Quando la bellezza incontra l’eternità

Nell‟immaginario collettivo di un dato contesto socioculturale, molteplici sono i riferimenti a grandi personaggi che in modi differenti si insinuano ed influenzano tanto la formazione scolastica, quanto quella strettamente personale del soggetto. Di frequente, si tende a far proprie alcune figure, quasi idealizzandole e rendendole inumane, immortali. Da queste costruzioni bisogna trasalire nel momento in cui tali personalità vengono a mancare, lasciando alla storia preziosi bagagli. L‟inizio del 2016 è stato caratterizzato da tre importanti perdite nello scenario globale. È questo il caso di Ettore Scola, Umberto Eco e David Bowie. Cinema, filosofia, musica, hanno scandito le vite di questi uomini fautori di arte dal forte impatto mediale. Scola esordisce come giornalista e vignettista nella rivista satirica Marc’Aurelio, ed a metà degli anni ‟50 inizia ad occuparsi di cinema, scrivendo, in collaborazione, delle sceneggiature per pellicole come Un Americano a Roma del 1954. Il ‟64 segna il salto, la sua prima regia per il film Se permette parliamo di donne con Vittorio Gassman. Gli anni ‟70 elevano la carriera di Scola e lo collocano definitivamente nell‟olimpo dei grandi: è a questo punto necessario citare i suoi masterpiece C’eravamo tanto amati del ‟74, e Una giornata particolare del 77. Gli ultimi lavori cinematografici risalgono ai primi anni 2000: Concorrenza sleale (2001), e il docu-film Gente di Roma (2003). La sua arte racconta l‟Italia del secondo dopoguerra, mostra il quotidiano con oculata profondità. Scola ha reso celebre la commedia all‟italiana di stampo neorealista. Tuttavia Il regista non ha mai abbandonato la sua passione per caricature e vignette: per 40 anni ne ha realizzate di numerose, e dopo varie esposizioni in Italia, anche la Francia le ha mostrate nella Galerie Catherine Hovard di Parigi. Dopo pochi giorni dalla sua scomparsa avvenuta il 19 Gennaio 2016, è uscito il documentario realizzato dalle figlie Paola e Silvia in cui Scola racconta la sua vita ed il suo lavoro sottoforma di memorie, chicche e aneddoti. Non è però da accantonare la sua militanza politica. Il regista ha infatti partecipato al governo ombra del Pci del 1989 con una delega ai beni culturali. Nello spiegare il motivo per cui il Pci chiese a Scola l‟impegno politico, Achille Occhetto (ultimo segretario del partito), dichiarò a L’Espresso: “Scola non era solo un regista, che certo non basta, ma un regista colto e capace di comprendere le esigenze della cultura, delle sue istituzioni e dei lavoratori”. U mberto Eco, scomparso il 19 Febbraio 2016, è stato un semiologo, scrittore e filosofo. I suoi capolavori indiscussi sono Il nome della rosa del 1980, e Il pendolo di Foucault del 1981. Il primo, tra i 20 libri più venduti al mondo è stato tradotto in 40 lingue, nel 1981 fu inserito nella lista dei 100 libri del secolo secondo Le Monde; è un romanzo giallo storico ed epico, ambientato nel 1327 in un monastero benedettino. Il secondo è invece un romanzo intriso di espressioni esoteriche, dalla cabala alla teoria del complotto, ambientato simmetricamente negli anni della sua vita. Eco, persona dalle notevoli sfaccettature, si è occupato sia di cultura alta che di cultura bassa, in particolar modo era lettore e scrittore di fantascienza. A tal proposito definì proprio questo genere come “La letteratura di consumo… e quindi non va giudicata secondo i criteri applicabili alla letteratura sperimentale di ricerca”. Secondo l‟autore, la fantascienza emanava nelle masse la visione dinamica del progresso sociale. Scrisse in tale campo Diario minimo del ‟65, e Il secondo diario minimo del ‟92. Nella produzione teorica di Eco, frequenti erano i temi legati alla varietà del linguaggio, all‟interrogazione sulla sensibilità in rapporto con i meccanismi cognitivi, all‟osservazione e conoscenza del mondo esterno. Le Monde lo ha dipinto come “Il grande alchimista destinato all‟immenso”. Mediaticamente aggressivo fu il suo intervento sui social network, in una lectio magistralis tenuta all‟Università di Torino del 2015. In tale occasione dichiarò che “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l‟invasione degli imbecilli”. Le sue parole parvero arroganti e presuntuose, ma ciò che Eco volle mostrare era la banalità e la leggerezza dell‟atteggiamento umano nell‟utilizzare strumenti, senza tener conto dei limiti e delle con- crete possibilità offerte da questi. Subito dopo la sua morte è stata pubblicata la sua ultima opera, Pape Satàn Aleppe, cronache di una società liquida (il titolo riporta un frammento del VII canto dell‟Inferno di Dante; mentre il sottotitolo contiene appositamente un richiamo alla società liquida definita da Bauman), prima pubblicazione della casa editrice La nave di Teseo  che Eco stesso contribuì a fondare. Il libro contiene articoli della rubrica La bustina di Minerva, tenuta da Eco in L’Espresso.

David Bowie, immenso influencer e trendsetter, è stato uno dei maggiori esponenti del rock globale. Ogni step nella carriera del londinese poliedrico, è arte pura. Da ragazzo sperimenta nella sua formazione musi- cale, le sonorità che lo condurranno al successo nel 1969 con Space Oddity e con il suo personaggio, l‟astronauta “Major Tom”. Ciò che rende Bowie indimenticabile è proprio la creazione di soggetti originali e particolarissimi che caratterizza- no i suoi brani. Da un‟era british a una successiva berlinese, David brucia le tappe, osa, si trucca il volto, mostra il suo fa- scino androgino, diventa portabandiera di una società che vuole emanciparsi, ed è innegabilmente l‟icona gay degli anni 70-80. Al sorgere degli anni ‟70 si cimenta nella recitazione, interpretando nel 1975 L’uomo che cadde sulla terra, classico di fantascienza diretto da Nick Roeg. Questo è il decennio aureo di Bowie; nel ‟72 esce Starman e David diventa “Ziggy Stardust”, una rockstar extraterrestre. Dà vita alla corrente glam rock che trova conferma assoluta con Rebel Rebel del ‟73. The White Light Tour va in scena nel 1975 e Bowie irra- dia i palchi con la luce del suo nuovo personaggio, “The white duke”. Le sue canzoni più famose tra cui Life on mars?, Heroes e Starman, restano vivi inni di un‟epoca trasgressiva e mai banale. Dal punto di vista social, virale è stata la gif realizzata in suo onore lo scorso anno, dall‟illustratrice Helen Green. Questa gif è composta da 29 ritratti del camaleontico artista. David muore il 10 Gennaio 2016, a due giorni dal suo 69esimo compleanno, lasciando il testamento più profondo e struggente, Lazarus, la sua canzone d‟addio.

Chiara Toteda

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