25 Anni senza la voce del Secolo

Inizi, percorsi e fine, di una leggenda del rock e dello show globale. L’epoca di Freddie Mercury attraverso i dischi e i look che hanno scandito un tempo bellissimo e già lontano.

Anima glam, carattere eccentrico ed una voce insuperabile. Sono queste le caratteristiche del giovane Farrow Bulsara, immigrato a Londra da Zanzibar per sfuggire alla rivoluzione che stava minando la stabilità del suo Paese. Arrivato nel Regno Unito, il ragazzo frequenta l’istituto d’arte Earling e, contemporaneamente, la passione per il canto lo spinge a suonare con gruppi come Wreckage e Sour Milk Sea. Intanto, in un periodo particolarmente produttivo per l’underground di Londra, due giovani studenti, Brian May e Roger Taylor, pubblicano un annuncio per la formazione di una band. Venuto a conoscenza della volontà dei due, Farrow accetta di prestare la voce al progetto: il gruppo è pronto ad esibirsi con il nome Smile. Purtroppo l’idea non decolla, e la band decide di cambiare nuovamente nome. Nel 1970, su suggerimento dello stesso Farrow, viene scelto il nome Queen ed ingaggiato il bassista John Deacon. Proprio a questo periodo risale la decisione di Bulsara di utilizzare lo pseudonimo Freddie Mercury. Fin dagli esordi, il gruppo adotta un look eccentrico, che si sposa alla perfezione con il sound elegante e regale, comunemente definito “glam rock”, pubblicando tre album in studio, in poco più di un anno. Il quarto, A Night at the Opera, arriva nel 1975 ed è un connubio perfetto tra rock e teatro, grande passione di Farrow. Il disco è trainato da quella che da molti è considerata come una delle canzoni più belle del 1900: Bohemian Rapsody, che condensa in sei minuti una struttura che racchiude diversi generi musicali: dall’hard rock all’opera, dalla ballata al coro a cappella. È la consacrazione dei Queen a band di culto che continuerà con i successivi A Day at the Races (1976) e News Of The World (1977), che includono le epiche We Will Rock You e We Are The Champions. L’”istrionico frontman” è attento all’incidenza dei media sulla musica e fiuta la rivoluzione sonora della prossima decade. Il complesso si prepara agli anni ‘80 con un l o o k r i n n o v a t o (Mercury cambia taglio di capelli e lo accompagna alla presenza del baffo) e un sound più asciutto che si rifà alla disco music. Con The Game (1980), i quattro svoltano verso il dance rock. Con il restyling del gruppo, cominciano a susseguirsi voci su problemi interni alla band, accompagnate da quelle relative alla salute di Mercury e sentimentali di May. Le successive prove, non entusiasmano critica e pubblico, e anche la collaborazione con Davide Bowie, per la colonna sonora di Flash Gordon, riceve critiche negative alimentate ulteriormente dalle prove da solisti appena dopo l’uscita di Hot Space (1982). La tenacia di Mercury, non riesce ad arginare la deriva del gruppo che, nei successivi tre anni, non emerge più come nella decade precedente. Il 1985 è l’anno del Live AID che consente ai Queen, trascinati dal loro leader, di regalare una performance storica che rinvigorisce il gruppo, fino a decidere di partire in tour. Tuttavia, i problemi di salute incombono, e l’esibizione dell’anno successivo sancisce la fine delle performance live di Mercury. Nei successivi tre anni il gruppo non produce materiale inedito. Un periodo che alimenta le indiscrezioni sullo stato di salute del “frontman”. Nel 1989, il gruppo torna a farsi sentire con The Miracle, preludio allo straziante Innuendo (1991), un disco che in ogni singola traccia r i m a r c a l’angoscioso ultimo countdown di Bulsara. Tra queste troviamo The show Must go On, considerata erroneamente come testamento musicale di Mercury, ma in realtà composta in modo autobiografico da Brian May. Il 23 novembre Freddie, al canto del cigno, confessa ai media la sua malattia, sensibilizzando sul tema dell’AIDS. Appena 24 ore dopo lascia al mondo la sua grande eredità musicale.

A cura di Davide Roccamo

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