OSCAR 2017

89 edizioni e non sentirle! La notte più lunga di Hollywood tra impegno politico e colpi di scena.

Nella notte tra il 26 e il 27 Febbraio prende il via la cerimonia più attesa di Hollywood: la consegna dei premi oscar, giunta quest’anno alla 89° edizione.
E’ il presentatore e comico Jimmy Kimmel a condurre lo show che si apre con la performance di Justin Timberlake; in sala tutti in piedi a ballare la travolgente Can’t stop the feeling candidata come miglior canzone per il film di animazione Trolls.
Le 9 pellicole in gara raccontano storie tutte diverse tra loro, personali o di più ampio respiro, in grado di soddisfare an-che i palati più raffinati.
Record di candidature per Lalaland che con 14 nomination eguaglia i precedenti record di Titanic ed Eva contro Eva. Il musical contemporaneo di Damien Chazelle, un omaggio alla Hollywood anni 50 e 60, sorprende e convince. Alla fine porterà a casa 6 statuette, tra le quali quella per la miglior colonna sonora a Justin Hurwitz, migliore attrice protagonista a Emma Stone, e miglior regia; lo stesso Chazelle conquista un personalis-simo record: a 32 anni e’ il più giovane regista a vincere un Oscar.
Restando in tema di record, la camaleontica e affascinante Meryl Streep rag-giunge quest’anno quota 20 candidature agli oscar, più di ogni altro attore o attrice nella storia del cinema.
In questa lunga notte fa capolino anche l’Italia. Il premio per il miglior trucco infatti va ad Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per Suicide Squad; delusione invece per Fuocoammare di Gianfranco Rosi, l’oscar al miglior do-cumentario, infatti, va a Oj Made in A-merica.
Migliore attore protagonista è Casey Affleck per Manchester by the Sea che ringrazia un imbronciato e deluso Denzel Washington.
Quella di quest’anno si dimostra un’edizione politicamente impegnata: battute anti Trump si alternano a discor-si sull’unione e sul contributo culturale degli immigrati.
In netto contrasto con la polemica dello scorso anno per gli “oscars so white” (per i premi solo ai bianchi), Viola Davis è la prima attrice di colore a vin-cere un oscar, Emmy e Tony award, mentre Mahershala Ali’ e’ il primo musulmano a conquistare la statuetta.
Nella cinquina per il miglior film stra-niero trionfa Il cliente del regista irania-no Asghar Farhadi, assente alla cerimo-nia per protesta contro i provvedimenti anti immigrazione di Trump.
Immancabile come ogni anno il momen-to “In memoriam”, il ricordo di attori e addetti ai lavori scomparsi nel corso dell’anno. Tra i tanti nomi celebrati spiccano quelli di Carrie Fisher, Principessa di una galassia lontana lontana, il re delle scazzottate Bud Spencer, il ta-lento comico fuori dal comune di Gene Wilder, Leonard Cohen e il “nostro” Giorgio Albertazzi.
Tra dolcetti che piovono dal cielo e un gruppo di turisti che entra al Dolby Theatre suscitando l’ilarità generale, lo show prosegue ma ha ancora in serbo un’altra sorpresa: ecco infatti apparire sul palco Michael J. Fox a bordo della DeLorean, la mitica auto di Ritorno al Futuro, un vero regalo per gli appassionati di questo cult assoluto degli anni 80.
Ma il vero colpo di scena arriva nei mi-nuti finali. E’ il momento di assegnare l’ultimo premio, l’Oscar al miglior film. Warren Beatty e Faye Dunaway annunciano che è Lalaland a vincere… ma, ops! La busta è quella sbagliata e il vero vincitore risulta essere Moonlight di Barry Jankins.
Tra l’imbarazzo generale, Jimmy Kim-mel, da buon padrone di casa, si prende tutta la colpa.
Un’edizione quella di quest’anno che sicuramente resterà nella storia degli O-scar.
Sarà comunque il tempo a decretare i vincitori, a prescindere da questo presti-gioso premio che non sempre ha colto nel segno, snobbando tanti talenti e so-pravvalutandone altri.
Quali di queste storie entreranno a far parte dell’immaginario collettivo? E’ questa, infatti, la vera sfida!

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