Il valore della danza nel racconto di una giovane ballerina cellarese

Danzare vuol dire comunicare, unirsi, incontrarsi. La danza, come forma di espressione e di comunicazione, accompagna da sempre l’umanità perché le permette di trasferire una grande varietà di emozioni e messaggi in tutte le culture del mondo. La mia passione per la danza è nata all’età di tre anni quando per la prima volta sono salita su un palcoscenico. Vedere tutte quelle persone che mi guardavano metteva paura ma nello stesso tempo ero entusiasta di ballare e di mostrare a tutti il mio tutù. Inizialmente era un gioco, un passatempo, un modo per stare insieme ad altre amiche, a danza mi divertivo. Con il trascorrere degli anni intuivo che la mia passione cresceva, che non era più un gioco o un passatempo, la musica mi faceva sognare, liberare da ogni pensiero e, danzare, danzare soltanto… Ancora oggi ballare mi emoziona, mi dà gioia e felicità. Salire sul palcoscenico e danzare per gli altri, ma soprattutto per me stessa, è qualcosa di unico e inspiegabile. E’ difficile da spiegare, solo una persona che lo prova può capirlo, perché la danza è il linguaggio del corpo, attraverso essa si possono esprimere tutte quelle emozioni che non si riesce a esprimere a parole. In ogni saggio, in ogni spettacolo, è come se si ripetesse la magia del primo balletto, i preparativi, l’attesa dietro le quinte, i minuti che precedono l’entrata in scena, sono tesissimi. In quei pochi istanti la mente è in tilt, le gambe tremano, la paura aumenta, il cuore batte forte, penso che non devo deludere chi mi sta guardando, la mia insegnante, me stessa, il mio corpo è trasportato dalle note della melodia, penso ai passi successivi e a trasmettere quella che è la mia passione, sempre con un sorriso. Il grande sogno di ogni ballerina, da quando comincia a muovere i primi passi, è quello di indossare le scarpette da punta, anch’io le ho sognate, ma sin dal primo giorno che le ho provate ho capito che avrei dovuto soffrire: bolle, sangue, infiniti dolori. La prima cosa che si impara è camminare, un passo dopo l’altro, a testa alta, peso in avanti, addominali tirati, mani sui fianchi. Se sono arrivata fin qui lo devo soprattutto ai miei genitori che sono sempre stati presenti nella mia vita e hanno fatto, pur di vedermi felice, molti sacrifici economici.
C’è una frase di William Shakespeare che mi ha sempre colpita: “C’era una stella che danzava e sotto quella sono nata”. Questa frase mi trasmette gioia, voglia di andare avanti e non arrendermi mai. Ogni tanto mi domando: “ma chi me la fa fare?” E allora penso a come quelle scarpette mi fanno volare, a quanto è bello indossarle, mi fanno sentire realizzata perché con le mie forze sono riuscita a realizzare un sogno, un sogno che non tutti riescono a coronare perché come in tutte le cose, oltre ad avere costanza, la danza deve essere portata nel cuore. Deve essere coltivata e mai trascurata.
O la si ama o le si è indifferenti.

A cura di Eva Conte

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