La metro della discordia

Cosenza verso la grande opera. Un servizio di dubbio valore,tra proteste e alternative ignorate.

La vicenda della costruzione della metro nell’area urbana di Cosenza, che da mesi è al centro del dibattito politico cittadino e regionale, ha assunto, nel tempo, tratti singolari. Sindaci che dopo l’elezione cambiano magicamente idea, passando dal no al si; la regione che ha fretta di iniziare la costru-zione di “un’opera storica”; cittadini esclusi dalla discussione, senza che avessero possibilità di esprimersi sulla realizzazione di un intervento che stravolgerà la propria città, nonostante il comitato “No metro” avesse avanzato la richiesta di un refe-rendum consultivo.
La metro è un’opera che muoverà molti soldi, probabilmente più dei 160 milioni stanziati inizialmente, ma rischia di diventare un enorme flop, se si considera che, nella sostan-za, non migliora il servizio offerto dalle aziende di trasporto pubblico su gomma. Infatti: la metro non arriverà all’U-niversità, ma ferma in zona Marconi, perché non abbastan-za potente per salire ad Arcavacata, con il rischio ulteriore di infrangere i confini dell’area protetta dell’orto botanico dell’Unical; rispetto all’attuale servizio pullman, impiega più tempo a percorrere il tragitto; porterà alla perdita di 50 posti di lavoro; e soprattutto, il servizio che offre non risolverebbe il problema di mobilità a Cosenza, a esempio, se si guarda agli orari, la metro staccherebbe alle 22, mentre il ser-vizio di tpl attuale alle 24. Dal punto di vista sociale, poi, non si tiene conto dell’impatto che l’opera, costruita su Viale Parco, avrebbe rispetto ai quar-tieri popolari: la città sarebbe spaccata in due, ghettizzando i quartieri di Via Popilia e Cosenza vecchia.
Quali alternative? L’idea migliore sarebbe stata rilanciare la linea ferroviaria da Cosenza vecchia a Castiglione Cosentino, creando una fermata sotto l’università, dove ancora si trovano i binari della vecchia tratta Cosenza-Paola, con treni che avreb-bero impiegato 5 minuti a fare il tragitto, anziché 40. Non si sarebbe dovuto alterare l’assetto urbano della città, potendo sfruttare buona parte della rete ferroviaria già esistente. Con i fondi risparmiati, poi, avremmo potuto pensare anche al potenziamento dei collegamenti con i quartieri peri-ferici e popolari. Eppure, nonostante le proteste, i pareri degli esperti e il riconoscimento da parte di alcuni di loro, della superficialità dell’opera, la costruzione della metro è ormai prossima.

A cura di Antonio Viteritti

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