Da Norcia a Montecassino

La storia di San Benedetto e del suo ordine monastico, a pochi mesi dal terremoto che ha colpito la sua cittadina.

Le scosse sismiche che hanno colpito il centro-Italia, hanno attirato l’attenzione di tutti gli italiani sui tanti paesini completamente distrutti o danneggiati. Tutte le reti televisive hanno trasmesso cronache, reportage, immagini, del dramma vissuto dagli abitanti di quelle zone. Luoghi, nomi, piccoli centri, non sempre noti, seppure colmi di bellezze paesaggistiche e artistiche, ricchi di storia e di storie, paesi che nel tempo non hanno mai perduto i tratti della loro identità e che oggi sono diventati a noi cari. Ognuno di loro ha un tratto caratteristico, ognuno di loro conserva tesori d’arte e di tradizioni, secoli di storia da raccontare, bellezze paesaggistiche da salvare. Paesi, tutti, da non dimenticare. Norcia è fra questi. Cittadina antichissima: Virgilio ci racconta dei suoi abitanti in lotta contro Enea a favore di Turno, e poi alleati di Roma durante le guerre puniche. In seguito, fu devastata dai Goti e dai Longobardi, travagliata da lotte interne tra Guelfi e Ghibellini e da lotte esterne con i paesi limitrofi. Molti i terremoti, subiti nei secoli, che la danneggiarono gravemente senza distruggerla totalmente e senza togliere ai “nursini” la voglia di ricostruirla. Ed è a Norcia che, nel 480, sono nati San benedetto e sua sorella Santa Scolastica. In quel tempo il Monachesimo era arrivato dall’oriente all’occidente, a Roma e in altre città, e andava diffondendosi perché le vicende politiche e religiose, le condizioni sociali, spingevano uomini delusi e stanchi a cercare rifugio nella preghiera. San Basilio diede la prima regola al Monachesimo e da lì vennero realizzati molti monasteri: fra i più antichi troviamo Squillace fondato da Cassiodoro. Ma fu con San Benedetto da Norcia che il Monachesimo prese impulso e carattere particolare. Questi, datosi a vita contemplativa, fondò un monastero nella vicina Subiaco e poi a Montecassino. Su una ripida altura del comune di Cassino, cittadina che nel tempo aveva subito occupazioni, saccheggiamenti, distruzioni, terremoti, su questa collina, sulle macerie di un tempio di Apollo, San Benedetto costruì, intorno al 529, il convento. Ed è qui che egli dettò la regola dell’ordine monastico dei benedettini: “Ora et labora”. Questa la raccomandazione ai suoi discepoli, del Santo il cui reliquiario opera di alta oreficeria, è conservato nel palazzo comunale di Norcia. Sconvolgendo l’ordine della società del tempo, basata su soprusi, abusi, violenze, società nella quale si riconosceva un’unica attività per l’uomo libero, quella de “la guerra e il maneggiar di spada”, San benedetto con la sua Regola riscatta gli umili e “con l’animo misticamente rivolto a Cristo, accomuna lavoro e preghiera come mezzo per elevare l’animo a Dio”. L’abbazia nel corso dei secoli, è stata devastata, saccheggiata da Longobardi, Saraceni, distrutta da terremoti, ma sempre ricostruita nella sua forma originaria. Più recentemente, durante la seconda guerra mondiale, Cassino e l’Abbazia, furono teatro di sanguinose battaglie e distrutti, in un solo, terribile, bombardamento l’Abbazia fu rasa al suolo. Oggi, all’emozionato visitatore, appare in tutta la sua maestosità. A memoria della tragedia vissuta da tutta la popolazione nel 1943-’44, restano tre cimiteri di guerra dove riposano i resti di soldati tedeschi, polacchi, inglesi.

A cura di Anna Crocco

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