L’era wiki

Il boom di Wikileaks e degli investigatori virtuali potrebbe presto rappresentare una nuova frontiera di denuncia a difesa del cittadino

Sempre più spesso, navigando sul web, ci imbattiamo nella parola “wiki”: tecnicamente un sito web è detto wiki se costruito appoggiandosi su una piattaforma informatica o software collaborativo, detto “software wiki” o semplicemente “wiki”, che per- mette ai propri utenti di aggiungere, modificare o cancellare contenuti attraverso un browser web in maniera semplificata, in modo da permettere a chiunque di caricare informazioni. La piattaforma più conosciuta è senza dubbio la famosissima Wikipedia, l’enciclopedia online più cliccata del web, sulla quale, e forse questo è meno risaputo, chiunque di noi può caricare informazioni o modificarne alcune già presenti, previo controllo degli amministratori. Il sito più sovversivo che si appoggia su software wiki è, però, per distacco, “Wikileaks”. Nato nel 2006 dall’idea dell’hacker australiano Julian Assange e da suoi stretti collaboratori per lo più rimasti nell’ anonimato, è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo documenti coperti da segreto di stato, militare, industriale, bancario, e li carica sul proprio sito web. In pratica è un sistema di denuncia online protetto da importanti cifrature che basa tutto sulla segretezza delle proprie fonti, che, nel corso dei suoi 7 anni di operato, può vantare di aver portato alla luce decine di scandali internazionali, fino a meri- tarsi, nella persona di Assange, una candidatura come premio Nobel per la Pace nel 2011. Oltre ad aver denunciato brogli elettorali sulle elezioni somale del 2007, aver pubblicato alcuni nomi degli iscritti al partito nazionalista britannico, aver diffuso migliaia di documenti fuoriusciti dalla banca svizzera “Julius Bär”, accusata di supportare evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco, o, ancora, aver divulgato documenti sulla gestione del campo di prigionia di Guantánamo, ciò che più ha dettato scalpore sono state le pubblicazioni di centinaia di migliaia di documenti segreti dell’esercito americano riguardanti la guerra in Afghanistan e Iraq, in particolare su esecuzioni di civili tenute nascoste, coordinate geografiche di fosse comuni, equipaggiamento militare e utilizzo di armi vietate, che hanno messo in imbarazzo, e non poco, i vertici dell’esercito Usa. Wikileaks può essere considerato precursore dell’era della “cyber denunce”, infatti, dalla nascita della piattaforma di Assange, gli hackers si sono guadagnati sempre di più un ruolo fondamentale nel portare alla luce alcune verità scomode. É il caso della nuova guerra fredda che ha coinvolto hacker russi e americani negli ultimi 3 anni. Dapprima sono stati gli informatici americani a intromettersi nei computer delle federazioni sportive russe e a denunciare l’utilizzo di sostanze dopanti per gli atleti, e di come il governo russo avesse nascosto tutto, tanto da portare il comitato olimpico a estro- mettere la Russia dalle olimpiadi del 2014 a Rio. La vendetta, però, è stata, se vogliamo, ancor più clamorosa: a pochi mesi dalle elezioni americane, infatti, gli hacker russi hanno pubblicato migliaia di mail private della candidata democratica Hillary Clinton, il contenuto delle quali ha fatto sì che la Clinton si trovasse a fronteggiare imbarazzi internazionali che hanno, probabilmente, spianato la strada a Trump verso l’inaspettata vittoria del novembre scorso. Possiamo dedurre quindi che nell’era dell’informatica, nell’era dei gravi colpi alla libertà dell’informazione, i cittadini potrebbero contare su nuovi strumenti di denuncia, capaci di infilarsi nei sistemi più sporchi e portare alla luce scandali che, con il potere sempre più in mano a pochi, diffcilmente verrebbero fuori. Come dimostra il caso della NSA americana che operava sorveglianza di massa sin dal 2013 su normali cittadini attraverso smartphone, pc, tv, gli hackers, allo stesso modo, potrebbero essere chiamati a difendere i diritti e la privacy delle persone, sebbene ancora i loro canali non siano accessibili a tutti e piattaforme come Wikileaks restino ancora troppo nascoste, nonostante l’enorme quantità di importanti informazioni segnalate negli anni. Non vi resta che mandargli un messaggio.

A cura di Mario Caputo

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