Un ponte di fede: da Toronto a Figline.

Storia di un ex voto nella Chiesa di San Giovanni Battista  a Figline Vegliaturo.

Il 27 Marzo prossimo ricorre il 6° centenario della nascita di Francesco d‟Alessio (Paola 27.03.1416 – Tours 02.04.1507), noto come il Santo eremita Francesco di Paola, patrono della gente di mare e grande taumaturgo. La sua lunga vita fu ricca di eventi prodigiosi e di una predestinazione divina, assecondata da una profondissima fede in Dio, da una rigorosa scelta di vita e da una titanica tenacia nel servire il Signore. San Francesco fu il fondatore dell‟Ordine dei Frati Minimi ispirato alla Regola di Francesco d‟Assisi, dalla cui intercessione era stato guarito da una grave infermità agli occhi ad appena un mese dalla nascita. Dall‟eremo di Paola la sua fama si diffuse in tutta la Calabria, l‟Italia e la Francia dove morì. Ovunque venne chiamato a diffondere la parola di Dio e a fondare nuove comunità monastiche, San Francesco visse per ben nove anni nella vicina Paterno, chiamato dai paternesi a dar vita ad una comunità dei
suoi fratelli eremiti. Qui il Santo operò numerosi prodigi. Da Cosenza e dai paesi vicini accorrevano un gran numero di ammalati di ogni età e condizione che chiedevano di esser guariti. Per tutti Francesco aveva dei rimedi semplici ma efficaci, come pure fatti miracolosi avvennero durante la costruzione del convento (1444). Quale fu la disposizione dei figlinesi nei confronti del Santo non sappiamo, certo possiamo immaginare devozione, incredulità, stupore, visto che Figline e Paterno si guardano come due amici dirimpettai da un balcone! Nella biografia si cita un certo frate “Pietro di Figline” che dopo aver indossato il saio, disertò dando grande afflizione al Padre visto che «andò via verso la Mantia e … Tropea e in un tratto perse la vita e l‟anima…». Possiamo, pertanto, ipotizzare che i figlinesi abbiano conosciuto il frate paolano durante il suo soggiorno a Paterno e che ne siano diventai devoti quando si diffuse la fama della sua santità. Ma fu negli anni cinquanta del secolo scorso che accadde l‟episodio che voglio narrare, di cui è segno una pregevole statua esposta nella Chiesa di San Giovanni Battista, e che una volta era incorniciata da una nicchia dorata che esaltava la figura del Santo. Essa è, infatti, un ex voto “per grazia ricevuta”. Ho raccolto la storia dalla viva voce del- la signora Lucia Infelise in Arcuri, parente del committente. Si tratta del Signor Francesco Cerenzia, giovane figlinese che negli anni quaranta
abitava con i genitori Antonio Cerenzia e Giuseppina Arcuri in Piazza XXV Luglio e che come tanti compaesani emigrò in Canada. Si stabilì a Timmins, dove sposò una ragazza francese. Trascorsi alcuni anni, decise di ritornare in Italia a far visita ai genitori oramai anziani. Ciò accadde nel 1951 o ‟52. Preparò la partenza e in un giorno di uno di quegli anni arrivò a Toronto per partire alla volta dell‟Italia. A Toronto trovò un pessimo tempo e nel salire sull‟autobus che doveva portarlo all‟aereo, scrutando il cielo plumbeo e minaccioso, vide in un cerchio di luce la figura di un frate che con la mano gli faceva un cenno di divieto. Francesco non gli diede alcun peso ma, poco dopo, mentre stava per salire la scaletta dell‟aereo di nuovo l‟apparizione dell‟anziano frate si concretizzò ai suoi occhi, e di nuovo lo respingeva con entrambe le mani. Francesco si fermò, non ebbe più dubbi: quel frate era S. Francesco che con quei gesti gli sconsigliava la partenza. Tornò indietro, prese un taxi e andò a casa di alcuni parenti che aveva a Toronto. A questi raccontò che non era potuto partire perché i suoi documenti non erano in regola. Poi ritornò a casa raccontando la medesima bugia; ma il suo animo si riempì di alterni sentimenti (gratitudine, gioia, sgomento) quando dalla radio apprese che quell‟aereo si era incendiato in aria poco dopo il decollo. Nessuno si salvò tranne lui! Intraprese il viaggio qualche tempo dopo e durante il suo soggiorno a Figline decise che questo evento miracoloso, che lo aveva tanto coinvolto, non poteva essere sottotaciuto, anzi pensò di acquistare una grande statua di San Francesco per donarla alla nostra Chiesa a perenne ricordo e riconoscenza al Santo. Francesco Cerenzia volle pure l‟istituzione di una festa. Nacque un comitato presieduto dal signore Gino Greco che doveva organizzare i festeggiamenti nella terza domenica di maggio. I festeggiamenti iniziavano con il novenario e finivano con S. Messa e processione con molta partecipazione di fedeli anche provenienti dai paesi vicini. Sino al 1977 Francesco Cerenzia ogni anno puntualmente inviava, insieme al suo cuore, il denaro necessario per organizzare una festa sempre più bella e sentita e ciò continuò dopo la sua dipartita con il nipote Antonio Arcuri e i suoi figli. Successive disposizioni superiori in materia di celebrazioni religiose locali hanno abolito le numerose feste paesane riconoscendone la validità solo a due. Per tanto la festa dedicata a San Francesco non esiste più. Alla signora Lucia, che di queste memorie ne mantiene il ricordo fra le pieghe dei suoi sentimenti, è rimasta solo la possibilità di far celebrare la S. Messa della terza domenica di maggio in onore del Santo calabrese: appena un cenno e niente più.

Nicoletta Aquino

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