Calcio romantico: una stagione storica

Tutta la follia di un’annata incredibile, tra sorprese, cenerentole e improbabili conferme.

Ci sono storie eccezionali, da non crederci. Storie come quella che è stata la stagione appena terminata. Una stagione che non ha conosciuto la normalità, che ha ribaltato qualunque pronostico, che ha regalato emozioni forti sin dai suoi albori. Si ripartiva dai traumatici addì di alcune delle più grandi leggende dei nostri tempi: Gerrard, Drogba, Xavi. Tutti in una volta sola. Saluti già annunciati ma che hanno comunque ferito i cuori di tutti i tifosi di Liverpool, Chelsea e Barcellona. E il calciomercato della scorsa estate non ha fatto altro che dare il colpo di grazia agli sfegatati romantici del pallone. Altre bandiere ai saluti. Casillas saluta il Bernabeu e il mondo del Real Madrid per andare al Porto, tradito dai “blancos”; Schweinsteiger , passato dal Bayern Monaco al Manchester United. Pronti, via. Si aprono le danze, finalmente, dopo un’estate infuocata. A sorprendere nei principali campionati europei, dopo una manciata di partite, sono il Leicester guidato da Claudio Ranieri, in Inghilterra, e la Juventus in Italia. Una ai vertici della Premier League, l’altra sprofondata da subito in coda alla classifica della Serie A. In Serie B, invece, a tenere il passo del favoritissimo Cagliari, nella corsa verso la massima serie, c’è il Crotone, che partito con l’obbiettivo di una salvezza tranquilla, si ritrova nelle primissime posizioni della classifica, senza soffrire di vertigini. Quella del Leicester è una marcia inarrestabile, che ha dell’incredibile. Alla fine sarà “miracolo Leicester”: le “Foxes” vincono una Premier folle, nel segno di Vardy, Mahrez, del capitano Morgan e di un portiere, Kasper Schmeichel, figlio di Peter, altro protagonista di quella favola che fu la Danimarca nell’europeo del 1992. Tutti guidati da un allenatore, il nostro Ranieri, che vince il suo primo titolo da allenatore lì dove era alle soglie dell’impossibile. Eroi contemporanei che hanno scritto una pagina indelebile della storia del calcio. Una delle tante di quel romanzo fantasy che è stata la stagione appena giunta al termine. Già, perché in Italia la Juventus, con una cavalcata titanica (23 vittorie consecutive), torna in vetta e vince il suo quinto scudetto consecutivo, eguagliando la striscia di vittorie di Inter (2006-2010) Torino (1944-1949) e degli stessi bianconeri, tra il 1930 e il 1935. E poi il Crotone. L’altra favola, forse la più clamorosa, nel suo silenzio. La Calabria torna in A dopo nove anni, per i rossoblu è la prima volta in assoluto. Sbaragliata la concorrenza delle big sella B, promozione raggiunta già a due giornate dalla fine. Dall’anonimato al salotto delle grandi italiane dalla porta principale. Da quella da dove le “Cenerentole” fanno il loro ingresso al gran ballo. Emozioni finite? Macché! Le due competizioni europee per club regalano spettacolo allo stato puro. In Europa League vince, per la terza edizione consecutiva, il Siviglia di Unay Emery. In Champions League l’Atletico Madrid, dopo aver eliminato Barcellona ai quarti di finale e Bayern Monaco in semifinale, sogna la vendetta della finale del 2014. Avversari, infatti, nella finale di Milano, sono i cugini del Real Madrid, guidati dal nuovo mister Zinedine Zidane. Ma ancora una volta l’Atletico si arrende a un passo dalla gloria. Il Real vince, come nel 2014, questa volta ai calci di rigore. Con la finale di Milano si chiudono le competizioni per club. Ci sono ancora da giocare, però, la Copa America del Centenario e l’europeo francese. La coppa America riconferma i valori della scorsa edizione: Cile campione per il secondo anno consecutivo, battuto in finale, ancora una volta, l’Argentina di Messi. L’europeo, invece, mette in luce nuove cenerentole: la sorprendente Islanda, che arriva fino ai quarti, battuta solo dalla Francia padrona di casa. E il Portogallo, arrivato in finale a suon di pareggi, che vince l’edizione battendo in finale proprio la selezione francese. Eroe nazionale un altro semi-sconosciuto al calcio che conta: Èderzito Antonio Macedo Lopes, conosciuto semplicemente come Eder. Il Portogallo vince la sua prima competizione internazionale, dopo il secondo posto dell’Europeo 2004, quando era il Paese ospitante. L’ultima sorpresa di questa pazza, romantica, entusiasmante stagione. Una stagione che resterà alla storia. Una stagione da raccontare ai propri nipoti.

A cura di Gianmarco Cimino

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