Giubileo Straordinario 2016: La “Divina Misericordia” come medicina dell’Anima

«Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della Misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio.»
Con queste parole, il 13 Marzo 2015, Papa Francesco annuncia al mondo il Giubileo Straordinario tematico sulla Divina Misericordia, successivamente indetto con la Bolla “Misericordiae Vultus” durante la celebrazione dei primi vespri della domenica della Divina Misericordia (11 Aprile 2015). L‟apertura del Giubileo è stata fissata per l‟8 dicembre 2015. Scelta non casuale, infatti in tale giorno ricorre il 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II. Terminerà il 20 novembre 2016, solennità di Gesù Cristo Signore Re dell‟Universo.
Ma andiamo con ordine.
Le origini del Giubileo risalgono all‟Antico Testamento, infatti la parola Giubileo deriva da “Jubilaeum” che a sua volta deriva da tre parole ebraiche: “Jobel” (ariete), “Jobil” (richiamo) e “Jobal” (remissione). Infatti nel Levitico (capitolo XXV) il popolo ebraico viene incoraggiato a suonare il corno (Jobel) ogni 49 anni, per richiamare (Jobil) la gente di tutto il paese dichiarando santo il 50° anno e proclamando la remissione (Jobal) di tutto il popolo. Per tanto nell‟antico testamento il Giubileo cadeva ogni 50 anni e la legge mosaica prescriveva che la terra, il cui unico padrone era Dio, non venisse coltivata e ritornasse all‟antico proprietario e gli schiavi venissero liberati. Con l‟avvento di Cristo, i precetti dell‟anno giubilare ebraico vennero trasformati in una grande prospettiva ideale in
cui l‟emancipazione, il perdono e l‟inizio di un anno di grazia di Dio assumevano un nuovo significato. Quindi il Giubileo Cristiano è un perdono generale, un‟indulgenza aperta a tutti che il Papa, sotto determinate condizioni (attraversare almeno una porta santa, confessarsi, comunicarsi e pregare secondo le intenzioni del Papa), concede ai fedeli.
All‟inizio la cadenza tra un Anno Santo e l‟altro era di 50 anni, ma poi fu dimezzata a 25. Ogni Pontefice può, però, convocare un Giubileo straordinario, cioè senza attendere i 25 anni previsti tra un Anno Santo e l‟altro, in occasione di particolari circostanze o di ricorrenze di carattere religioso, come ad esempio il Giubileo indetto, nel 1966, da Paolo VI a conclusione del Concilio Vaticano II, oppure quello indetto da Papa Giovanni Paolo II nel 1983 in occasione dei 1950 anni della Redenzione. Ecco perché, ritornando ad oggi, il Giubileo indetto da Papa Francesco è definito Straordinario. Francesco fin dal primo momento si è presentato come un Papa “non canonico”, dedito al recupero della vera essenza del messaggio cristiano e della funzione della Chiesa, la quale deve spogliarsi della “mondanità” per rendere visibili al mondo i segni della presenza e della vicinanza di Dio. Da tale modo di porsi è nata la necessità di un Giubileo tematico sulla Misericordia. In un periodo martoriato da guerre, violenze, soprusi in cui il perdono è raro, il richiamo alla Misericordia diventa non solo urgente ma necessario in tutti gli aspetti della vita umana, a partire dalla società per finire alla famiglia. Quindi Francesco ci pro- pone di volgere lo sguardo a Dio come ad un Padre misericordioso e ai fratelli bisognosi di misericordia, per cui celebrare il Giubileo della Misericordia equivale a mettere al centro della nostra vita personale e comunitaria la specificità della fede cristiana: la gioia di perdonare. A sottolineare questo messaggio è importante la scelta del motto dell‟evento “Misericordiosi come il padre”. Esso ci propone di vivere la misericordia sull‟esempio del Padre che chiede di non giudicare e di non condannare ma di perdonare e di donare amore e perdono senza misura. Proprio per questo sono stati nominati dei Missionari della Misericordia, con il compito di raggiungere tutte le periferie del mondo ponendosi come sacerdoti pazienti nella loro predicazione e confessione, e capaci di comprendere i limiti degli uomini. Ciò che Francesco ci chiede con forza e determinazione è di educarci a chiedere perdono e donare il perdono per costruire spazi di dialogo e di comunione prima con noi stessi, poi con gli altri ed infine con il Signore.
Come è solito accostare alle parole i fatti, Papa Francesco, nell‟ambito dell‟ecumenismo è stato protagonista di incontri con diversi capi religiosi di altre confessioni. In particolar modo ha fortemente voluto, come i suoi predecessori, ed ottenuto, l‟incontro con il Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa. Evento che mette in evidenza la centralità del dialogo unita alla capacità di chiedersi reciprocamente perdono per gli antichi trascorsi, che per troppo tempo hanno costituito un muro nel dialogo tra le chiese sorelle.
L‟Anno Giubilare è scandito da diverse tappe, la prima delle quali è l‟apertura della Porta Santa. Normalmente la prima ad essere aperta è quella di San Pietro, però in questo particolare Giubileo, il Papa ha sorpreso tutti anticipandone l‟inizio con l‟apertura della Porta della Misericordia nella Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centro Africana, il 29 Novembre 2015. Questo evento si inquadra perfettamente con la concezione di un Giubileo decentrato che dà la possibilità di aprire la Porta Santa in tutte le singole diocesi e in particolare nelle cattedrali, nelle chiese particolarmente significative e nei santuari importanti per le singole comunità.
L‟apertura di tali porte, che normalmente restano murate, ha un forte significato simbolico: attraversarle significa per il fedele effettuare un percorso straordinario verso la salvezza. Francesco ha pensato proprio a tutti: anziani, malati, ma anche carcerati. In nome della disponibilità di Dio a perdonare sempre e comunque, dedica una giornata particolare proprio ai carcerati, invitandoli a considerare la porta della propria cella come una “Porta Santa” il cui attraversamento sarà l‟inizio della loro rinascita. Contenuti forti e significativi che ci devono portare alla consapevolezza che i problemi del mondo derivano dalla continua ricerca esclusiva dei propri interessi. Infatti la forza dell‟amor proprio è talmente forte da rendere straniera la misericordia al mondo, al punto tale che noi uomini spesso non riusciamo a riconoscere i limiti e i peccati. Perciò è necessario, accogliendo l‟invito del nostro Santo Padre, che ognuno di noi cerchi di essere, nel proprio piccolo, protagonista di questo Anno Santo facendo esperienza della Misericordia di Dio.

Emma Caferro

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