La rinascita di Josciua Algeri: Dal carcere “Beccaria” al grande schermo

La musica e il teatro, l’approdo al cinema, la costruzione di una famiglia. I sogni di un ragazzo alimentati da un percorso detentivo di rieducazione e inclusione.

“Non c’è male che accade da cui non possa nascere qualcosa di bene” cantava il rapper e attore Josciua Algeri, detto Josh, sul palco del Teatro Margherita di Caltanissetta nel marzo del 2014. Niente di più vero. Il rapper bergamasco, all’epoca detenuto nel carcere minorile “Beccaria” di Milano, ha conquistato la giuria Siciliana con le note di “A testa alta” vincendo il 23° Festival Città di Caltanissetta e il premio della critica. In quell’occasione Red Canzian dei Pooh affermava: «Il rap deve essere fatto da chi ha veramente una storia da raccontare e Josh racconta la sua vera sto- ria». E non sbagliava. La sua è stata un’infanzia difficile, diventato adulto prima del tempo, intraprende sentieri sbagliati fino a compiere dei reati che gli aprono le porte del carcere “Beccaria”. Ma è proprio lì che Josh riscopre il desiderio di libertà interiore – come lui stesso afferma – , tanto da comporre in cella un altro brano dal titolo “Ho voglia di volare”, da cui le rime «Ho voglia di volare come un falco e un’aquila reale, sentirmi libero di amare, continuando a sognare», che rappresentano un inno all’amore e alla vita nonostante tutto. I suoi brani “Tutto passa”, “A testa alta”, “Ho voglia di volare” (nati durante un laboratorio di scrittura in carcere) racchiudono messaggi, a tratti forti, ma al contempo vivaci e propositivi, tanto da sorprendere inizialmente anche Don Claudio Burgio, cappellano dell’istituto “Beccaria” e fondatore di Kayròs, che da vent’anni scommette sul riscatto dei giovani e ha accompagnato il rapper bergamasco durante il percorso de- tentivo. La sua passione per il rap prima, e per il teatro poi, che è motivo per riflettere sui propri errori e intraprendere il cammino verso una vita migliore nasce grazie all’associazione “Puntozero” guidata dagli attori Giuseppe Scutellà e Lisa Mazoni, che con il laboratorio “Errare Humanum Est” da vent’anni portano teatro e musica tra le sbarre del “Beccaria”. Perché rinascere si può, ma non da soli. Quella per il teatro non è solo una passione, a farla da padrone è il talento di cui si accorge il regista di “Alì ha gli occhi azzurri”, Claudio Giovannesi, in cerca del protagonista maschile per il suo film “Fiore”, già presentato alla Croisette di Cannes e tra i candidati ai David di Donatello. “Fiore” è un capolavoro del cinema italiano che porta in scena l’amore tra due giovani, Daphne e Josh, nato tra le sbarre di un carcere minorile e ostacolato dalle rigide regole della detenzione. Un amore animato da sguardi, baci rubati e lettere clandestine. Del resto, per innamorarsi basta un’ora, cantava Loretta Goggi. Il primo provino di Josh si svolge da- vanti la clinica dove la sua compagna stava per mettere al mondo quella che lui amava definire la sua vittoria più grande, Victoria appunto. L’esperienza cinematografica rappresenta per il rapper bergamasco uno stimolo a proseguire il cammino di rinascita intrapreso, soprattutto in nome della figlia: il vero senso del suo riscatto. Dal carcere “Beccaria” a Cannes, non è solo uno slogan, ma è il risultato di un percorso di crescita, faticoso e coraggioso, che testimonia come dagli errori si può imparare. Dal male può nascere il bene – per dirla con le parole di Josh – da un percorso detentivo ispirato agli ideali di recupero e crescita può sbocciare un “fiore”. L’esperienza detentiva può rappresenta- re occasione di riflessione e assunzione di consapevolezza dei propri errori dai quali ripartire per costruire un nuovo percorso di vita. La storia di Josh testimonia che un per- corso educativo interrotto può essere completato e restituire una vita nuova costellata da sogni da realizzare. E di sogni Josh ne aveva tanti, come la maggior parte dei suoi coetanei, (21 anni ndr); ma, purtroppo si sono infranti in una piovosa giornata di Marzo quando, a causa di un incidente stradale, la sua vita terrena si è conclusa. Alla funzione funebre, officiata anche dai cappellani Don Claudio e Don Gino, hanno partecipato in tanti, dalla famiglia e la sua compagna agli amici d’infanzia, il personale dell’IPM Beccaria, e alcuni amici ancora ristretti, che hanno ottenuto il permesso del magistrato. Per l’ultimo saluto a Josh: palloncini bianchi e il sottofondo musicale dei suoi brani. Don Claudio, che, al suo fianco, ha vis- suto diversi momenti significativi (persino sul set di Fiore accettando di ricoprire il ruolo di comparsa come sa- cerdote), ci consegna un ritratto di Josh, come quello di «un giovane dal pensiero
vivace, che aggrediva la vita in modo energico». E nonostante la sua assenza, l’attore e rapper bergamasco non passa inosservato nella notte dei David di Donatello appena trascorsa (che ha visto il trionfo della Pazza gioia di Virzì), dove è stato ricordato insieme alle storiche stelle del cinema italiano con il sottofondo musicale di Manuel Agnelli. Anche Valerio Mastandrea, che in Fiore interpreta il padre di Daphne, premiato come attore non protagonista ai David, saluta Josciua «con la speranza, anzi la sicurezza, che tutto quello che lui sognava, chi ha vissuto la vita che ha vissuto lui inizierà presto a farlo e magari qualcuno ci riesce a portarlo in fondo il suo sogno».

A cura di Viviana Rosito

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