Errare è umano

I pendolari del sud, ma anche quelli delle periferie del nord, conoscono i capistazione. Ne conoscono il lavoro e lo stress. Le difficoltà a gestire un servizio dei trasporti sempre in deficit. Un deficit di mezzi, di strutture, di tecnologie. Chi viaggia in treno sa. Provate a chiedere a un pendolare della tratta Rogliano-Cosenza cosa pensa, ogni volta, quasi per ogni corsa, del treno che alla stazione di Pedace si ferma. Attende secondi, solitamente minuti, che arrivi il treno in senso opposto. Scambio di binari, che poi è uno solo, e si riparte. È normale. Il 65% delle ferrovie calabresi cammina su un solo binario. Ma siamo fortunati noi calabresi. Sono fortunati i capistazione calabresi. Perché per gestire il traffico ferroviario, almeno loro, sono dotati di un sistema tecnologico, neanche all’avanguardia peraltro, che permette di ridurre al minimo i rischi di segnalazioni errate. I capistazione di Andria e di Corato no. Non sono stati così fortunati, perché loro, ancora oggi, organizzano gli spostamenti di centinaia di persone scrivendo cose del tipo «Dopo giunta mia stazione treno A chiedo di inviare treno B». Il binario unico è un problema. La scarsa dotazione di sistemi tecnologici è un problema peggiore. Per queste ragioni, raccontare che due lavoratori pugliesi, o forse solo uno di loro, siano gli unici colpevoli di una strage prevedibile, è sintomo di malafede. Non accorgersi che il nostro Paese versi in condizioni infrastrutturali obsolete, su ferro e su gomma, per il trasporto pubblico e quello privato, significa non vivere questi territori. Abitarli si, ma non viverli. Chiedete agli automobilisti della SS107 Cosenza-Crotone, cosa pensano di quel ponte nei pressi di Celico, che da anni, da anni, versa in stato di progressivo allentamento, anche se per ora non è a rischio crollo, quindi tranquilli. Quel ponte è ancora lì, in quello stato, non c’è fretta di intervenire. È normale. Pensiamo a quale operaio Anas daremo la colpa quando sul tratto AltiliaCosenza Nord dell’A3 Salerno-Reggio, un automobilista qualsiasi ci lascerà la pelle. Un tratto pieno di curve, giunti, avvallamenti, asfalto in continuo deterioramento. Un tratto che non è stato toccato dai lavori di ammodernamento, e non succederà, perché per il 22 dicembre di quest’anno i nostri governanti hanno in programma di allestirsi la passerella per la conclusione dei lavori iniziati nel 1964 (quelli di ammodernamento iniziati nel 1998). Quindi si sbrighi chi può e chi non può si adegui. Chissà cosa ci sarà da festeggiare poi, i ritardi forse. O forse festeggeremo Adrian, l’operaio morto un anno fa durante la ricostruzione del Viadotto Italia. Pensiamo a quale pericoloso ubriacone o drogato daremo la colpa del prossimo incidente mortale sulla SS106 TarantoCrotone, perché avverrà, statene certi, perché quella strada non meriterebbe di essere catalogata nemmeno come un’interpoderale, ma tant’è. È normale. . Nessuno si agiti, dunque. Costruiremo la grande opera. Ieri la Tav, oggi la metro leggera Cosenza-Unical, domani il Ponte sullo Stretto. Poco importano i problemi del trasporto quotidiano. Per quelli daremo la colpa al prossimo sventurato. Perché errare è umano. Ma l’errore umano non può essere sempre la scusa di una gigantesca negligenza amministrativa e di programmazione collettiva. Errare significa anche viaggiare.
Il 12 luglio 2016, tra Andria e Corato, nelle campagne della Murgia pugliese, due treni che viaggiavano in direzione opposta, su un tratto di 37 Km a binario unico, si sono scontrati provocando la morte di ventitre persone e più di cinquanta feriti. Errore umano. Le istituzioni si sono affrettate, infatti, a liquidare e giustificare l’incidente avanzando la responsabilità dei capistazione di Andria e di Corato. Responsabilità individuale, unica. Come unico è il binario su cui camminavano i treni di quella tratta, così il 70% delle ferrovie del meridione, il 55% di quelle italiane. Le prime indagini parlano di “errato automatismo nella segnalazione di via libera” a uno dei due treni. Un automatismo derivato, probabilmente, da un ritardo di 23 minuti di uno dei convogli.  Il segnale viene inviato con il sistema superato del “blocco telefonico”, una scambio di autorizzazioni con fonogramma, invece che con il controllo centralizzato del traffico, un sistema automatico a telecomando, più efficiente, già utilizzato per la maggior parte delle ferrovie italiane. Il procuratore di Trani, interrogato dalla stampa a proposito dello stato delle indagini, ha dichiarato: «Parlare di un errore umano è corretto ma assolutamente riduttivo». Ovviamente. . Quel tratto ferroviario sarà interessato da lavori, cofinanziati dall’Ue, che apporteranno un ammodernamento di una delle linee più trafficate della Puglia. Questi lavori rientravano nella programmazione regionale dell’utilizzo dei fondi europei 2007-2013: non sono mai iniziati. La causa va rintracciata in una serie di cavilli burocratici e difficoltà nelle procedure di esproprio. I lavori sono stati spostati nella programmazione 2014-2020: non sono ancora iniziati.

A cura di Cristian Mauro

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