Giovani, che aria tira?

Un’appassionata riflessione sulla vita delle nuove generazioni, tra apparenza, solitudine e relazioni artificiali.

I giovani del nostro tempo, generalmente, respirano “l’aria che tira”, nel senso che non si accorgono di adeguare il proprio pensare e agire secondo i costumi della società, così che i loro sogni risultino deviati, involuti, ed essi si trovino lentamente plagiati. Di certo, questa “moda” che diviene sistema, dal quale si fa fatica a uscire, fa sì che i giovani, oggi, siano legati ad un certo libertinaggio, che li porta alla centralità dell’io, non come dono ma come affermazione di sé, mentre, sul piano della “relazionalità” ci si affida a chi dovrebbe essere guida: i genitori, che hanno difficoltà ad assolvere il loro ruolo educativo, così come docenti e sacerdoti. Per questi motivi, i giovani, più che comunione integrante fra loro, vivono rapporti di banalità, di stordimento e di avventure occasionali. I ragazzi e le ragazze, ad esempio, si fanno trascinare dalle mode senza equilibrio, non sono capaci di seguire le proprie idee, ma giocano alla vanità dell’apparire. Sul piano della fede (a parte il diffuso modo di pensare acritico, per cui una religione vale l’altra), inoltre, non vi è senso forte e coerente a vivere in sintonia con ciò che si crede. Sul piano pratico, si vive di noia, solitudine, ed emergono processi compensativi, come l’uso smodato di internet, di telefonini, di sms, di whatsapp, facebook e altri social network, che comportano l’incapacità di stare soli con se stessi, esasperando le conversazioni che non rivelano “socializzazione” ma piutto sto sofferenza per l’incomunicabilità, dove il parlarecomunicare, non di rado è vaniloquio e non trasmette valori: si è perso il senso di stare insieme fisicamente, il contatto di un semplice abbraccio o di uno sguardo, perdendo così di vista il “vivere semplice”. Per questo è necessario un messaggio di speranza. È importante che i giovani abbiano il coraggio di seguire Cristo che dice: “Io sono la via, la verità, e la vita” (Gv. 14,16). Se si sceglie di percorrere la strada giusta, quella della verità, si è veramente liberi e felici. Interessante, a tal proposito, il pensiero di Mons. Giuseppe Agostino che scrisse: “Giovani significa porsi controcorrente”.

A cura di Roberto Nicoletti

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