terrorista si fa esplodere nei pressi del teatro Bataclan su Boulevard Voltaire;
21:48: seconda sparatoria, un terrorista spara verso l’esterno del locale La Belle Équipe, all’incrocio tra rue Faidherbee rue de Charonne (19 morti);
21:49: irruzione con presa d’ostaggi di quattro terroristi nel teatro Bataclan, su Boulevard Voltaire(89 morti);
21:53: quinta esplosione a circa 400 metri dello Stade de France, in zona Saint Denis. Bilancio drammatico con 130 vittime accertate, di 26 nazionalità differenti e 368 feriti. La risposta delle autorità transalpine non si è fatta attendere assaltando le aree interessate e iniziando una vera e propria caccia all’uomo conclusasi con l’irruzione al Bataclan da parte delle forze speciali e l’uccisione di quasi tutti i membri della cellula terroristica.

Nei giorni successivi agli attentati parigini, le forze dell’ordine francesi, dopo la chiusura parziale delle frontiere, hanno assaltato, nella banlieue parigina di Saint-Denis, alcuni appartamenti occupati da terroristi che sarebbero stati in procinto di organizzare nuovi attacchi nella città di Parigi: cinque individui sono stati arrestati e due sono morti. Tra i morti anche Abdelhamid Abaaoud, il presunto organizzatore dei fatti di Parigi. Durante la mattinata del 19 novembre, le forze speciali belghe hanno condotto alcuni raid nella cittadina di Molenbeek-Saint-Jean, in Belgio. Nel pomeriggio dello stesso giorno, un nuovo blitz della polizia ha interessato un quartiere della cittadina di Charleville-Mézières, nelle Ardenne, non distante dal confine con il Belgio. In ambito Internazionale è stata dichiarata guerra all’ISIS da parte dei maggiori esponenti della NATO e l’attacco militare francese ai danni della Siria non si è fatto attendere, bombardando alla cieca tutto il suolo siriano, e producendo, in meno di un mese, centinaia di migliaia di morti. Tensione altissima,non solo in Europa, per via delle sempre più frequenti minacce da parte dei terroristi islamici intenti a colpire i maggiori centri della vita europea,ma ripercussioni anche su Russia e Stati Uniti. Gli ultimi 10 giorni del mese di novembre sono stati vissuti con apprensione dall’intero globo, dati gli incessanti controlli, ma soprattutto per le relazioni internazionali peggiorate tra Paesi con obbiettivi,strategie ed interessi differenti. É da esempio, infatti, l’abbattimento di un caccia dell’aviazione russa,da parte degli F-16 turchi al confine con la Siria.Scenari e vicende che rendono la situazione ancor più delicata e sottolineano, ancora una volta, come le grandi potenze mondiali rivolgano particolari attenzione a quei territori geograficamente ed economicamente strategici. Tornando in Francia la reazione democratica del popolo transalpino non si è fatta attendere: le elezioni regionali del mese di dicembre hanno sottolineato un ritorno alle urne deciso da parte degli aventi diritto al voto (oltre 83%), ed un’ascesa, ancora una volta dopo le europee, del Front National 3 di Marine Le Pen e del suo Nazionalismo pronto a rivendicare lo status del cittadino francese e porre al centro dell’attività politica il concetto di Nazione come unico rimedio alla crisi. Le forze avverse alla Le Pen, da sinistra a destra nessuno escluso, in occasione dei ballottaggi, temendo l’ascesa verticale del Front National hanno dato vita ad un’alleanza che li ha visti coinvolti in toto nel limitare l’avanzata dei nazionalisti. Indice questo, di come l’aria sia pesante non solo all’Eliseo ma in tutto il Paese.

Ritornando agli attenti e pensando al terrorismo che si è scatenato in Europa, mi chiedo ancora: come possiamo combattere questo devastante morbo,senza farci prendere dalle facilitazioni ruvide, che comunque non risolvono il problema? Come possiamo proteggere le nostre società che sebbene imperfette,riescono a far convivere etnie, culture e religioni diverse? Come può l’uomo, ancora, a distanza di secoli, condurre una guerra in nome di Dio, devastando la propria vita e quelle altrui? E’platonico pensare all’uomo che stringe unicamente la mano di un altro uomo, mettendo da parte i propri interessi, a vantaggio dell’umanità intera? Sono degli interrogativi che pongo a me stesso e che devono porsi tutti coloro che hanno a cuore le sorti delle popolazioni del mondo e degli ideali di democrazia, quella vera però, quella che non ha altri intenti né rivendicazioni.Bisogna guardare avanti e cercare una luce che si accenda in questa tristezza, amarezza, paura, una luce di speranza e di conforto: è la luce che il popolo europeo multietnico e multiculturale ha acceso all’indomani dei tragici fatti, dimostrando di saper affrontare queste sventure con molta dignità, con molto coraggio e con molta fermezza, in nome anche dei principi egualitari sorti con la Rivoluzione Francese. L’umanità deve dimostrare forza, fermezza e spirito di fraterna solidarietà nell’affrontare il terrorismo. Prendiamo atto di questa volontà dell’intera società,che professa varie religioni, ma che ha a cuore la convivenza civile e democratica. Questa strage di innocenti pesa come una condanna sulla coscienza di tutti gli uomini di stato e non.

Sembra un sogno il mio o lo è davvero, quando dico che bisognerebbe arrivare al disarmo totale e controllato. Con le guerre nulla si risolve. Ed il denaro che oggi si spende e si sperpera per costruire ordigni di morte che, un domani, farebbero scomparire l’umanità dal nostro Pianeta, si usi invece per sollevare dalla fame tanti esseri umani e rialzare Paesi sottomessi e lacerati da conflitti interni ed esterni. Non deve e non può essere questa la natura dell’uomo, la natura dell’homo homini lupus (“l’uomo è un lupo per l’uomo”), fondamentalmente egoistica, dove a determinare le azioni sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione,dove le società sono controllate solo dal timore reciproco.
Da giovane che si affaccia alla vita adulta, credo non sia accettabile questa regressione. E’ dunque bene ricordare, ancora, anche a distanza di ormai 70 anni, le parole struggenti di Primo Levi:
«Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.»

IL DIRETTORE
GIANMARCO ANDRIERI

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