Trattati di Roma, i primi 60 anni del progetto sull’integrazione europea

L’anniversario del primo accordo per l’Europa unita, celebrato il 25 marzo nella Capitale, alla presenza di tutti i leader dell’Unione.

Il 25 marzo 1957, un lunedì, sei Paesi europei firmarono in Italia i Trattati per la costituzione della Comunità economica (Cee) e per l’Energia atomica (Euratom). Quel giorno, a Roma, nacque l’Europa unita. Ma facciamo un passo indietro. Durante il periodo di confino a Ventotene, nel pieno della seconda guerra mondiale, mentre l’Italia era sotto la morsa fascista e in gran parte delle nazioni europee sventola- vano le bandiere naziste, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, teorizzavano un’Europa federale, libera e unita. Un progetto visionario che passerà alla storia come il Manifesto di Ventotene e che ancora oggi è considerato uno dei fondamenti del movimento federalista europeo. L’obiettivo era quello di poter formare una federazione di Stati europei che ritrovasse il proprio ruolo nello scacchiere internazionale, dopo gli effetti devastanti delle dittature nazionaliste. I leader di Francia, Italia e Germania, rispettivamente, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, furono coloro che “impugnarono” le idee del Manifesto di Ventotene, e nel maggio del 1949 l’utopia di Spinelli troverà una prima realizzazione con il Consiglio d’Europa per la difesa dei diritti umani, formato da Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. Qualche anno dopo, tra il 1950 e il 1951 verranno poste le prime pietre dell’Europa comunitaria con il trattato della Comunità Europea di Difesa (CED) e con la fondazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), per la libera circolazione delle materie prime e per orientarne la produzione e il commercio. Il passaggio definitivo per la creazione di un’istituzione federale europea dotata di un parlamento e di un organismo di governo con poteri effettivi, giungerà con i Trattati di Roma, firmati in Campidoglio nella sala degli Orazi e Curiazi, il 25 marzo del 1957, da Italia, Francia, Germania Ovest, Lussemburgo, Belgio e Olanda. Da questa data storica nasceranno la Comunità Economica Europea (CEE), la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) e l’assemblea parlamentare sovranazionale, composta inizialmente da 142 deputati nominati dai parlamenti dei sei paesi membri e poi, dal 1979, eletta a suffragio universale. I Trattati di Roma entrarono in vigore il primo gennaio 1958. L’Euratom nacque come un’agenzia per lo studio e lo sviluppo dell’energia atomica a scopi pacifici: resta in vita ancora oggi e i membri sono gli stessi dell’Unione Europea. Anche il Trattato che ha istituito la Cee è ancora la base legale di molte decisioni prese dall’Ue, pur avendo subìto diverse modifiche nel corso degli anni sia in considerazione dei nuovi Stati membri sia per via dei nuovi documenti firmati. Con l’adesione di altri Stati europei, la confederazione economica assume via via una forma più definita e articolata, insieme al Consiglio dell’Unione Europea, fino ad arrivare nel 1992 al Trattato di Maastricht che istituisce l’Unione Europea e pone le basi per l’introduzione della moneta unica, per la cooperazione in materia di politica estera, di sicurezza e giustizia, nonché della libera circolazione di persone e beni all’interno della federazione comunitaria. Oggi l’UE conta 27 Paesi membri e si appresta a vivere per la prima volta dalla sua istituzione l’uscita, in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona (2009), della Gran Bretagna, storico, ma anche scomodo alleato dell’Unione. Il concetto di Europa unita, così come la storia ce lo sta raccontando, è di certo molto lontano dall’idea di Altiero Spinelli. Ma con un mondo in continua trasformazione e il cambio repentino degli scenari internazionali, il ruolo dell’Unione e dei suoi cittadini dovrà necessariamente mirare al riavvicinamento verso la solidità delle basi lasciateci dal Manifesto di Ventotene, ormai sessant’anni fa. Il 25 marzo 1957 fu una data che cambiò le sorti dell’intera umanità e il fatto che questa sia legata ancora una volta al territorio italiano e ai suoi figli, dovrebbe essere l’ennesimo motivo di orgoglio e riscatto da parte di un Paese che non sta sicuramente vivendo il punto più alto della propria storia.

A cura del Direttore GianMarco Andrieri

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