La voce di chi voce non ha

Il ricordo di Marco Pannella, leader del movimento radicale, un politico vivace che ha cambiato per sempre la storia dei diritti civili in Italia.

La mattina del 19 maggio scorso, l’Italia e gli italiani si sono svegliati orfani di un personaggio unico che, volente o nolente, è entrato nella vita di ognuno di loro: Giacinto, meglio conosciuto come Marco, Pannella, non c’era più. Pochi politici sono stati controversi come lui, probabilmente nessuno è riuscito a dimostrare il proprio coraggio con così tanta longevità. Quarant’anni di presenza costante nel panorama politico nazionale, lasciano un ricordo indelebile anche e soprattutto in chi lo ha visto sempre oppositore delle proprie idee, in chi non ha mai compreso, né condiviso, le sue. Come ogni politico va messo in discussione, oggettivamente criticato, ma bisogna soffermarsi sull’uomo per rendersi conto di chi veramente sia stato Pannella, “un uomo di un altro tempo che si ostinava e riusciva a capirne uno nuovo”, così amava definirsi. Una personalità forte, di larghe vedute, forse troppo larghe per i tempi in cui ha vissuto, ma è proprio grazie a queste ampie visioni che l’Italia si è migliorata, civilizzata, in un tempo, forse, minore rispetto a quello che la sua storia, le presenze “ingombranti” che custodisce, avrebbero permesso. Basti pensare alla legge sul divorzio del 1970, prima storica vittoria del suo partito. Basti pensare che Papa Francesco, solo pochi mesi fa, ha aperto gli occhi ai più ostinati conservatori sul “perdono” di chi ha usufruito del divorzio, per capire che senza la sua lotta probabilmente saremmo ancora vittime di un bigottismo esagerato, schiavi di leggi morali che critichiamo aspramente per gli altri popoli e Paesi, ma che dimentichiamo essere parte della nostra cultura, ancora oggi, e che Marco è riuscito in qualche modo a sradicare, a cambiare. Quella cultura della lotta non violenta,rappresentata dagli scioperi della fame e della sete, è la cosa che meglio ricorderemo di lui: mettersi in gioco rischiando la salute, la libertà, è l’idea di patriottismo, quello sano, quello vero, che ci lascia in eredità. Non si è mai tirato indietro, Pannella. Raccontò di aver fumato, in tutta la sua vita, massimo 8 o 9 spinelli; ha definito le sue esperienze gay poche e insoddisfacenti; ma “faceva comodo a tutti che fossi il drogato o il frocio d’Italia”, dichiarò lucidamente. Non importa quale che sia il diritto da tutelare, per Pannella va difeso, anche se non lo riguarda da vicino, anche rischiando di perdere consenso elettorale, anche se c’è da passare del tempo in cella, perché una volta restituitagli la libertà, Marco sarà di nuovo lì, a battersi per le cattive condizioni nelle carceri, a dare voce anche al peggiore dei delinquenti privato della dignità umana. Il vuoto che lascia un personaggio come lui in Italia è enorme, un baluardo di libertà che, in un modo o nell’altro, per quattro decenni ci ha difesi, ha difeso ogni diritto che riguardava anche i suoi detrattori, chi lo vedeva in TV e cambiava canale, chi criticava il suoi modus operandi e non ne ha mai condiviso il pensiero. Pannella era un difensore della democrazia che ha contribuito a far crescere e alla quale mancherà, ma, soprattutto, mancherà a tutti quelli che solo grazie alla sua voce rauca, alla sua immagine possente, hanno avuto una voce, propria, che altrimenti, in Italia, non avrebbero avuto mai.

A cura di Mario Caputo

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