La riforma costituzionale: cosa sapere?

I contenuti e le valutazioni della legge per arrivare ben informati al referendum.

Iter. Il 12 aprile 2016, il Ddl Boschi in materia di riforma costituzionale ha terminato il suo iter parlamentare con l’approvazione a maggioranza assoluta dei membri della Camera. Pertanto, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, entro tre mesi dall’approvazione definitiva, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo/abrogativo senza quorum. La consultazione, per la quale non esiste ancora una data certa (dovrebbe svolgersi in autunno, probabilmente tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre), prevederà un unico voto (si/no) su tutto il “pacchetto Boschi” (sembra esclusa l’ipotesi che si possa procedere a uno spacchettamento della riforma e a più quesiti referendari). Il Ddl è entrato in Parlamento circa due anni fa, per essere sottoposto a tre letture rispettive di Camera e Senato, con maggioranze variabili e sempre più ridotte.

Contenuti. La riforma prevede la modifica di 40 articoli della Costituzione, su diverse materie della vita democratica delle nostre istituzioni.

  • Perno del progetto è sicuramente l’abolizione del bicameralismo perfetto: il Senato sarà trasformato (non abolito) nel Senato delle regioni, composto da 95 consiglieri regionali (probabilmente scelti dai consigli regionali) e i sindaci dei capoluoghi di regione, più 5 senatori nominati dal PdR con un mandato di sette anni, più i senatori a vita già in carica e i prossimi Presidenti emeriti. Le funzioni di questo nuovo Senato sono complesse: non voterà più la fiducia al governo; coordinerà le attività delle autonomie locali; esprimerà pareri non vincolanti sulle leggi ordinarie della Camera; parteciperà alla elezione del PdR, dei giudici costituzionali e del CSM, oltre a votare le riforme costituzionali. La riforma conta di limitare i tempi di approvazione delle leggi, i quali, tuttavia, sono già calati nelle ultime legislature, e di farlo soprattutto con l’introduzione di un nuovo procedimento (la legge “essenziale” su indicazione del governo) che dovrà essere terminato entro 70+15 giorni. I procedimenti legislativi risultano aumentati: monocamerali, bicamerali con maggioranze diverse, “essenziali”.
  • Altro punto importante del Ddl è la modifica delle competenze statali e regionali. Dopo la riforma del Titolo V del 2001, molte materie erano passate nella sfera di competenza regionale, alcune in maniera esclusiva, altre in maniera concorrente. Con la rinnovata Carta, alcune materie (ambiente, energia, sicurezza sul lavoro, ecc.) tornano in maniera esclusiva allo Stato, con una generale riduzione delle autonomie locali.
  •  Novità sulle iniziative popolari. I referendum abrogativi continueranno a prevedere il quorum del 50%+1 degli aventi diritto ma solo per le consultazioni richieste da 500.000 elettori e meno di 800.000. Per i quesiti richiesti da più di 800.000 elettori, invece, sarà sufficiente un quorum del 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni politiche. Le leggi di iniziativa popolare, inoltre, dovranno essere sottoscritte da 150.000 elettori e non più da 50.000.
  • Questione costi della politica. La riforma non abbatterà i costi, ma deve piuttosto parlarsi di una parziale riduzione, per certi versi indiretta (cioè derivata dai tagli al Senato già realizzati nella attuale legislatura), per altri versi limitata all’eliminazione dei costi per le indennità dei senatori (che percepiranno la sola indennità della carica locale) e delle indennità abolite degli ex consigli provinciali, ma che non supera, nella migliore delle ipotesi, i 150 milioni di euro (si stima che l’abolizione definitiva del Senato produrrebbe un risparmio vicino al miliardo). A questi risparmi va ad aggiungersi l’abolizione del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) che permetterà di tagliare qualche milione di euro di spesa.

Punti di forza. La forza della riforma sta soprattutto nella limitazione dei poteri del Senato, che dovrebbe produrre una maggiore stabilità del governo. L’abolizione del Cnel, così come ha funzionato fino a oggi, è un atto dovuto. La riduzione dei tempi di approvazione delle leggi, inoltre, può essere un buon modo per restituire dignità alle attività parlamentari, nonché produrre evidenti benefici pratici.

Punti di domanda. Resta da valutare sia l’effettivo risparmio sui conti pubblici, sia il funzionamento del nuovo assetto istituzionale. In quest’ultimo caso, se da una parte il procedimento legislativo viene solo apparentemente alleggerito, dall’altra le riduzioni delle competenze regionali e l’istituzione di un Senato delle regioni produrranno un nuovo ordine non ancora decifrabile.

Punti di debolezza. La riforma, unita alla nuova legge elettorale con premio di maggioranza senza soglia, potrebbe rimettere nella maggioranza parlamentare tutti i poteri legislativi e di nomina. Uno dei punti più discussi, però, è la scelta di approvare un unico disegno di legge che costringerà gli elettori a bocciare o confermare l’intero progetto senza possibilità di distinzioni, nonostante le materie trattate siano tante e diverse. La nuova formulazione degli articoli della Costituzione, poi, contiene fin troppa normativa di dettaglio, con il rischio di generare continui conflitti tra organi e ricorsi (molto lunghi) alla Corte costituzionale.

A cura della redazione

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