Dylan DOG: 30 anni… da incubo!

Il mito del più affascinante periodico illustrato italiano, da una partenza lenta ai tentativi di rigenerazione.

1986.
Dall’idea di Tiziano Sclavi prende forma uno dei fumetti più famosi ed amati del dopoguerra, destinato a cambiare per sempre il concetto di periodico illustrato all’italiana: Dylan Dog. La prima apparizione dell’”indagatore dell’incubo” è ormai lontana tre decadi, ma nonostante periodi di buio, inevitabili nel mondo dell’editoria, rimane ad oggi tra i periodici illustrati più amati in Italia e non solo. All’epoca, lo sceneggiatore aveva in mente di proporre un genere fino ad allora sconosciuto alla china nostrana: l’horror. L’idea di un fumetto sopra le righe aveva subito raccolto il parere favorevole dell’editore più famoso del belpaese, Sergio Bonelli. Quest’ultimo, infatti, figlio di Gianluigi, a sua volta padre adottivo del capostipite dell’eroe a matita e china, Tex Willer, ha approvato lo sviluppo di un paladino anticonformista. I primi numeri del detective britannico, stentano, però, a conquistare il pubblico nonostante le innumerevoli citazioni cinematografiche e di cronaca storica (i primi due episodi sono: L’alba dei morti viventi e Jack Lo Squartatore), tanto da indurre la casa editrice a considerare l’ipotesi della soppressione della neonata collana, scongiurata però con il trascorrere dei mesi e dall’incremento della tiratura delle storie successive. In poco tempo, le storie dell’acchiappafantasmi stralunato e del suo assistente Groucho (reso a sua volta famoso dalle freddure ricorrenti), personaggio bislacco che richiama nel look l’omonimo attore Marx, avrebbero conquistato i lettori con un inedito mix horror-comico. Altro elemento chiave del successo, poi, è il ricorrere ai tributi per le pellicole cult del cinema contemporaneo: Il Cervello di Killex, numero 80 della serie regolare, prende spunto dal cult-movie Il Silenzio degli Innocenti. Lo “splatter”, però, resta una costante dei primi numeri, disgustoso in alcuni episodi come Il male e Gli uccisori, resi celebri dalla continua serie di violenza che scandisce le pagine fino all’inquietante crossover con il mondo cartoon (I Conigli Rosa Uccidono), c h e c olp is c e p er l’inusuale presenza di personaggi animati e sangue vivo nelle stesse ambientazioni. La componente violenta dei primi numeri accresce, oltre al successo del mensile, anche i pareri negativi, ed a volte moralisti, che accompagnano l’uscita di storie crude e dirette, arrivando a declassare, per un periodo, Dylan Dog, a semplice fumetto violento. Il trascorrere del tempo, allora, distacca Sclavi dall’idea di proporre un eroe che debba per forza di cose ricorrere alla violenza, sfumando parzialmente l’etichetta “splatter” che aveva caratterizzano i primi episodi. A conferma di questa teoria, vengono presentate storie “blasè”, che si distaccano dalla collana, e che, paradossalmente, raccolgono il successo maggiore nel corso del tempo, con tematiche d’importanza collettiva come la droga, sul finire degli anni 80 (Dopo Mezzanotte), che virano verso il sentimentalismo e la nostalgia di relazioni finite (Il Lungo Addio), che, di fatto, ripercorrono la prima storia d’amore di quel Dylan Dog sempre pronto a combattere contro entità sinistre ed ultraterrene. Fino ad arrivare alla memoria storica, affrontando il tema del Nazismo (Doctor Terror), o, ancora, all’importanza dell’amicizia, illustrata perfettamente in quella che, da molti, viene definita la storia più bella dell’intera collana (Jhonny Freak) e che, grazie ad una trama strappalacrime in cui il ragazzino protagonista viene segregato in casa dai suoi stessi genitori ed usato come riserva d’organi per il fratello malato, diventa un cult per gli appassionati, oltre che per l’intero panorama italiano del genere. Affronta, poi, un altro argomento, come quello dell’abbandono degli animali che, partendo da tematica collaterale si va, ad intrecciare alla linea principale, dandole ulteriore enfasi ed emotività. Con il tempo, l’aurea positiva dell’albo nostrano tende a sfumare, tranne che in sporadici episodi. Ma nonostante i cambi di guardia al timone (l’avvento di Recchione ha dato nuova linfa al personaggio di Sclavi) e di fumettisti, il fascino dell’”inquietante” sembra ancora intrigare le nuove generazione di lettori.

A cura di Davide Roccamo

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