Formula 1 2017. I gioiellini rosso e argento a confronto

Le differenze tecniche tra la Ferrari SF70H e la Mercedes W08

Il mese di marzo segna il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile, che fin dall’antichità era visto come il risveglio di madre natura dopo il lungo letargo invernale. Così come è anche identificato nel mese “pazzerello” per eccellenza. Ma per un folle amante dei motori, il terzo mese dell’anno è soprattutto quello della prima pro-va del campionato di Formula Uno, significa Melbourne, Albert Park, Ferrari, passione rossa.
Un vero appassionato, grazie ai test invernali disputati a Barcellona e alla prima prova del campionato mondiale di Formula Uno, tenutasi domenica 26 marzo nel circuito di Albert Park in Australia, più precisamente nella cittadina di Melbourne, ha potuto subito notare le differenze tecniche tra le diverse monoposto. Elencarle tutte sarebbe troppo lungo e noioso, però in questo righe possiamo mettere a paragone i due top team che con ogni probabilità si giocheranno il mondiale di Formula Uno stagione 2017.
Quest’anno la Ferrari, progettata dall’ ingegnere Simone Resta, e la Mercedes, progettata dall’ ex ferrarista Aldo Costa, sembrano aver adottato soluzioni tecniche ed aerodinamiche differenti, soprattutto nello sviluppo della monoposto.
Nella Ferrari, chiamata progetto SF70H, in onore del settantesimo anno del cavallino rampante, si può notare subito un aumento del passaruota rispetto alla scorsa stagione ma comunque ancor più corto rispetto alle altre scuderie rivali. Fra tutti i partecipanti, il team della rossa risulta quello con il passo più corto, privilegiando cosi l’agilità nei cambi di direzione e favorendo la maneggevolezza in pista.
Il muso è largo con bulbo centrale sporgente, soluzione che incanala più aria verso il fondo nella zona centrale sopra e sotto lo spoiler.
Le sospensioni anteriori, che tanto avevano disturbato i tecnici ferraristi nelle scorse stagioni, risultano essere molto semplificate, in quanto si è optato per il tradizionale ma efficace metodo con attacchi esterni al mozzo ruota.
Le bocche dei radiatori sono molto più originali ed innovative: sono state notevolmente alzate e risultano, a uno sguardo più attento, più sottili ed appiattite a tutto vantaggio dei flussi aerodinamici.
Le pance laterali, molto più tradizionali nella forma esterna, seguono un andamento a stringimento regolare verso il retro-treno, atte a smaltire meglio il calore interno, dannoso per il motore.
La pinna cofano motore, è molto sottile e chiusa, semplice come se fosse una parte da migliorare nel proseguo della stagione.La conferma di quanto detto è data dal flap orizzontale collegato sulla parte finale, indispensabile per far defluire i flussi di
aria verso l’ala posteriore. Quest’ultima è rettilinea, sorretta dai due piloni a collo di cigno. La Mercedes, denominata W08, dove lo “08” sta ad indicare l’ottava freccia d’argento costruita dal ritorno della casa tedesca nel mondo delle corse, presenta anch’essa delle novità. La monoposto ha un passaruota ancor più elevato rispetto alla
scorsa stagione, in quanto privilegia il contributo dei flussi aereodinamici, ma pregiudica l’agibilità e la manovrabilità. Il muso, a differenza della rivale italiana è molto più stretto e arrotondato, manda più aria verso i deviatori e verso l’esterno delle pance. Le sospensioni sembrano simili alla SF70H, mentre l’unica differenza sembra essere rappresentata dal fatto che è più alta con attacco a “L” a vantaggio del flusso aerodinamico. Le bocche dei radiatori sono a forma tradizionale, meno elaborate della rossa. Le pance, invece, sono molto più sinuose e separate in tre punti distinti, tendendo a stringersi verso il retrotreno. La pinna del cofano motore è più corta della rivale e la parte centrale risulta più larga per migliorare lo smaltimento del calore della power unit. L’ala posteriore è a “cucchiaio”, sorretta dal solo pilone. Queste sono tutte le differenze dei due progetti. Stiamo parlando di due monoposto che potrebbero rimanere nella storia, perché, anche se con motori 1.6cc V6 turbo e con ben otto centimetri di pneumatico in più, risultano molto più veloci e in grado di demolire gli storici record fatti dalle monoposto 3.0cc V10 dei primi anni duemila. Di certo, il livello tecnico tra le due scuderie è molto più equilibrato che in passato, quando a scontrarsi erano solo i piloti delle frecce d’argento. Oggi sarebbe troppo prematuro stabilire chi delle due scuderie potrà portare a casa il titolo costruttori e quale pilota dei quattro di Ferrari e Mercedes potrà essere incoronato campione del mondo, ma, come sempre, chi ben comincia è a metà dell’opera.

A cura di Giovanni Altomare

 

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