Due France due misure

Gli attentati da una parte, le proteste sindacali dall’altra: due facce di uno stesso Paese in tumulto e due modi impari di raccontarne i fatti.

C’è una Francia colpita, indifesa, caduta. É la Francia degli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e di quelli per le vie di Parigi, poi a Nizza. E ce n’è un’altra: tesa, bloccata, rabbiosa. È la Francia che protesta, con scioperi e interruzioni delle produzioni, contro la nuova riforma del lavoro (“Loi du travail”) che toglie tutele ai lavoratori e aumenta i poteri aziendali. Lecito chiedersi: è comunque la stessa Francia o sono due Paesi diversi? I giornali italiani, quantomeno le testate principali, non hanno dubbi: due pesi due misure. C’è quella Francia vicina e amica, scossa dal terrorismo, allarmata oltre ogni ragionevole limite, che va raccontata notte e giorno, nelle banlieue e nel centro, negli uffici e nei condomini. E c’è quell’altra, figlia di un dio minore, aizzata contro il governo da un sindacato, da operai e da cittadini arrabbiati che protestano a oltranza, che va oscurata, ignorata e pure un po’ derisa, raccontata sottovoce se è proprio necessario, ma delegittimata. È fin troppo ovvio che un attentato fa più notizia di una protesta, finanche se i disagi quotidiani per il popolo che subisce o compie certi eventi possano avere punti in comune. Il vero problema sta piuttosto nella qualità della notizia e nel taglio che i giornali decidono di darle. Il punto, infatti, è la legittimazione del fatto. Se nel caso del terrorismo, i media nostrani diffondono un allarmismo giustificato dalla gravità degli eventi, una tensione che deve essere anche nostra perché quei francesi colpiti “sono come noi”, hanno il nostro stesso stile di vita, e leggi molto simili alle nostre, nel caso delle proteste sindacali, invece, cambia enormemente la percezione del pericolo. Quei francesi che per chiedere il ritiro di una legge hanno dovuto bloccare un Paese intero, sono lontani, il pericolo che il loro lavoro venga cambiato ingiustamente va circoscritto a un Paese che non è il nostro, per una questione che va contestualizzata e che in Italia non avrebbe senso, anzi “non accadrà mai”. Mentre per i pochi giornali che la questione l’hanno affrontata più dettagliatamente, salvo alcuni casi isolati, il discorso cambia di poco: le proteste assumono un carattere ingiusto perché creano disagi alla popolazione e perché un governo non può cedere alla mobilitazione ma deve schiacciarla in favore della sua “credibilità istituzionale”. In tutto questo, non sfugga una questione essenziale: la legge contro cui protestano i francesi (7 persone su 10 ne chiedevano il ritiro prima dell’approvazione), richiama su alcuni punti il Jobs Act italiano, approvato un anno fa, tra proteste inefficaci e molto meno rumorose. Dunque, parliamo di due fatti che, direttamente o meno, toccano anche l’Italia: terrorismo e riforma del lavoro. La reazione dei media italiani, allora, molto ci dice della legittimità data agli eventi: il terrore generato dagli attentati merita di essere trattato nel dettaglio e con estrema comprensione; le preoccupazioni di chi sciopera a proprie spese, invece, vanno ignorate e rimproverate. Il primo è un fatto legittimo. Il secondo no. Chiaro. I nostri quotidiani ci hanno detto che dobbiamo temere, e molto, per il terrorismo, ma non dobbiamo curarci delle riforme che riguardano il nostro attuale o futuro, incerto, posto di lavoro. È come se in una scala di priorità, la questione della sicurezza fosse più decisiva di quella del lavoro. Questa scelta, oltre ad essere una scelta politica estremamente efficace, orienta lo stile di vita. Si invita a “non uscire di casa se non è necessario”, lasciare che ogni Stato possa controllare i propri cittadini “solo per la loro sicurezza”, e soprattutto ad avere paura, sempre. Ma ci si guardi bene dal protestare se si riducono le tutele del lavoro, se un lavoro non lo si avrà mai o sarà solo temporaneo. Ci sono altre priorità.

A cura di Cristian Mauro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...