Salvata la Costituzione, chi salverà l’Italia?

Vince il no. Referendum costituzionale con shock per Renzi che si dimette. Nasce il governo Gentiloni (il terzo della legislatura)

La tornata referendaria, sulla modifica della seconda parte dalla Costituzione italiana prevista dal Ddl Boschi, è giunta al termine. Gli italiani, nella giornata del 4 dicembre, si sono recati alle urne per esprimere il parere definitivo sulla legge più importante del governo Renzi. Il progetto di revisione costituzionale prevedeva, in breve, l’abolizione del CNEL, la trasformazione del Senato, la riduzione dei costi della politica e il riparto delle competenze Stato-Regione. Si è assistito negli ultimi due mesi ad una vera e propria campagna elettorale che ha portato poi alle urne quasi il 70% degli aventi diritto al voto. Un numero altissimo, se si guarda ai dati relativi all’astensionismo delle ultime tornate. Un dato che sottolinea come gli italiani partecipino attivamente quando ritengono di essere chiamati ad esprimersi su qualcosa di serio e importante per l’intera collettività. È stata una campagna elettorale dai toni aspri, che ha visto l’ormai ex premier Renzi battersi con tutte le armi a sua disposizione (televisioni, internet, social, tour cittadini, promesse per il Mezzogiorno, ecc.), appoggiato dalla quasi totalità del Pd, da quello che resta dell’area centrista e da Confindustria. Sull’altro fronte, oltre al Comitato per il NO, c’erano: M5S, Lega Nord, Forza Italia, sinistra del Pd e altri partiti, Anpi e Cgil. Un grande apporto alla discussione, inoltre, è stato prestato, al di là degli schieramenti, da moltissimi costituzionalisti, avvocati, politologi, sociologi e filosofi, interessati alla vita economica, sociale e politica del Paese. Gli italiani hanno deciso di bocciare la proposta renziana con il 60% dei voti, aprendo le porte alla vittoria del no e automaticamente alla crisi di governo dopo le immediate dimissioni dello stesso premier. La colpa principale del Presidente del Consiglio, secondo anche moltissimi giovani schieratisi per il no (secondo gli analisti circa il 70% degli under 34), è stata quella di aver personalizzato la campagna elettorale macchiandosi così d’arroganza nei confronti delle altre forze politiche, oltre al fatto di volersi sostituire ai padri costituenti, insieme a una serie di personaggi noti all’opinione pubblica come i trasformisti della seconda Repubblica. Tornando al risultato elettorale, come già detto, la vittoria del no ha portato alle dimissioni del governo, aprendo una nuova crisi. I cosiddetti vincitori, M5S e Lega Nord su tutti, non hanno pazientato nel chiedere nuove elezioni per avere un governo legittimato dal consenso popolare. Tuttavia, la Corte Costituzionale deve ancora pronunciarsi (lo farà solo il prossimo 24 gennaio) sulla costituzionalità della legge elettorale, cosiddetta Italicum e osteggiata fino a prima del referendum proprio dalle suddette forze politiche, anche se essa stessa parrebbe avvantaggiare soprattutto il movimento di Grillo, che ora, infatti, chiede di non toccarla. Dall’altra parte, gli sconfitti si sono detti restii ad andare alle urne, così come Forza Italia, sia per attendere il responso della Consulta, sia perché vi saranno degli appuntamenti importanti, nazionali ed internazionali, come il prossimo G7 di Taormina nella primavera del 2017 e l’eventuale stesura di una nuova legge elettorale, che sarebbe meglio affrontare con un nuovo governo. Su queste posizioni, come da Costituzione, le redini del gioco sono passate allora nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il quale, ha avviato la fase delle consultazioni (in tempi strettissimi) con tutte le forze politiche del Parlamento, per far fronte alla crisi e conferire un nuovo incarico. Le consultazioni, insieme alle scelte del Pd, di cui Matteo Renzi è rimasto segretario, hanno portato alla creazione di un nuovo governo con a capo l’ex Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il quale ha successivamente confermato gran parte dei ministri del precedente governo, salvo due sole sostituzioni e qualche rotazione. Un vero e proprio rimpasto di governo che, naturalmente, in questi giorni, ha causato l’ira politica degli oppositori, che sottolineano come l’epoca renziana non sia assolutamente finita. Anche se, va detto che, nonostante le legittime posizioni di tutti, il Pd ed il suo segretario, dovevano farsi carico necessariamente della responsabilità politica del momento, mantenendo salda, comunque, la maggioranza che ha sostenuto il precedente governo e che sosterrà anche quello attuale. Il nostro Paese dunque, ancora una volta, si ritrova ad arrancare, senza che la politica riesca a dare risposte realmente risolutive alle difficoltà degli italiani. Una classe politica che ha perso il contatto con la realtà e che stenta da troppo tempo a mettersi in discussione. All’orizzonte, insomma, non si vede ancora la schiarita che in molti speravano arrivasse con il referendum.

A cura di Gianmarco Andrieri

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