VaccinarSI!

Conoscere e prevenire le malattie è una necessità e un obbligo per tutti.

Il vaccino è un preparato contenente materiale costituito da proteine complesse a DNA eterologhe, cioè estranee, provenienti da microrganismi o parti di essi, opportunamente trattato per non perdere le proprietà antigeniche, e finalizzato al conferimento di immunità attiva al soggetto cui viene somministrato. L’immunità deriva dalla stimolazione, nel soggetto ricevente, a produrre anticorpi neutralizzanti il microrganismo stesso. Molti dei vaccini in uso oggi, sono formati da virus attenuati o da virus inattivati che inducono una risposta umorale. La prevenzione delle malattie infettive costituisce uno dei principali obiettivi della Sanità pubblica. Grazie all’utilizzo dei vaccini nella pratica medica, è stato debellato il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite e sono state notevolmente ridotte malattie virali come l’epatite B, il morbillo, la rosolia, la parotite e le malattie batteriche come la meningite. In Italia, sono obbligatorie per tutti i nuovi nati le vaccinazioni contro la differite, il tetano, la poliomielite e l’epatite B. Oltre alle vaccinazioni obbligatorie, il Ministero della salute raccomanda quelle per prevenire: pertosse, meningite, morbillo, parotite, rosolia, varicella e infezione da papilloma virus. Nel 1998, la rivista Lancet, pubblicò un articolo del medico inglese Andrew Wakefield, che collegava la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia, all’autismo. Dai suoi risultati, emergeva il possibile legame tra vaccino trivalente e una nuova patologia: l’enterocolite autistica, disturbo caratterizzato da problemi gastrointestinali e disturbi cognitivi e comportamentali tipici dell’autismo. Lo studio aveva preso in esame 12 bambini con disturbi dello spettro autistico, che in otto casi erano iniziati a d u e s e t t i m a n e dall’inoculazione del vaccino. In seguito, altri studi smentirono tale dato e si scoprì che Wakefield aveva ricevuto 435.000 sterline dagli avvocati di alcuni genitori, che volevano avere un risarcimento per la malattia dei figli, attribuendola proprio al vaccino. Lancet ritirò l’articolo e Wakefield fu radiato dall’Ordine e quindi non poté più esercitare. Le smentite, tuttavia, non hanno impedito alla falsa notizia di crescere e diffondersi, in particolare in rete, dove ha trovato terreno fertile producendo, cosi, una schiera di siti dedicati alla lotta contro i vaccini. Dopo questo scandalo, la copertura vaccinale nel Regno Unito passò dal 92% all’80%, e i casi di morbillo da 56 (nel 1998) a circa 1.400 (nel 2008). Anche l’Italia non è stata risparmiata da queste notizie: infatti, una bambina di 4 anni, non vaccinata, è morta nel 2014, per morbillo. I dubbi sulla sicurezza dei vaccini e sull’opportunità di usarli, cominciano a creare situazioni rischiose, come la probabilità che tornino a diffondersi malattie dimenticate, quali la difterite, che ha già fatto il suo ingresso in Spagna. Anche agenzie internazionali, come ad esempio l’Unicef, ribadiscono che di questa pratica non si deve assolutamente fare a meno, infatti, lo slogan scelto dall’organizzazione, lascia poco spazio ai dubbi: “100%, vacciniamoli tutti”.

A cura di Daniel La Rosa

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