Viaggio in Messico

Giorno 13 febbraio Papa Francesco arriva in Messico, viaggio che si concluderà il 18 dello stesso mese. In questo viaggio, non perde occasione per trattare temi molto forti per la popolazione del Messico ma validi per tutta l‟umanità. In primis, la durissima condanna al narcotraffico, le sue parole nette rimangono come una eco inconfondibile: «Mi preoccupano tanti che, sedotti dalla vuota potenza del mondo, esaltano le chimere e si rivestono dei loro macabri simboli per commercializzare la morte… Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per la gioventù e per l‟intera società, compresa la Chiesa». Ed è proprio con queste parole che chiede ai vescovi messicani di non sottovalutare questa sfida, di valutare la complessità delle sue cause in modo da costruire un serio e qualificato progetto pastorale. Altrettanto carica di significato la denuncia contro i trafficanti di morte, che distruggono vite umane sfruttando la disperazione e la povertà. In un‟area segnata dal potere dei narcos, durante l‟Angelus, “grida” un appello affinché il Messico non diventi «una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte».  Il viaggio prosegue con la commovente visita all‟ospedale pediatrico “Federico Gomez” nel quale sono ricoverati tantissimi bambini affetti di cancro, durante la quale, Francesco ha voluto infondere nei bambini la speranza del “ce la potete fare”, ringraziando tutte quelle persone che non solo con i medicinali, ma con l‟“affetto terapia” aiutano i bambini ad attraversare questo periodo con più gioia. Altro passo saliente è avvenuto giorno 17 febbraio, nel carcere Ceresao 3 dove sono rinchiusi centinaia di sicari di varie gang di narcos. Citando il passo del Vangelo in cui Gesù chiede a chi è senza peccato di scagliare la prima pietra, chiede loro di celebrare il Giubileo della Misericordia affinché si possano spezzare i vincoli viziosi della violenza e della delinquenza, dicendo loro di non parlare “dalla cattedra” ma dall‟esperienza dei suoi peccati. Ancora una volta affiora il carattere francescano che lo ha sempre contraddistinto: lui al pari di tutti gli uomini, peccatore come tutti gli uomini. Termina il suo viaggio celebrando la prima messa mai celebrata da un Papa al confine tra due stati, con i fedeli dell‟uno e dell‟altro lato, a Ciudad Juarez, durante la quale si è soffermato a pregare per tutti quei fedeli che si trovano nel territorio della texana El Paso, oltre la rete metallica. Atto altamente simbolico che pone l‟accento sul dramma delle centinaia di migliaia di migranti che cercano di varcare la frontiera, e che spesso nella loro odissea trova- no la morte. «Non possiamo negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone […]. Questa tragedia umana che la “migrazione forzata” rappresenta, al giorno d‟oggi è un fenomeno globale». Così, dopo un saluto ai fedeli aldilà del confine  USA, si conclude questo viaggio, prima tappa di un viaggio ancor più grande, quello attraverso le coscienze di ognuno di noi durante questo Anno Santo.

Emma Caferro

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