L’Europa delle Frontiere

Uno sguardo alla politica dell’UE tra il rischio che Schengen venga affossato, le difficoltà di gestione dei confini,le pressioni migratorie.

I l 14 giugno 1985 Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno firmato l’accordo di Schengen, che progressivamente ha eliminato i controlli alle frontiere interne e ha introdotto la libertà di circolazione per tutti i cittadini dei paesi firmatari e di altri paesi dell’unione europea. L’Italia ha aderito nel 1990. Attualmente lo spazio di Schengen comprende 22 dei 28 paesi dell’UE, quindi l’accordo di Schengen è diventato un insieme di norme e disposizioni, integrate nel diritto dell’Unione europea. Negli ultimi anni, in particolare nel 2015, l’emergenza umanitaria dei profughi arrivati in Europa (più di un milione) e gli attentati commessi hanno spinto alcuni stati a reintrodurre i controlli alle frontiere, mettendo in pericolo uno dei pilastri dell’UE. Il 16 ottobre 2015 l’Ungheria ha deciso di chiudere i confini con la Croazia per arginare l’ondata di migliaia di migranti in arrivo quotidianamente nel paese. Anche altre nazioni dell’Unione europea come Serbia, Slovenia, Macedonia, Romania e Croazia hanno cominciato ad applicare le restrizioni alla frontiera per restaurare la normativa precedente a Schengen, che suppone la chiusura definitiva della rotta dei Balcani ai rifugiati. Tra il gennaio e il novembre 2015 si stima che un milione e mezzo di persone abbiano attraversato illegalmente le frontiere esterne dell’UE. Queste condizioni hanno sia indebolito i sistemi nazionali di protezione delle frontiere esterne, e soprattutto hanno anche creato problemi sui confini interni che nell’area dei 26 paesi Schengen permettono la libera circolazione dei cittadini. Il 6 luglio 2016 il Parlamento europeo ha approvato l’istituzione della nuova agenzia di guardia costiera e di frontiera europea che sarà operativa da settembre. Ѐ un sistema di controllo delle frontiere esterne che si basa sulla collaborazione tra funzionari dell’agenzia europea e autorità dei paesi membri. A votare a favore della risoluzione sono stati 483 eurodeputati, 181 contrari e 48 astenuti. Il trattato di Schengen che in passato ha rappresentato il biglietto da visita dell’Europa aperta a tutti, oggi, invece, viene liquidato come il male assoluto, così che molti ne chiedano una revisione o addirittura una sospensione. Nonostante le numerose pressioni di governi e partiti nazionalisti, però, almeno per ora, Schengen resta al suo posto. L’Europa, quindi, almeno ufficialmente, non ripristina le frontiere, non almeno nel senso del passato, ma le difficoltà di questo passaggio storico, rischiano di sfociare, come già avvenuto, nel decisionismo dei singoli Stati membri.

A cura di Federico Mauro

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